7° Reggimento di Artiglieria da Campagna

7° Reggimento di Artiglieria da Campagna

Fonte: Il Popolo Pisano

La vicenda della Caserma del 7° Reggimento di Artiglieria da Campagna si inserisce nel più ampio quadro della trasformazione urbana e sociale della città di Pisa tra la seconda metà dell’Ottocento e il secondo dopoguerra, rappresentando un caso emblematico di stratificazione funzionale e simbolica degli spazi militari nel contesto italiano. Edificata nel 1860 nella zona della Terzanaia, in un momento cruciale coincidente con i processi di unificazione nazionale che portarono alla nascita del Regno d’Italia, la caserma rispondeva alla necessità di organizzare e stabilizzare la presenza militare sul territorio, inserendosi in un sistema difensivo e logistico che rifletteva ancora l’eredità delle strutture murarie medievali descritte negli studi di Emilio Tolaini. La struttura, nota anche come Caserma Cittadella, ospitava stabilmente il 7° Reggimento di Artiglieria da Campagna, un’unità che svolse un ruolo rilevante nella preparazione militare del giovane Stato unitario e che, nei primi decenni del Novecento, si inserì nel clima di crescente mobilitazione che avrebbe condotto l’Italia alla Prima guerra mondiale.

Fonte: Il Popolo Pisano

Una fotografia datata 21 settembre 1915, testimonia la presenza dei soldati davanti all’ingresso principale. Sopra l’arco dell’accesso campeggia lo stemma della Casa Savoia, simbolo della monarchia e dell’identità statale del tempo.

Fonte: Il Popolo Pisano

L’interno della caserma, documentato da una rara immagine d’epoca, rivela una sala destinata a convegni di caporali e soldati, nella quale emergono elementi significativi della disciplina e della cultura morale dell’ambiente militare: due cartelli appesi alla parete, leggibili ingrandendo la fotografia, riportano rispettivamente i messaggi “è proibito cantare e parlare ad alta voce” e “non lordare il tuo labbro con bestemmie e turpiloquio se non vuoi disonorarti”, quest’ultimo realizzato nei primi anni del Novecento dalla Lega Generale Italiana contro la bestemmia e il turpiloquio presso lo stabilimento Alberici & C. di Torino, a dimostrazione dell’intreccio tra disciplina militare, moralizzazione pubblica e iniziative associative tipiche dell’Italia liberale. La caserma attraversò indenne, almeno nella sua struttura principale, le trasformazioni della prima metà del Novecento fino agli eventi traumatici della Seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti alleati colpirono duramente la città di Pisa, strategicamente rilevante per la presenza di infrastrutture ferroviarie e militari; nonostante ciò, gli edifici della caserma rimasero pressoché integri, fatta eccezione per i tre più vicini al fiume. In un contesto di emergenza abitativa diffusa, tipico dell’immediato dopoguerra italiano, gli spazi della caserma furono immediatamente riutilizzati per accogliere gli sfollati, segnando il passaggio da una funzione militare a una civile e assistenziale che rifletteva le priorità della ricostruzione nazionale; nel 1947 la destinazione d’uso venne formalmente modificata in abitazione civica, consolidando questa trasformazione. Tuttavia, nel corso degli anni Cinquanta, in un clima di rinnovato slancio urbanistico e di fiducia nella modernizzazione, maturò la decisione di demolire completamente il complesso: nel 1957 ebbe inizio l’abbattimento della caserma per fare spazio a un ambizioso progetto di riedificazione, attribuito all’architetto Giovanni Michelucci, figura di primo piano dell’architettura italiana del Novecento, noto per le sue visioni innovative e spesso radicali. Tale progetto, definito “megalagattico” nelle memorie locali, avrebbe comportato una trasformazione profonda dell’area della Terzanaia, ma suscitò anche perplessità e critiche per il possibile impatto sul tessuto storico e paesaggistico, percepito da alcuni come un “pugno nello stomaco” rispetto al contesto urbano circostante. Nonostante le ingenti somme investite, la riedificazione non venne mai completata, lasciando l’area in una condizione di incompiutezza che riflette le contraddizioni della pianificazione urbana italiana del dopoguerra, spesso oscillante tra conservazione e innovazione. La caserma, definitivamente demolita nel 1958, scomparve dal paesaggio urbano, sopravvivendo soltanto nelle fotografie, nelle cartoline d’epoca e nelle testimonianze archivistiche, come quelle conservate nella collezione di Marco Birindelli e diffuse attraverso l’archivio de Il Popolo Pisano. Queste tracce restituiscono frammenti di vita militare e civile intrecciati nello stesso luogo, assumendo un forte valore evocativo e suggerendo una continuità, al tempo stesso materiale e simbolica, tra passato e presente. questo spazio urbano.

     Roberto Marchetti

Fonte: ilpopolopisano.it