Gruppo di combattimento “Friuli”

Gruppo di combattimento “Friuli”

Il Gruppo di combattimento “Friuli” rappresentò una delle principali unità dell’Esercito italiano ricostituito dopo l’8 settembre 1943 e operò nel quadro della cobelligeranza italiana a fianco degli Alleati nel contesto della fase finale della seconda guerra mondiale in Italia, segnata dal crollo del regime fascista, dall’occupazione tedesca di gran parte della penisola e dalla necessità, per il governo del Regno d’Italia, di ricostruire una forza armata credibile sia sul piano militare sia su quello politico e morale. Le origini del reparto affondano nella tradizione della Divisione di fanteria “Friuli”, costituita nel 1939 e impiegata inizialmente sul fronte alpino occidentale nel giugno 1940, quindi trasferita nei Balcani, dove partecipò alle operazioni contro la Grecia e successivamente svolse compiti di occupazione in Jugoslavia, maturando un’esperienza operativa significativa ma anche subendo l’usura tipica delle unità impiegate in teatri difficili e caratterizzati da guerra irregolare. All’annuncio dell’armistizio con gli Alleati, la divisione si trovava in Corsica insieme alla “Cremona” e ad altre unità italiane, e in quel contesto fu protagonista, tra settembre e ottobre 1943, di un episodio di particolare rilievo politico e militare, combattendo contro le forze tedesche che tentavano di occupare l’isola, contribuendo alla loro evacuazione e dimostrando una prima, concreta volontà di resistenza armata al precedente alleato. Questa esperienza costituì uno dei presupposti che favorirono la selezione dei reparti destinati a essere riorganizzati secondo il nuovo ordinamento dei Gruppi di combattimento, grandi unità create tra il 1944 e il 1945, addestrate ed equipaggiate secondo standard britannici, inquadrate operativamente nell’8ª Armata ma mantenute sotto comando italiano, con il duplice obiettivo di reinserire l’Italia nel consesso delle nazioni combattenti e di fornire un contributo militare diretto alla liberazione del territorio nazionale. Il Gruppo di combattimento “Friuli” venne formalmente costituito nel luglio 1944, ereditando il nome e le tradizioni della divisione, e articolato su due reggimenti di fanteria, il 87° e l’88°, un reggimento di artiglieria, reparti del genio, servizi e supporti logistici, per un organico complessivo di circa 9.000 uomini; l’addestramento si svolse prevalentemente in Puglia sotto la supervisione di istruttori britannici e fu caratterizzato da un intenso processo di riorganizzazione dottrinale, volto ad adattare personale e quadri italiani alle tattiche della guerra moderna di movimento e di cooperazione interarmi, con particolare attenzione all’impiego dell’artiglieria, al coordinamento con le forze corazzate alleate e all’uso delle comunicazioni. Dal punto di vista dell’equipaggiamento, il “Friuli” fu dotato quasi esclusivamente di materiale britannico, comprese armi individuali, mitragliatrici, pezzi d’artiglieria e mezzi di trasporto, elemento che contribuì a rafforzare l’integrazione operativa con le forze anglo-americane ma che richiese uno sforzo notevole di adattamento tecnico e logistico. L’impiego operativo del Gruppo di combattimento “Friuli” iniziò all’inizio del 1945 sul fronte della Linea Gotica, nel settore dell’Appennino tosco-emiliano, in un momento in cui il conflitto in Italia era entrato in una fase di logoramento ma si preparava alla decisiva offensiva di primavera; inserito nel dispositivo dell’8ª Armata britannica, il reparto fu impegnato in operazioni offensive e difensive in un terreno difficile, caratterizzato da alture, corsi d’acqua e infrastrutture distrutte, affrontando unità tedesche esperte e ben trincerate. Tra marzo e aprile 1945 il “Friuli” partecipò alle operazioni volte allo sfondamento delle posizioni tedesche e all’avanzata verso la pianura padana, distinguendosi in particolare nei combattimenti per l’attraversamento del fiume Senio e successivamente del Santerno, azioni che richiesero coordinamento, disciplina e capacità di sostenere perdite in un contesto di guerra ancora intensa, nonostante l’imminente crollo del Terzo Reich. Nel corso dell’offensiva finale, il gruppo di combattimento avanzò in direzione di Imola e Castel San Pietro, contribuendo alla liberazione di centri abitati e alla cattura di prigionieri, fino a raggiungere il Po nei giorni immediatamente precedenti la resa delle forze tedesche in Italia, avvenuta il 2 maggio 1945. Sul piano umano e simbolico, l’esperienza del “Friuli” assunse un valore che andò oltre il pur rilevante contributo tattico, poiché dimostrò la capacità dell’Esercito italiano di riorganizzarsi dopo il collasso del 1943, di combattere con disciplina e determinazione a fianco degli Alleati e di riacquistare una parte della credibilità perduta negli anni precedenti, in un contesto segnato da profonde lacerazioni politiche, dalla guerra civile e dalla presenza di un movimento di resistenza armata che operava parallelamente alle forze regolari. Al termine del conflitto, il Gruppo di combattimento “Friuli” venne sciolto nel quadro della generale riorganizzazione delle Forze Armate italiane, ma le sue tradizioni furono raccolte dalla ricostituita Divisione “Friuli”, destinata a svolgere un ruolo di rilievo nell’Esercito della Repubblica nel nuovo scenario geopolitico del secondo dopoguerra, segnato dall’inizio della Guerra fredda e dall’inserimento dell’Italia nel sistema di alleanze occidentali.

     Roberto Marchetti

Fonte: Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico, I Gruppi di Combattimento dell’Esercito Italiano nella Guerra di Liberazione (1944-1945), Roma, Ufficio Storico SME, varie edizioni.

Guido Vedovato

Guido Vedovato

Foto: fonte wikipedia.org

Guido Vedovato, nato a Cerreto Guidi il 24 dicembre 1906 e scomparso nel 2001, rappresenta una figura di rilievo nella storia militare italiana del Novecento, la cui carriera si sviluppò attraversando tutte le principali fratture politiche e strategiche che segnarono l’Italia dall’età fascista alla piena integrazione nel sistema di sicurezza euro-atlantico. Intrapresa giovanissimo la carriera delle armi in un contesto storico caratterizzato dalla riorganizzazione delle forze armate del Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale e dall’affermazione del regime fascista, Vedovato divenne ufficiale di artiglieria, specialità centrale nella dottrina militare dell’epoca, e prese parte alla guerra d’Etiopia del 1935-1936, conflitto coloniale che segnò profondamente la politica estera italiana e vide un ampio impiego di mezzi aerei, esperienza che egli maturò nella Regia Aeronautica come osservatore di aeroplano. Nel corso della seconda guerra mondiale in Europa, combattuta dall’Italia inizialmente come potenza dell’Asse, prestò servizio sia sul fronte occidentale sia su quello greco-albanese, teatri che misero in evidenza le difficoltà operative e logistiche delle forze armate italiane e che contribuirono a formare una generazione di ufficiali destinata a confrontarsi con il crollo dello Stato fascista e con la successiva fase di transizione. Durante la guerra di liberazione, nel quadro complesso della cobelligeranza italiana al fianco degli Alleati dopo l’8 settembre 1943, con il grado di tenente colonnello comandò il Gruppo di combattimento “Friuli”, unità inserita nel processo di ricostituzione dell’Esercito Italiano e impiegata nelle operazioni finali contro le forze tedesche, contribuendo alla rinascita di una tradizione militare nazionale in un contesto di profonda discontinuità istituzionale. Nel dopoguerra, mentre l’Italia repubblicana avviava la riorganizzazione delle proprie strutture statali e militari e si collocava progressivamente nel blocco occidentale, Vedovato venne impiegato presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, assumendo incarichi di crescente responsabilità, fino a ottenere il comando della Divisione “Granatieri di Sardegna”, una delle unità storiche dell’Esercito, e a ricoprire successivamente il ruolo di ispettore d’artiglieria e di sottocapo di Stato Maggiore con virtù di comando sul 3º Corpo d’Armata con sede a Milano, in una fase segnata dalla Guerra fredda e dalla necessità di adeguare dottrina, addestramento e strutture alle nuove esigenze strategiche. La sua carriera raggiunse una dimensione pienamente internazionale quando venne nominato dalla NATO comandante delle truppe alleate terrestri del Sud Europa, incarico che rifletteva il consolidamento del ruolo dell’Italia all’interno dell’Alleanza Atlantica e la fiducia riposta nella sua esperienza operativa e organizzativa. Divenne capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano dal 1967 al 1968, in un periodo di forti trasformazioni sociali e politiche interne, e successivamente capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1968 al 1970, anni segnati dall’inizio della stagione dei primi attentati terroristici e dall’emergere di nuove minacce alla sicurezza interna, contesto nel quale la sua funzione fu quella di garantire il coordinamento interforze e la stabilità dello strumento militare nazionale all’interno dell’ordinamento democratico e degli equilibri internazionali della Guerra fredda.

     Roberto Marchetti

Fonte: wikipedia.org

Cinquantesimo anniversario

Cinquantesimo anniversario della fondazione del Battaglione Logistico Paracadutisti “Folgore”

Il 1° ottobre 2025 segna una data dal forte valore simbolico: il cinquantesimo anniversario della fondazione del Battaglione Logistico Paracadutisti “Folgore”. Cinquant’anni fa, nel 1975, prendeva vita a Pisa un reparto che avrebbe accompagnato la Brigata in ogni sua sfida, portando con sé la capacità di assicurare il sostegno logistico anche nelle condizioni più complesse, coniugando lo spirito paracadutista con la competenza tecnica e l’operatività silenziosa di chi lavora dietro le quinte. Il Battaglione, che ricevette la sua Bandiera di Guerra nel novembre del 1976, fu chiamato fin da subito a incarnare un compito fondamentale: garantire il rifornimento, la manutenzione e il supporto ai reparti della Brigata “Folgore” in patria e all’estero. Ogni missione, ogni esercitazione, ogni emergenza civile vide i suoi uomini e le sue donne impegnati con dedizione, professionalità e senso del dovere, rendendo possibile ciò che per altri appariva irraggiungibile.

Nel corso della sua storia il Battaglione è stato protagonista silenzioso ma decisivo di tante pagine della vita della Brigata: dalle esercitazioni nazionali e multinazionali degli anni Ottanta, ai teatri operativi oltremare che hanno visto la Folgore portare il tricolore in Somalia, nei Balcani, in Medio Oriente e in numerosi altri scenari. Sempre al fianco dei reparti operativi, ha assicurato mezzi, materiali, rifornimenti e assistenza tecnica, affrontando condizioni estreme con spirito di sacrificio e con l’orgoglio di appartenere a una tradizione unica. L’efficienza e l’affidabilità del Battaglione Logistico hanno rappresentato, e rappresentano tuttora, una parte integrante del prestigio internazionale della Brigata “Folgore”.

Con la riorganizzazione logistica del 2001, il reparto venne elevato a Reggimento assumendo, il 1° settembre dello stesso anno, la denominazione di 6° Reggimento di Manovra. Posto alle dipendenze della Brigata Logistica di Proiezione con sede a Treviso, mantenne tuttavia la Bandiera di guerra del Battaglione e il suo motto: “Diam l’ali alla vittoria”.
Successivamente, il 1° gennaio 2015, il 6° Reggimento venne trasformato in Reggimento Logistico, tornando alle dipendenze della Brigata Paracadutisti Folgore.

Ma il Battaglione Logistico Paracadutisti “Folgore” continua a esistere nella memoria di chi ne ha indossato le insegne, nella Bandiera custodita come patrimonio identitario, nei ricordi delle missioni e nel legame indissolubile con la città di Pisa. Il cinquantenario è stato l’occasione per ritrovarsi, per rendere omaggio ai caduti, per dare voce alle testimonianze e per ribadire che la logistica non è un’attività invisibile, ma la spina dorsale di ogni operazione, il cuore silenzioso che batte dietro l’azione dei reparti operativi.

Celebrare il cinquantenario della fondazione significa dunque celebrare uomini e donne che, con competenza, dedizione e coraggio, hanno scritto una pagina importante della storia della Folgore e delle Forze Armate italiane. Un patrimonio di esperienze, valori e tradizioni che non si spegne con il trascorrere del tempo, ma che continua a illuminare il presente e il futuro delle nuove generazioni di paracadutisti.

C17 McDonnell Douglas/Boeing

C17 McDonnell Douglas/Boeing

Foto: wikipedia.org

Il McDonnell Douglas/Boeing C-17 Globemaster III rappresenta l’evoluzione più avanzata della categoria dei velivoli da trasporto militare pesante progettati negli Stati Uniti, derivando concettualmente dalle esperienze maturate con l’YC-15 e dal programma Advanced Medium STOL Transport (AMST). La configurazione aerodinamica del C-17 è caratterizzata da ala alta a freccia moderata (25° al bordo d’attacco), struttura a longherone multiplo e impiego esteso di leghe metalliche ad alta resistenza con componenti selezionati in materiali compositi per la riduzione del peso e l’aumento della longevità strutturale. Le superfici ipersostentatrici includono slat su tutta la lunghezza del bordo d’attacco e flap Fowler a doppia estensione al bordo d’uscita, integrati con alette di controllo separate che collaborano con il fly-by-wire per garantire un elevato coefficiente di portanza nelle fasi STOL. Il sistema di controllo di volo digitale, quadruplo-ridondante, utilizza attuatori elettroidraulici con logiche di protezione del dominio di volo che limitano stalli asimmetrici e manovre oltre i limiti strutturali, risultando uno dei primi sistemi FBW progettati specificamente per un cargo militare pesante.

La cellula presenta una fusoliera a sezione quasi circolare ottimizzata per massimizzare il volume utile interno mantenendo dimensioni compatibili con piste e infrastrutture NATO; il portellone posteriore integrato con rampa idraulica è dimensionato per supportare carichi elevati e consente sia l’imbarco diretto da mezzi terrestri sia l’aviolancio di pallet standard 463L e piattaforme per veicoli pesanti. La struttura primaria è certificata per un elevato numero di cicli in decollo/atterraggio su piste non preparate, con l’impiego di trattamenti superficiali e rivestimenti anticorrosione per ambienti sabbiosi e marini. Gli assi principali del carrello comprendono sei ruote per lato con sospensioni oleopneumatiche ad ampio escursione, progettate per assorbire impatti verticali superiori a quelli accettabili su piste civili, mentre il carrello anteriore a due ruote è sterzante per agevolare manovre in spazi ristretti.

La propulsione è affidata a quattro turboventola Pratt & Whitney F117-PW-100, versione militare del PW2037, con spinta di circa 40.440 lbf ciascuno. Il motore utilizza un compressore a due rotori con fan a basso rapporto di compressione e turbina a elevata affidabilità, integrando sistemi FADEC ridondati. Una caratteristica peculiare è l’ampia efficacia dell’inversione di spinta, ottenuta tramite deviatori del flusso di bypass, progettati per consentire non solo decelerazioni rapide su piste corte ma anche la retromarcia autonoma del velivolo su superfici appropriate. L’interazione motore-ala è stata calibrata per ottimizzare la portanza indotta dal getto (principio di upper-surface blowing osservato nell’YC-15), contribuendo alla capacità STOL senza penalizzare l’efficienza di crociera.

Dal punto di vista strutturale, il C-17 è certificato per un peso massimo al decollo di 265.350 kg e un carico utile massimo di circa 77.500 kg, tali da consentire il trasporto di un carro M1A1 Abrams (con profilatura specifica del pianale), di due M2/M3 Bradley o tre veicoli Stryker. Il pavimento del vano di carico è realizzato con pannelli rinforzati in lega di alluminio ad alta resistenza, dotati di più livelli di ancoraggio (dual-rail system) compatibili con carichi pesanti e con i requisiti energetici dell’aviolancio. Il sistema di movimentazione interna include rulli retrattili azionati elettricamente, argani e verricelli ridondati e può essere riconfigurato rapidamente per passare dal trasporto logistico al MEDEVAC ad alta capacità.

L’avionica integra mission computer ridondati, GPS/INS di precisione, autopilota compatibile con CAT III, radar meteo con moduli di rilevazione del windshear e sistemi di comunicazione criptati basati su standard militari UHF/VHF/HF e data-link tattici. I pacchetti di aggiornamento successivi alla IOC hanno introdotto l’Enhanced Vision System, ADS-B Out, nuovi display multifunzione a matrice attiva e sistemi di gestione carburante più efficienti. Il velivolo può essere equipaggiato con contromisure difensive, tra cui AN/AAR-47, AN/ALE-47 e sistemi DIRCM.

Le prestazioni operative comprendono decolli e atterraggi su piste semipreparate con lunghezze inferiori a 3.500 ft, con capacità di avvicinamento ripido e procedura di flair assistito dal sistema di controllo digitale. L’autonomia varia da circa 4.400 km con carico pesante a oltre 10.000 km in configurazione ferry con serbatoi pieni e assenza di payload. Il comportamento dinamico del velivolo è ottimizzato per operazioni a bassa velocità, con elevata stabilità longitudinale e resistenza ai buffeting indotti dalla fusoliera in configurazioni di carico critiche.

Il C-17 ha supportato operazioni globali nei domini strategico e tattico, inclusi aviolanci a bassa quota con apertura automatica e ad alta quota con equipaggiamento HALO/HAHO, rifornimenti rapidi (combat off-load), trasporto di componenti fuori sagoma e evacuazioni sanitarie in ambienti ad alta minaccia. In ambito sperimentale è stato impiegato come piattaforma per sistemi d’arma palletizzati, tra cui il Rapid Dragon per il rilascio a distanza di munizionamento stand-off a guida di precisione, dimostrando la versatilità della configurazione del vano di carico come supporto a concetti emergenti di strike modulare.

     Roberto Marchetti

Fonte: .wikipedia.org

Ali alla vittoria

Ali alla vittoria

Diam l’ALI alla Vittoria: il Battaglione Logistico Paracadutisti “Folgore” in Somalia – 1992

“Sempre, comunque e dovunque!” – il motto della Folgore non è mai stato soltanto una frase, ma uno spirito, un modo di vivere la missione, un marchio di dedizione assoluta. Nel 1992, durante la difficile e complessa operazione umanitaria in Somalia, questo spirito trovò la sua più autentica e concreta espressione anche nel lavoro silenzioso, instancabile e spesso eroico degli uomini del Battaglione Logistico Paracadutisti “Folgore”.

Molti ricordano le operazioni del “Col Moschin” e le azioni più note, ma non tutti sanno che anche nella presa dell’Ambasciata di Mogadiscio, momento cruciale di quell’intervento, erano presenti uomini del Logistico. Tra loro il Maresciallo Capo Franco Naccarato, il Maresciallo Maggiore Amedeo Gargiulo e il Sergente Maurizio Bertolo: uomini concreti, determinati, paracadutisti nel cuore prima ancora che nella divisa.

Come testimonia lo schizzo operativo realizzato all’epoca dal Tenente Colonnello Bertolini, allora Comandante del Battaglione “Col Moschin”, il contributo del Logistico fu fondamentale per il successo dell’operazione. Perché se il combattente conquista il terreno, è il logista che gli dà i mezzi per farlo.

E in Somalia, terra dura e devastata dal conflitto, i paracadutisti del Logistico dimostrarono un ingegno e una capacità di adattamento straordinari. Emblematico è l’episodio del “baratto delle razioni K”: il Maresciallo Capo Naccarato, insieme al Sergente Maggiore Tebano, riuscì a trasformare le nostre razioni da campo in preziosa merce di scambio con le truppe americane.
Una razione K italiana – nota per la sua qualità e, soprattutto, per il famoso “cordiale” (il liquore ufficiale dell’Esercito Italiano) – poteva valere fino a dieci brandine o poncho liner statunitensi! Un piccolo capolavoro di diplomazia e spirito pratico, che migliorò concretamente la vita operativa del reparto.
Gli americani, come ricordano i testimoni, andavano letteralmente pazzi per il nostro liquore, pronti a qualsiasi scambio pur di ottenerne qualche bottiglia.

Ma l’impegno del Battaglione Logistico non si limitò al sostegno materiale.
Lo stesso Maresciallo Capo Naccarato partecipò attivamente all’addestramento al tiro della nascente polizia somala, utilizzando armi recuperate in loco — oltre 700 PPS sovietici — contribuendo alla ricostruzione dell’ordine e della sicurezza.
Un gesto concreto, di solidarietà e di competenza, testimoniato da rare fotografie che lo ritraggono durante l’addestramento e nel servizio di scorta alla giornalista del TG1, Dott.ssa Carmen La Sorella, presente in Somalia come inviata speciale.

Come riportava un trafiletto de “la Repubblica” del 27 dicembre 1992, la missione italiana seppe distinguersi per professionalità, umanità e risultati tangibili.
E dietro ogni successo operativo, c’erano loro: gli uomini del Logistico, pronti a intervenire ovunque, a sostenere chi combatteva, a garantire che la macchina militare non si fermasse mai.

Oggi, a distanza di anni, è doveroso ricordare e rendere onore a chi, lontano dai riflettori, ha reso possibile l’impossibile. Il Battaglione Logistico Paracadutisti “Folgore” è stato e resta un esempio luminoso di efficienza, ingegno e spirito di corpo.

Perché ovunque sia necessario servire, costruire, riparare, garantire continuità e sostegno, loro ci sono stati, ci sono e ci saranno.

Oggi è tempo non solo di ricordare, ma di far sapere.
Perché come diceva un vecchio paracadutista:

“Il combattente conquista la gloria, ma è il logista che gli dà le ali per arrivarci.”

Diam l’ALI alla Vittoria. Sempre, comunque e dovunque!
Battaglione Logistico Paracadutisti “Folgore” — Somalia, 1992.

Ferdinando Guarnieri

Fonte (AGENPARL) – Roma, 31 ottobre 2025

IRAQ – eventi collaterali

IRAQ – eventi collaterali

IRAQ – Eventi collaterali: casualità, intuizione, resilienza. Operazione “Antica Babilonia 1” – Il racconto personale di Ferdinando Guarnieri.

Il 2 luglio 2003 partii per l’Operazione “Antica Babilonia 1” in Iraq, come già raccontato in un precedente articolo.
Alcuni eventi “collaterali” che coinvolsero me e il Reggimento resero quel periodo per me emblematico, un intreccio di casualità, resilienza e intuizione – tre parole che ancora oggi sintetizzano perfettamente quei mesi intensi.

CASUALITÀ
Avrei dovuto partire con il mio Reggimento nel secondo turno (novembre-febbraio), ma il malessere improvviso del Comandante designato per il primo turno cambiò tutto.
La mia partenza fu anticipata, e il 6° Reggimento di Manovra assunse il comando immediatamente.
Per una beffa del destino, il Reggimento Trasporti che ci sostituì successivamente avrebbe poi pagato un prezzo altissimo, con la perdita di tre volontari durante la missione.

Confesso che non fui felice di partire in anticipo: non avrei potuto assistere alla discussione della tesi di laurea di mia figlia, prevista per il 9 luglio, che concludeva gli studi in Pedagogia con una tesi dedicata alla Resilienza nei bambini — un tema che, di lì a poco, avrebbe assunto per me un significato molto più profondo.

Le prime aliquote del Reggimento partirono da Pisa nella seconda decade di giugno, e agli inizi di luglio eravamo completamente rischierati a Tallil, a sud-ovest di An-Nasiriyah.
Lì le condizioni di vita erano proibitive: sabbia ovunque, caldo soffocante e lavoro incessante.

RESILIENZA
Il terzo giorno in Iraq, tre militari – un maresciallo e due volontari – chiesero di rientrare in patria per presunti motivi familiari.
Compresi che le difficoltà ambientali e psicologiche stavano iniziando a pesare su tutti.
La mattina seguente, durante il consueto momento dopo l’alzabandiera, decisi di parlare loro di resilienza.

Raccontai che mia figlia, rimasta in Italia, avrebbe discusso da lì a poco una tesi proprio su quel tema.
Citai ciò che avevo letto nella sua ricerca:

“In fisica, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a un urto, assorbendo energia senza spezzarsi.
In psicologia, indica la capacità di affrontare positivamente eventi traumatici, riorganizzando la propria vita dinanzi alle difficoltà, senza perdere la propria identità.”

Spiegai che tutti avremmo voluto essere a casa, io per primo, ma che il nostro giuramento alla Repubblica Italiana ci imponeva di affrontare il sacrificio con onore, trasformando quell’esperienza durissima in un’occasione di crescita e forza interiore.

Da quel giorno, nessun altro chiese di rientrare.

Mia figlia si laureò qualche giorno dopo la mia partenza, con 30 e lode. Mi telefonò subito dopo la discussione, ma nessuno dei due riuscì a parlare per l’emozione: eravamo entrambi in lacrime.

Otto anni dopo, in un grande magazzino di Livorno, un giovane mi si avvicinò chiedendomi se mi ricordassi di lui. Era stato con me in Iraq.
Alla mia esitazione, presentai mia figlia e lui disse:

“Mi scusi, Comandante, ma è lei la figlia che si doveva laureare in Pedagogia con la tesi sulla Resilienza?
Ricordo ancora il suo discorso… mi ha accompagnato per questi otto anni e mi ha fatto riflettere.”

Mia figlia mi guardò sorpresa: non le avevo mai raccontato che il suo studio era stato parte del mio intervento per incoraggiare i militari.
Se quel richiamo alla resilienza ha fatto bene a lui, mi auguro abbia fatto bene anche ad altri.

INTUIZIONE
I primi arrivati a Tallil, con l’aiuto di una squadra di lavoratori locali, iniziarono la bonifica dell’area: 500.000 metri quadri di deserto disseminato di macerie, rifiuti e sabbia.
Alloggi di fortuna, tende militari, luce fioca, razioni K come unico cibo e acqua fornita dagli alleati: così cominciò la nostra missione.

La polvere era onnipresente.
Per ridurne l’impatto, intuìi di utilizzare pompe d’irrigazione come quelle agricole per nebulizzare acqua e rendere più respirabile l’aria.
Durante un test, venni investito da una nuvola di goccioline: fu un sollievo immediato.
Da lì nacque l’idea di creare un’area ristoro per i militari.

In breve tempo nacque “Schizzo Beach – Lido Polvere d’Acqua”, uno spazio delimitato da container dove una pompa vaporizzava acqua sui soldati in pantaloncini durante le pause.
Un pittore del Reggimento realizzò un cartello con il nome e una simpatica fanciulla con salvagente a paperella.

La notizia si diffuse rapidamente tra i reparti e i giornalisti.
Il 12 agosto 2003, il Televideo RAI dedicò due pagine all’iniziativa: un piccolo simbolo di umanità e ingegno nel deserto iracheno.

EPILOGO
Il Reggimento operò in Iraq fino a fine ottobre, lasciando il campo a chi ci sostituì in una situazione decisamente migliore di quella che avevamo trovato: il nulla.
Il nostro contributo fu riconosciuto con la Medaglia di Bronzo al Valore dell’Esercito, conferita l’8 maggio 2006 alla Bandiera di Guerra del 6° Reggimento di Manovra, la stessa del Battaglione Logistico “Folgore”, già decorata per Somalia e Bosnia.

Ancora una volta, avevamo onorato il nostro motto:
“Diam l’ali alla Vittoria.”

Ferdinando Guarnieri

Fonte (AGENPARL) – Roma, 12 Novembre 2025

Supporto logistico

Supporto logistico

Operazione Antica Babilonia 1: Il ruolo del 6° Reggimento di Manovra in Iraq (2003) – Supporto logistico, resilienza e coraggio in un teatro operativo complesso.

“GALOPPAVA” l’anno 2003 ì ed io fui designato a comandare in IRAQ un GSA (Gruppo Supporto di Aderenza) in sostanza Reggimento di formazione ( 720 donne/ uomini circa) in prevalenza formato da personale del Reggimento e di altri Reparti di Budrio, Maddaloni Roma.

Una premessa è d’obbligo:

Il supporto logistico fuori area alle Brigate in operazioni è stato fornito per circa 26 anni dai Battaglioni logistici organici alle brigate. Nel 2001, per effetto di una ristrutturazione logistica (poi fallita) fu eliminato il supporto logistico di “aderenza” alle Brigate, i Btg Logistici divennero Reggimenti di Manovra (con le componenti Mantenimento, Rifornimenti e Sanità), e Reggimenti Trasporti (con le componenti Trasporti e Gestione Transiti). Tali reggimenti furono inquadrati in una Brigata Logistica di Proiezione con sede a Treviso il cui compito era quello di “proiettare” all’occorrenza fuori area a supporto delle Brigate che si avvicendavano nei diversi Teatri operativi, aliquote di un Reggimento di Manovra e aliquote di un Reggimento Trasporti di varia “consistenza” e di differente “peso” che costituiva un Gruppo Supporto di Aderenza.

Ciò avveniva in tutti i Teatri operativi: i GSA (Gruppo Supporto di Aderenza) affiancavano i reggimenti operativi organici alle Brigate in operazioni e venivano “potenziati” da nuclei del Reparto Mezzi Mobili Campali (Vettovagliamento, Panificazione e Lavanderia) di Maddaloni e da personale sanitario dell’ospedale Militare “Celio” di Roma che rendeva operativo e completavano l’assetto tecnico del Reparto di Sanità organico ai Reggimenti di Manovra.

La Logistica in sostanza, riveste una componente importante ed essenziale per la riuscita delle Operazioni fuori Area e produce “in silenzio”, garantendo il supporto previsto ed indispensabile.

Per l’Operazione “Antica Babilonia 1″ in IRAQ la Brigata Logistica di Proiezione scelse il 6^ Reggimento di Manovra di stanza a Pisa (ex Btg Logistico Folgore”) ed il 6^ Reggimento Trasporti (ex Btg L. della Brigata Friuli) che avrebbero formato il GSA; il Comandante del GSA sarebbe stato il Comandante del 6^ Reggimento Trasporti e sostituito dopo quattro mesi dal Comandante del 6^ Reggimento di Manovra. Alcuni problemi sanitari non trascurabili che riguardarono il Comandante designato del 6^ Reggimento Trasporti imposero al Comandante della Brigata di ordinare la partenza del comandante del 6^ Reggimento di Manovra già designato per il secondo turno: ero io con i miei uomini che avrei dovuto anticipare la partenza!

Non ne fui felice: non avrei avuto la possibilità di assistere alla discussione della tesi di mia figlia (neo laureanda in Pedagogia) che aveva preparato la tesi sulla RESILIENZA applicata ai bambini (che avevo letto e mi era piaciuta moltissimo). Particolare significativo che spiegherò più avanti.

Partii per l’IRAQ il 2 luglio del 2003 ( mia figlia si sarebbe laureata il 9 luglio).

Le prime aliquote del Reggimento erano partite da PISA nella seconda decade del mese di giugno e per gli inizi di luglio si è completamente rischierato in IRAQ in un area denominata TALLIL a sud ovest di AN-NASIRYAH.

Quando scesi dall’aereo e misi piede in territorio iracheno mi resi conto che la situazione operativa, funzionale, ambientale, infrastrutturale ( e psicologica) era difficilissima: mi indicarono un’area desertica vicino Tallil a sud ovest di AN-NASIRYAH di circa 500.000 mq.

La zona assegnata si presentava in completo stato di abbandono, in area desertica con la presenza di alcune stanze diroccate, ricolme di macerie, sabbia e polvere, con forte vento e caldo elevato.
Urgeva bonificare l’area.

Avremmo dovuto realizzare TUTTO: tendopoli, servizi igienici , mensa, panificazione, lavanderia, uffici, messa in funzione dei gruppi elettrogeni, rifornimento idrico con vesciconi da 20.000 litri e serbatoi fissi.

A Tallil ( in IRAQ) le condizioni di vita erano insomma proibitive: la sabbia nell’aria ti soffocava, il caldo era opprimente, il lavoro da fare tantissimo.

UN GIORNO LA PAURA BUSSÒ ALLA PORTA, IL CORAGGIO ANDÒ AD APRIRE E NON TROVÒ NESSUNO!”

Il terzo giorno di quella vita impossibile ( della quale io per primo mi rendevo conto) al mattino avevano chiesto rapporto al Comandante, un Maresciallo e due volontari.

Il Maresciallo mi rappresentò l’esigenza di rientrare in patria perchè la moglie non stava bene e i due volontari accamparono altre analoghe “scuse” per essere rimpatriati.
Il giorno successivo, all’adunata e dopo l’alzabandiera il Comandante di solito parla per alcuni minuti al reggimento riepilogando eventi del giorno precedente e l’attività della giornata.
Quella mattina memore delle “esigenze” rappresentatemi dal Mar e dai due Volontari feci un breve ma significativo discorso che non pensavo facesse molta ” presa” sui militari: parlai della RESILIENZA!
Parlai della Resilienza e raccontai loro quello che avevo appreso leggendo la tesi di mia figlia.
Per introdurre l’argomento accennai che alcuni Sottufficiali e Volontari si erano messi a rapporto rappresentandomi la necessità di rientrare accampando giustificazioni non reali.
La verità è che avevano accertato ( come tutti avevamo constatato) le condizioni di vita difficilissime ( se non impossibili) in IRAQ.
Dissi loro che anche io avrei voluto essere a casa per assistere alla tesi di mia figlia (che avrebbe dovuto discutere dopo qualche giorno) e parlai loro dell’oggetto della tesi e cosa significa Resilienza.
Il contenuto del virgolettato che segue è tratto dal web:
“In fisica e in ingegneria resilienza indica la capacità di un materiale di resistere a un urto, assorbendo l’energia che può essere rilasciata in misura variabile dopo la deformazione”.
“In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.
Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti”.

. . . in sostanza cercai di far capire loro che TUTTI avremmo preferito essere a casa per vari motivi ma che noi, avendo effettuato un giuramento alla Repubblica Italiana, avremmo dovuto “stringere i denti” e cercare di trasformare quella nostra DURISSIMA esperienza in un’occasione per crescere, migliorare ed uscirne più forti.
Non ebbi da quel giorno altri collaboratori che mi rappresentarono personali esigenze fittizie o reali. (altro episodio significativo sul quale mi soffermerò già avanti).

I primi giunti, con l’aiuto di una squadra di “locali”, appositamente assunti, provvidero a “bonificare” l’area e le stanze da macerie e rifiuti. In quel periodo il cibo era assicurato unicamente da razioni militari a lunga conservazione (Razioni K); i servizi igienici erano garantiti da gabinetti campali “bonificati” con calce idrata; il rifornimento idrico era fornito dagli Alleati e da una scorta congrua di acqua in bottiglia; gli alloggi, per tutti, erano ricavati da tende militari illuminate dalla fioca luce di torce tascabili.

La prima nave di rifornimenti, giunta a fine giugno, ha consentito di poter disporre della mensa, dei servizi igienici campali, delle tende per servizi generali, delle stazioni di energia e di quant’altro occorreva per vivere muovere ed operare nelle migliori condizioni di efficienza.

In venti giorni una “fetta di deserto” depressa di 500.000 mq è stata ripulita, riordinata, “inghiaiata” e riorganizzata con servizi igienici funzionanti, la mensa, il panifìcio, la lavanderia. Attraverso un contratto a termine con una ditta Kuwaitiana, sono state prese in affitto tende con condizionatori tropicalizzati e condizionatori per gli uffici che hanno consentito di poter vivere per poi operare schierando gli organi logistici di supporto al Contingente.

Il supporto sanitario era garantito da una infcrmeria “rinforzata” fornita dal Reparto di Sanità di NOVARA del 6° Reggimento di Manovra.

Viste però le condizioni climatico ambientali proibitive le Superiori Autorità decidevano di potenziare tale supporto ed hanno disposto lo spiegamento di un Ospedale da Campo.
I moduli sanitari sono giunti a fine luglio unitamente ai tecnici militari forniti dall’Ospedale Militare “CELIO” di ROMA e della Croce Rossa Italiana. I medici e gli specialisti giunti (1 ematologo, 3 chirurghi, 1 anestesista, 1 dermatologo, 1 ginecologo, 1 ortopedico, 1 oculista, 1 cardiologo, 1 odontoiatra, 1 radiologo, 1 farmacista) unitamente ai paramedici (14 SU infermieri e 12 Crocerossine) hanno permesso, dal 9 settembre di poter disporre di un funzionale ed etfficientissimo
Ospedale da Campo con sala chirurgica, rianimazione, laboratorio analisi, farmacia e radiologia oltre che degenza per 50 posti, rischierato nel Compound del Gruppo Supporto di Aderenza a Family Quarters e di un Posto Medicazione Avanzato nel Compound del Comando Brigata “GARIBALDI” a White Horse.

I dati significativi relativi alle attività svolte dal 1 luglio 2003 al 15 ottobre 2003 dal Gruppo Supporto di Aderenza, in Operazioni Task Porce “EL ALAMEIN” sono così riepilogabili:

– circa 370000 km percorsi dalle unità trasporti;

– 683 interventi di riparazione pari a 6662 h. di lavoro del personale tecnico;

-113 automezzi inefficienti recuperati dalle unità di soccorso;

– circa 1.400.000 lt. di carburante distribuito a cura degli addetti ai rifornimenti;

– 2000 ton. di viveri ripartiti a favore di tutti i reparti del contingente;

– 1300 interventi sanitari di varia natura e gravità.

I sopraccitati dati sono significativi ed “illuminanti” se agli stessi vengono affiancati i dati relativi ai servizi di “scorta operativa” forniti che ammontano a nr. 210.
E’ il caso di precisare che le attività logistiche in Teatro Operativo, non sono esenti da “pericoli” propri dell’attività né da quelli che derivano dalla stessa operatività. Tutte le Operazioni svolte, infatti, prevedono un sostegno logistico che deve essere aderente all’attività svolta. Non a caso il Gruppo Supporto di Aderenza è stato coinvolto in due episodi (conflitti armati) durante i quali assicurava il sostegno logistico.

Ricordo che i “forieri di alloggiamento” già in IRAQ ( che precedono il reparto per preparare l’accampamento) mi avevano riferito che la polvere nell’aria era continua, visibile ed insopportabile.Per attenuare il problema, occorreva approvvigionare alcune pompe di irrigazione ( quelle che servono per innaffiare i campi a distanza) da utilizzare in quell’area.
Giunto in zona di operazioni mi resi conto che per buona parte della giornata, in effetti, l’aria era irrespirabile, il caldo insopportabile ( circa 70 gradi).
Feci montare la prima pompa e nell’assistere al “collaudo” ne verificai l’effettivo funzionamento.
Investito tra l’altro a distanza, da una nube di acqua polverizzata mi ” rivitalizzai” ( boccheggiavo per il caldo) e mi venne l’idea di realizzare un’area ristoro per i militari a riposo.
Individuai l’area ( delimitata da containers) e feci installare una pompa d’irrigazione che polverizzava e schizzava l’acqua sui militari . . . in pantaloncini !
Un bravo pittore, realizzò un cartello all’ingresso con la scritta SCHIZZO BEACH – LIDO POLVERE D’ACQUA ( autorizzato da me dipinse anche una fanciulla (con memorabile fondoschiena) munita di paperella salvavita.
La notizia della realizzazione si sparse anche negli altri accampamenti distanti e tra i giornalisti che non mancavano mai.
Il direttore di televideo che era in zona volle accertarsi personalmente della realizzazione che riportó su due pagine di TELEVIDEO il 12 agosto 2003. (vds foto)

Il lavoro realizzato in quattro mesi ( rientrammo a fine ottobre) fu davvero incredibile!

Una nota degna di menzione: mia figlia si laureò in Pedagogia qualche giorno la mia partenza per l’IRAQ: erano presenti oltre a mia moglie ed il fratello, amici e conoscenti ma io non c’ero!

Ci sentimmo per telefono al termine della discussione della tesi e NON riuscimmo a parlare ( eravamo in due a piangere ); riuscì a comunicarmi solo il voto: TRENTA CON LODE!!!
Rientrammo come ho già scritto, a fine ottobre lasciando le consegne ad un altro Reggimento che trovò una situazione certamente diversa da quella che noi avevamo trovato.
Otto anni dopo. . . ero con mia figlia) in un grande magazzino di Livorno e mi si avvicinò un giovane che mi chiese se mi ricordavo di lui (era stato con me in IRAQ).
Nel chiedergli di aiutarmi a ricordare, gli presentai mia figlia e lui disse:
” mi scusi Comandante ma è lei la figlia che si doveva laureare in Pedagogia con la tesi sulla Resilienza? Ero in IRAQ con lei ed ancora ricordo il suo discorso sulla resilienza che mi ha accompagnato per questi otto anni e mi ha fatto riflettere”.
Mia figlia mi guardava con aria interrogativa: non le avevo mai riferito che la sua laurea e la Resilienza erano stato oggetto di un mio intervento con i militari per superare quel difficile momento! Se il mio richiamo alla resilienza ha fatto bene a quel giovane mi auguro possa aver fatto bene anche ad altri.

II 6^ Reggimento di Manovra il 15 ottobre 2003 fu avvicendato dal 6^Reggimento Trasporti si sono comunque alternati in Teatro lo stesso 6° Reggimento di Manovra ed il 6° Reggimento Trasporti; è cambiata la sola “Direzione”:

Il Comandante del 6° Reggimento di Manovra ed il suo Comando lasciarono la guida del Gruppo Supporto di Aderenza ed il Teatro d’Operazioni in IRAQ al Comandante del 6° Reggimento Trasporti ed al suo Comando.

Le fasi di deflusso/afflusso sono avvenute dai porti e dagli aeroporti di CAGLIARI, PISA, NAPOLI, SALERNO e KUWAIT CITY e si sono concluse il giorno 19 ottobre con il rientro a PISA della Bandiera di Guerra del 6° Rgt. che partì da PISA il giorno 30 giugno 2003.

NOTA:⁠Alle 10 e 45, ora locale, del 12 novembre 2003, quattro kamikaze su due veicoli imbottiti con un carico fra i 150 ed i 300 chili di esplosivo si lanciarono contro la nostra Base Maestrale a Nassiriya. Morirono in diciannove! Tra i deceduti alcuni volontari ( Caporal Maggiore Emanuele Ferraro, Primo Caporal Maggiore Alessandro Carrisi, Caporal Maggiore Pietro Petrucci) tutti in forza al 6^ Reggimento Trasporti che solo per caso aveva posticipato la sua partenza (secondo turno e non primo). Il 6^ reggimento di Manovra che avrebbe dovuto garantire il secondo turno di missione in IRAQ era rientrato 22 giorni prima.

Ferdinando Guarnieri

Fonte (AGENPARL) – Roma, 12 Novembre 2025

Una missione difficle

Una missione difficile

Bosnia-Herzegovina con il Btg. Log Par. Folgore. Cronaca di una missione difficile ma formativa, tra operazioni logistiche, interventi umanitari e riconoscimenti al valore

Alcuni amici (non militari) ed amiche, dopo aver letto l’articolo sulla mia prima esperienza fuori area in Somalia, mi hanno chiesto notizie sulle altre missioni che mi hanno impegnato durante il servizio.

Ritorno volentieri quindi “al passato” e scrivo della mia seconda esperienza fuori area in BOSNIA HERZEGOVINA (che coincide con la seconda missione fuori area del Btg, la prima in Somalia). Esperienza pur essa dura, formativa ed interessante perché maturata durante il mio comando di Battaglione (1995/1997): dura, per la durata ( nove lunghi mesi), formativa per l’esperienza acquisita ed interessante per la quantità di “lezioni apprese” in quel periodo. E’ solo il caso di ricordare che l’impegno, la professionalità, la dedizione di tutti gli uomini del btg, allora impegnati valsero una Croce di Bronzo al Merito dell’Esercito alla Bandiera di Guerra del Btg ed anche un “immeritato” riconoscimento (Croce d’Argento al Merito dell’Esercito) al fortunato comandante che in quel momento comandava il Btg (vds sul web Decreti e Decorazioni Battaglione Logistico Par Folgore).

Anche in questa missione la situazione generale apparve davvero drammatica: grattacieli bruciati, sede del quotidiano locale distrutta, ponti abbattuti, villette a schiera bombardate e crivellate di colpi d’artiglieria (vds foto).

Ma il big da subito si è mosso rivitalizzando la vecchia e distrutta Caserma TITO in un comprensorio funzionale e funzionante con cartello d’ingresso di benvenuto, con la sala convegno e riunioni realizzato in un vecchio locale stracolmo di macerie, dando in sostanza visibilità alla nota efficienza dei quadri tutti del Btg, non a caso le autorità in visita al contingente (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato etc) venivano portate sempre in visita al Btg (vds foto).

Il Dott. Roberto Galli Capo cronista de IL TIRRENO di Pisa, che aveva avuto modo di conoscere ed apprezzare il Btg a Pisa, durante la celebrazione del Ventennale, venne a trovarci in Bosnia e il 5 sett 1996, dedicò una intera pagina del quotidiano al nostro Battaglione con il titolo “Con i parà pisani schierati a Sarajevo”.

Avevo già dedicato all’esperienza bosniaca un ampio, dettagliato (forse minuzioso) riepilogo di dove, come, quando e quanto è stato possibile realizzare con i magnifici uomini che avevo l’onore di comandare in quel periodo, nel libro dedicato al battaglione e riportato poi nel sito dello stesso battaglione.

Non entrerò quindi nello specifico, come già fatto, ma mi limiterò a “stralciare” dal libro (e dal sito) parte di quanto già scritto. Chi fosse interessato a saperne di più sa dove attingere ulteriori e più definiti particolari.

Di seguito lo stralcio tratto da MISSIONI:

“Nell’ ambito dell’ Operazione “Joint Endeavour”, il Battaglione riceveva l’ ordine di schierare il Centro Logistico, a sostegno del Contingente Italiano, in operazioni in Bosnia – Herzegovina per garantire il rispetto degli accordi di Dayton.

Il 25 giugno 1996 il Battaglione schierava il CL a Sarajevo in un’area della ex Caserma “TITO” . In nove mesi il BTG. L. PAR. “FOLGORE” in operazioni Centro Logistico della Brigata Multinazionale Nord, oltre al compito del supporto logistico di ITALFOR ha, per quanto possibile e dove possibile, garantito un supporto umanitario di elevata intensità garantendo il funzionamento ad elevatissimi livelli di tutto il Comando del Big. rendendo possibile altresì la dislocazione, in aree e in locali fatiscenti; ha realizzato una rete idrica di accumulo e distribuzione di circa 70.000 litri di acqua. Ha assicurato la difesa vicina del Centro Logistico e un posto di Osservazione in località Podromanija; ha gestito ricambi/ munizione, e viveri per 1.000 tonnellate. Ha erogato circa 15.000 litri di carburante al giorno con una capacità ricettiva di circa 210.000 litri di carburante ed hamovimentato 125 containers di materiali. In data 8 Novembre 96 il C.te della Brigata Multinazionale Nord ha tributato n° 5 encomi al Team di 3 SU e 2 VFB intervenuti per il recupero di un automezzo militare francese rovinato in una scarpata. L’ intervento diretto dal Capo Officina della Cp. Mantenimento M.C. Angelo Perna ha reso possibile mediante l’ utilizzo di strumenti da taglio, di estrarre dalle lamiere contorte dell’autocarro un militare francese gravemente ferito, dopo intenso, diffìcile e pericoloso lavoro, assicurando la salvezza del commilitone d’ Oltralpe. Ha percorso circa 300.000 km.

L’ Operazione più importante che ha interessato il contingente ha visto il Btg. L. impegnato in maniera massiccia: l’operazione Vulcano . In località MARCOVICI a pochi chilometri di SOCOLAC in piena zona serba, dal 18 al 24 Agosto sono state distrutte circa 400.000 tonnellate di esplosivo detenuto impropriamente e senza autorizzazioni in una scuola (vedasi foto fornello ed esplosioni). Il Btg. L. ha fornito, per tale occasione, i mezzi di trasporto necessari, i conduttori, i capi macchina, la manodopera indispensabile a trasportare il materiale dal sito in cui era stipato, fino alla zona predisposta per la distruzione. Per tale operazione sono stati tributati n° 2 compiacimenti e n° 2 encomi a personale del Btg. dal C.e della Brigata Multinazionale Nord. Per le elezioni presidenziali di Settembre ancora una volta il Btg., sia pure con un’aliquota, si dimostra all’altezza della situazione fornendo uomini e mezzi. Per tutte le operazioni “SCUDO” (coincidenti con gli incontri tra i tre presidenti croato-musulmano-serbo) il Btg. L. è stato impiegato con aliquote per recuperi e sgomberi di mezzi in avaria. L’attività umanitaria, è stata potenziata e coordinata grazie alla figura del Cappellano Militare, Don Claudio Pasquali prima e Don Giuseppe Bastia poi che hanno dedicato tutte le loro energie e risorse ad un’opera pastorale che non si è limitata all’assistenza spirituale dei Quadri Ufficiali, Sottufficiali e giovani volontari, ma anche e soprattutto a dare impulso rilievo e risalto all’opera umanitaria svolta a favore di un popolo martoriato anche in concorso con associazioni umanitarie.Tale attività si è svolta prevalentemente con raccolta fondi per adozioni a distanza dei bambini (n. 15 adozioni) e distribuzione di aiuti umanitari, giunti consistenti in finestre, vetri, porte, stufe, medicinali, viveri, coperte e vestiti, pacchi dono inviati dalla Croce Rossa Italiana e dall’Italia. Per l’iniziativa di Ufficiali, Sottufficiali e Paracadutisti che hanno coinvolto le famiglie in Patria in una gara di solidarietà, riceve a Sarajevo, materiale sanitario, medicinali, viveri, vestiario, materiale scolastico, giocattoli e pacchi dono. Per iniziativa del cap.le Scola del Battaglione, viene raccolta nella sua Parrocchia la somma di £ 6.000.000. Con una cerimonia alla Caserma “Tito”, sede del Battaglione, sono invitati 10 bambini con i rispettivi familiari e il Comandante assieme ai V.F.B. consegnano a Suor Admirata il denaro che sarà mensilmente versato ai bambini adottati. Il Btg ritira aiuti umanitari, fatti pervenire dalla Cooperazione Italiana e li distribuisce alla popolazione a pochi giorni dal rientro in patria,con una cerimonia di saluto ai paracadutisti del Battaglione Logistico Paracadutisti “Fulgore” alla quale ha presenziato l’ambasciatore Italiano Vittorio Pennarola.”

In Bosnia, ancora una volta il Btg L ha dimostrato di SAPER FARE e di FARE BENE (e FAR SAPERE anche in patria come e dove operava il Btg): oltre all’attività operativa e logistica a favore della Brigata, ha riattivato, dal momento del suo insediamento alla Caserma “TITO” tutti i servizi igienici esistenti ma non funzionanti, ha realizzato aree di svago coperte (sala giochi, campo di pallavolo-calcetto, sala televisione, palestra, bar) e scoperte (mini campo di calcio) bonificando aree stracolme di macerie; ha istallato scaldabagni elettrici in tutti i servizi igienici delle compagnie; ha garantito ai militari un comfort immediato grazie anche a sale di ritrovo di compagnia con televisione e sala lettura.

Una missione in definitiva piena, formativa, gratificante e questa volta con un nuovo valore aggiunto: i Volontari. Ai già validissimi Quadri Ufficiali e Sottufficiali che facevano parte del Btg. L. par. “FOLGORE” e di cui lo stesso Btg è sempre stato fiero, si era aggiunta una “cornice” di Volontari che integratisi tempestivamente e completamente nel Btg hanno dato prova di elevatissime qualità tecnico-professionali che messe al servizio del Btg. L, hanno reso possibile il raggiungimento di traguardi di tutto rispetto in materia logistica-organizzativa. Realistica ed inconfutabile prova di come, Volontari animati da serietà d’intenti, spirito di sacrificio e volontà di apprendimento abbiano dimostrato di essere, se ben seguiti e diretti, il sicuro e naturale vivaio di un Esercito di professionisti.

II 24 Marzo 1997 il Battaglione Logistico Paracadutisti “FOLGORE” terminate le operazioni di ripiegamento dalla BOSNIA-Herzegovina, rientrò dalla sua seconda missione fuori area, per riprendere le attività istituzionali presso le sedi stanziali (Caserma Artale, Bechi Luserna e Del Fante), con la stessa lena, lo stesso entusiasmo e la professionalità di sempre galvanizzate dai risultati conseguiti. Nove lunghi, entusiasmanti mesi che sono volati e non soltanto per me. Non c’è da stupirsi, il MOTTO del Btg. L. par. “FOLGORE” è: “DIAM L’ ALI ALLA VITTORIA”!

Ferdinando Guarnieri

Fonte (AGENPARL) – Roma, 1 Novembre 2025

Somalia 1933

Somalia 1933

Somalia 1993 – Ricordi di un Paracadutista della Folgore: Il cuore del Battaglione Logistico tra sabbia, onore e umanità

“Una nuova pagina Facebook Operazione Ibis Restore Hope 1992-1993 Folgore mi ha indotto a inviare in anteprima all’Amministratore della pagina alcune foto di quel periodo che intendevo pubblicare. Mi ha poi chiesto di corredarle con un ricordo scritto… ed eccomi qui, a tentare di racchiudere in poche righe emozioni che porto nel cuore da più di trent’anni.”

Correva – o meglio, volava – l’anno 1993. All’epoca ero Maggiore e ricoprivo l’incarico di Capo Sezione TRAMAT dell’Ufficio Logistico del Comando Brigata Paracadutisti Folgore. Il 17 marzo di quell’anno fui inviato, per conto dell’ONU, a prestare servizio con lo stesso incarico presso il Comando ITALFOR IBIS 2 in Somalia.
Un incarico da “topo d’ufficio”, apparentemente, ma in realtà un’esperienza profonda e formativa, preludio di un legame indissolubile con il Battaglione Logistico “Folgore”, che avrei poi avuto l’onore di comandare qualche anno dopo.

Il Battaglione era già schierato a Balad, circa 40 km a nord-ovest di Mogadiscio, dove assicurava il supporto logistico alla Brigata Folgore, attività umanitarie per la popolazione locale e persino assistenza e sostegno tecnico ai contingenti di altre nazioni – tra cui Stati Uniti, Corea e Pakistan.

Era la mia prima missione fuori area. Lasciai la mia famiglia – mia moglie, 38 anni, e due figli adolescenti – tra lacrime e orgoglio. Ma il dovere chiama. E così, con nel cuore la formula del giuramento prestato anni prima (“adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni”), preparai lo zaino.
Mia moglie volle infilare nel mio bagaglio una busta dei miei biscotti preferiti. Un piccolo gesto d’amore che avrebbe avuto un curioso epilogo.

Appena atterrato a Mogadiscio, mi colpì subito quel caldo soffocante, come se un gigantesco phon soffiasse aria bollente e sabbia direttamente sul portellone dell’aereo. Il viaggio in AR/76 verso l’ex ambasciata italiana mi mostrò un mondo sconvolto: miseria, distruzione, e un odore penetrante di morte, accentuato da un dromedario in decomposizione lungo la strada.

Durante i mesi a Balad, osservai una realtà che avrebbe cambiato per sempre il mio modo di vedere la vita e l’Italia.
Vidi abitazioni costruite con rami e paglia; ibis bianchi dal becco nero solcare i cieli del deserto; carcasse di auto e aerei abbandonati; camion stracarichi di paglia guidati da uomini scalzi.

Eppure, in quel contesto di desolazione, c’erano anche la dignità e la bellezza: le donne somale, eleganti anche nella povertà, percorrevano chilometri con un’anfora d’acqua sul capo; bambini bellissimi correvano sorridenti verso i nostri mezzi, raccogliendo con le mani gli spaghetti che offrivamo loro con affetto.

Visitai l’orfanotrofio “Guglielmo Marconi” di Balad, dove i piccoli ci accolsero agitando bandierine italiane. Quell’immagine mi toccò profondamente: scrissi una lettera al quotidiano Il Giornale, che la pubblicò, generando un’ondata di solidarietà e aiuti dall’Italia, grazie anche all’impegno delle mogli dei militari, coordinate dalla moglie del Generale Loi, comandante della Brigata.

Un episodio curioso chiuse quei mesi intensi: i biscotti che mia moglie mi aveva dato sembravano sparire. Ogni sera ne trovavo di meno, sbriciolati. Finché scoprii che condividevo la “razione dolce” con un topo, che di notte si infilava nella confezione sul mio improvvisato comodino.

Tra il caldo, la sabbia, la clorochina e la nostalgia, quell’esperienza mi lasciò soprattutto orgoglio e gratitudine. Orgoglio per essere parte della Folgore, per aver servito l’Italia tra la polvere d’Africa e per aver visto, anche in mezzo al dolore, l’umanità resistere.

Come recita il motto che da sempre accompagna la nostra grande famiglia paracadutista:
“Diam l’ALI alla Vittoria. Sempre, comunque e dovunque.”

Ferdinando Guarnieri

Fonte (AGENPARL) – Roma, 1 Novembre 2025