Sistema Soldato
Il Sistema Soldato, noto inizialmente come “Combattente 2000” e successivamente denominato “Soldato Futuro” e oggi “Soldato Sicuro”, rappresenta un programma organico dell’Esercito Italiano nato con l’obiettivo di valutare e, laddove ritenuto opportuno, adottare le più recenti tecnologie messe a disposizione dal progresso tecnico, applicandole alla sicurezza e all’efficienza del soldato nel contesto operativo in cui è chiamato a operare. La sua genesi si colloca alla fine degli anni Novanta, quando, in ambito statunitense e NATO, si fece sempre più pressante l’esigenza di sviluppare un sistema in grado di consentire un controllo centralizzato del campo di battaglia attraverso la digitalizzazione dell’area di operazioni e del personale ivi impiegato, a sostegno dell’interoperabilità tra le forze utilizzate. Questa esigenza nasceva dal mutato scenario operativo dell’epoca, caratterizzato da interventi condotti con crescente frequenza da formazioni multinazionali, condizione che rendeva necessario garantire analogia funzionale e operativa tra unità similari. Il primo incarico di studio per la realizzazione del “Sistema Soldato” venne affidato a un gruppo di lavoro guidato dal Generale Franco Monticone. Le finalità individuate fin dall’inizio, e tuttora valide, si concentrano sul miglioramento e sull’integrazione tecnologica sia delle capacità del singolo combattente sia delle funzioni di comando e controllo delle operazioni, con particolare attenzione alla gestione di componenti operative multinazionali. La crescente centralità operativa delle unità minori, chiamate a operare in scenari sempre più frequenti di tipo urbanizzato e in missioni di prevenzione delle crisi e mantenimento della pace, imponeva un’attenzione speciale verso contesti a cosiddetta “bassa intensità operativa”, nei quali la mancanza di una linea di contatto frontale espone a un rischio costante, occulto e proveniente potenzialmente da ogni direzione. In tale quadro, l’integrazione stretta tra uomo e tecnologia diventava strumento essenziale per ampliare l’efficacia del comando e del coordinamento, incrementando l’efficienza operativa soprattutto delle unità esposte al contatto diretto, dove i tempi di decisione e reazione sono ridotti. Nella sua prima stesura, come “Combattente 2000”, il Sistema fu concepito per affrontare scenari operativi caratterizzati da incertezza e imprevedibilità, spaziando dal conflitto ad alta intensità a interventi in operazioni di gestione delle crisi a bassa intensità. Le minacce da fronteggiare includevano sia quelle derivanti da conflitti simmetrici sia da guerre asimmetriche, oltre ai rischi legati ai fattori ambientali. Il fulcro concettuale era la sinergia tra equipaggiamento e soldato, finalizzata a incrementare le capacità del combattente appiedato, esaltandone e integrandone le funzioni fondamentali. Il Sistema doveva essere configurato per ottimizzare le attività operative essenziali del combattente, garantendo al contempo l’integrazione delle componenti operative nell’architettura digitalizzata di comando e controllo dei livelli superiori, e doveva rispondere ai requisiti di modularità, integrabilità, interfacciabilità e interoperabilità. Lo sviluppo dei requisiti operativi fu condotto fin dall’inizio in conformità alle direttive NATO e con criteri pragmatici, privilegiando l’adozione delle tecnologie realmente disponibili e utilizzabili nel breve termine per esigenze specifiche. Il principio guida considerava l’uomo come elemento centrale del sistema, che doveva costituire un supporto alle sue decisioni senza mai condizionarne la libertà di scelta. L’innovatività tecnologica e operativa della concezione generava inevitabilmente nuove problematiche, legate sia alle capacità sia alle esigenze operative da soddisfare, richiedendo lo sviluppo parallelo di attività dedicate all’addestramento, all’impiego e alla logistica. Rispetto al passato, in cui l’acquisizione di materiali per il combattente appiedato avveniva per singole componenti dell’equipaggiamento con miglioramenti parziali, il Sistema Soldato mirava a un potenziamento integrato di tutte le capacità, combinandole in un insieme coerente. Tale approccio comportava la necessità di verifiche approfondite e di soluzioni specifiche per l’impiego, la logistica, l’addestramento e la selezione del personale, oltre alla definizione accurata degli incarichi, così da garantire l’utilizzo ottimale del sistema. I criteri adottati in ciascuna fase di sviluppo avrebbero a loro volta orientato le scelte tecnologiche future, mantenendo costante l’attenzione a modularità, integrabilità, interfacciabilità e interoperabilità. Nel 2020, in un’ottica di costante aggiornamento, l’Esercito Italiano ha acquisito nuovi sistemi d’arma tecnologicamente avanzati e pronti all’impiego, privilegiando in particolare l’uso di droni in sostituzione dei tradizionali elicotteri e introducendo armamenti individuali di nuova generazione, segnando un ulteriore passo verso l’evoluzione del concetto di soldato integrato e digitalizzato.
Roberto Marchetti
Fonte: wikipedia.org