Antonio Cadoni

Antonio Cadoni

C.M. par.Antonio Cadoni

 

La Nuova Sardegna ed.
sezione: SASSARI data: 20/8/2019 – pag: 31
I FUNERALI»OGGI ALLE 15,30 AD ALGHERO
«Antonio, un soldato esemplare»
Anche i compagni della Folgore per l’ultimo saluto al parà algherese morto nell’incidente di domenica
di Luigi Soriga
ALGHERO
Ieri sera, i suoi commilitoni della Folgore, si sono imbarcati sul traghetto da Genova. Antonio Cadoni, 29 anni da compiere, primo caporal maggiore nei parà di Pisa, avrebbe gradito un ultimo saluto con il picchetto d’onore. La Folgore di Pisa, dal 2014, era diventata la sua seconda famiglia. I suoi compagni di reggimento, oggi, alle 15,30, lo accompagneranno ai funerali nella chiesa di San Giuseppe. Il corteo partirà alle 15 dall’ospedale civile di Alghero. «Quando abbiamo saputo dell’incidente – dice il tenente colonnello Daniele Sagliocca – siamo rimasti sconvolti. È difficile accettare che un giovane così vitale, così appassionato, possa spegnersi in questo modo. Da Pisa ci siamo immediatamente mobilitati per venire ad Alghero».«Era un soldato esemplare, e non lo dico per retorica. Il suo comportamento, in questi cinque anni, è stato sempre irreprensibile. Era un ragazzo d’oro, preciso, meticoloso, innamorato per davvero della vita militare». Si era arruolato come volontario subito dopo il diploma di elettrotecnico alle Industriali. Sognava di entrare nei parà, e con determinazione era approdato al reggimento logistico della Folgore di Pisa. Viveva in caserma, in carrozzeria si occupava della manutenzione dei mezzi su ruota. Ma se aveva scelto un reparto così esclusivo e duro, è perché amava anche l’azione e l’adrenalina. Nel 2018 aveva partecipato alla missione in Libano. «Al ritorno – racconta il colonnello Sagliocca – era stato elogiato. Non stiamo parlando di un complimento o di una pacca sulla spalla. Antonio Cadoni si era distinto e aveva ricevuto un riconoscimento formale al suo valore di soldato».«Ho chiamato la mamma per le condoglianze. Era sconvolta e disperata. Mi ha colpito molto, perché nonostante il suo immenso dolore ha voluto ringraziare la Folgore. Perché evidentemente il figlio era felice di stare in questa sua seconda famiglia».Ma non appena andava in licenza, Antonio Cadoni prendeva un aereo e ritornava ad Alghero. Smetteva i panni del parà, ma non la mimetica. Infatti l’appuntamento con i suoi amici della Lethal Caliber soft air, con i quali condivideva la passione per la guerra simulata, era fisso. «Uno di noi! – lo salutano su Fb – La squadra dei Lethal tutta piange per la scomparsa del nostro fratello. Il vuoto che sentiamo dentro è incolmabile. Ti ricorderemo ogni volta che guarderemo il cielo». Domenica invece aveva scelto di fare una gita con la sua Kawasaki. «Amava i motori – racconta Maurizio – conoscevo Antonio da ragazzino. Le moto erano una passione in comune. Abbiamo studiato insieme. Ogni tanto lo vedevo girare ad Alghero con una Punto Abarth: nuova, fiammante, nera, con le strisce rosse. La teneva sempre in ordine e pulita: rispecchiava il suo carattere. Quella vettura era come lui».Nella passeggiata sull’Alghero-Bosa lo accompagnava un amico. Antonio Cadoni davanti, l’altro dietro. Hanno superato alcune auto, domenica la strada era trafficata. Al chilometro 3 c’è una semicurva, non particolarmente insidiosa, facilmente addomesticabile con una lieve piega. Ma le ruote hanno perso aderenza, e non per la particolare velocità, stando alla ricostruzione della polizia stradale. La moto si è rovesciata su un lato, e il parà ha cominciato a scivolare sull’asfalto, finendo dentro la corsia opposta. La sua sfortuna è stata che in quel preciso istante stava arrivando una Ford Fiesta. A bordo marito e moglie. Fanno in tempo a scorgere un’ombra rapida che gli viene incontro. Poi la botta sotto il paraurti. Troppo violenta per concedere una minima speranza.