Brunetto Dino Fedi

Brunetto Dino Fedi

Nato a Montale, in provincia e distretto di Pistoia, il 25 giugno 1896, Brunetto Dino Fedi appartenne alla classe di leva del 1896 e fu iscritto nei ruoli del Distretto militare di Pistoia. La sua vicenda militare, sviluppatasi nell’arco di oltre trent’anni, riflette l’evoluzione dell’impiego dei cappellani militari italiani dalle ultime fasi della Prima guerra mondiale fino alle campagne coloniali e ai teatri della Seconda guerra mondiale, seguendo un percorso caratterizzato da ripetuti richiami in servizio, trasferimenti, missioni oltremare, ricoveri ospedalieri e valutazioni sanitarie che ne influenzarono profondamente la carriera.
Inquadrato come soldato di leva di prima categoria della classe 1896, Fedi fu inizialmente giudicato idoneo e lasciato in congedo illimitato il 6 novembre 1917. La situazione mutò con la mobilitazione, che determinò il suo richiamo alle armi; egli raggiunse il servizio il 16 gennaio 1918 e, pochi giorni dopo, il 21 gennaio, fu assegnato al deposito dell’ 88º Reggimento fanteria. Nel corso del medesimo anno venne destinato al Quartier generale dell’Intendenza d’Armata, dove prestò servizio fino alla conclusione del conflitto. Il 25 aprile 1919 fu nuovamente inviato in congedo illimitato e il 15 dicembre dello stesso anno il suo congedo fu definitivamente formalizzato.
Negli anni successivi il suo rapporto con l’Esercito assunse caratteristiche differenti, legate alla funzione di cappellano militare. Nel gennaio 1925 risultava infatti iscritto nel ruolo della forza in congedo dei cappellani militari del Distretto di Firenze; nel giugno 1930 il suo nominativo compariva invece nel corrispondente ruolo del Distretto militare di Pistoia. Questa posizione costituì il presupposto per il successivo richiamo in servizio disposto nel quadro delle esigenze determinate dalla mobilitazione. Il 30 maggio 1935 venne infatti assunto in temporaneo servizio quale cappellano militare di mobilitazione con assimilazione al grado di tenente e destinato al 178º Ospedale da campo, dipendente dal centro di mobilitazione dell’Ospedale militare di Firenze.
Pochi mesi dopo ebbe inizio la sua partecipazione alla campagna d’Africa Orientale. Il 29 giugno 1935 partì imbarcandosi a Napoli e il 12 luglio sbarcò a Massaua, entrando nel teatro operativo eritreo. Nel corso della permanenza in colonia fu ricoverato presso il 178º Ospedale da campo e, successivamente, trasferito per servizio al 430º Ospedale da campo, raggiungendo Adi Abuna. Nel maggio 1938 fu ricoverato presso l’Ospedale militare n. 78 di Asmara; dimesso il 6 giugno, lasciò definitivamente l’Africa Orientale pochi giorni dopo, imbarcandosi sulla Regia Nave “California” e sbarcando a Napoli il 19 giugno 1938.
Il rientro in Italia coincise con una complessa vicenda sanitaria. Alla scadenza della licenza di convalescenza l’Ospedale militare di Firenze lo giudicò idoneo al servizio incondizionato in patria ma temporaneamente inabile al servizio in colonia per sei mesi. Tale valutazione non fu però ritenuta sufficientemente fondata dall’Ispettorato di Sanità di Roma, che confermò il giudizio già espresso dall’ospedale militare fiorentino. Terminata la licenza ordinaria, Fedi fu iscritto, a domanda, nel ruolo ausiliario dei cappellani militari del Regio Esercito con assimilazione al grado di tenente, posizione dalla quale sarebbe stato nuovamente richiamato in occasione delle successive esigenze operative.
Il nuovo richiamo avvenne con decorrenza 5 giugno 1939 per il servizio di assistenza spirituale presso il Regio Esercito. Assegnato all’Ospedale n. 632 e al Presidio militare di Bureli, raggiunse l’Albania imbarcandosi a Bari e sbarcando a Durazzo l’8 giugno 1939. Dopo alcuni mesi di permanenza rientrò temporaneamente in Italia, ma già alla fine di settembre fu destinato nuovamente all’estero, questa volta in Libia. Imbarcatosi a Napoli, sbarcò a Tripoli all’inizio di ottobre 1939 e fu assegnato a un Reggimento fanteria della Guardia alla Frontiera, continuando a prestare la propria opera di assistenza religiosa presso le unità mobilitate.
Durante la permanenza in Africa Settentrionale la sua attività fu interrotta da un incidente automobilistico che rese necessario il ricovero, il 25 febbraio 1940, presso l’Ospedale militare coloniale “Vittorio Emanuele III”. Dopo la dimissione, il 9 marzo rientrò al reparto. Con l’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale risultava già in territorio dichiarato in stato di guerra e venne assegnato dapprima al XXXIV Settore di copertura mobilitato e successivamente al XXXV Settore di copertura della Guardia alla Frontiera. La documentazione registra la sua partecipazione continuativa alle operazioni di guerra in Africa Settentrionale dall’11 giugno 1940 al 20 luglio 1941 con il XXXIV Settore di copertura e, senza soluzione di continuità, dal 21 luglio al 15 settembre 1941 con il XXXV Settore.
Nel corso del 1941 emersero nuove e più gravi problematiche sanitarie. Un processo verbale della Commissione medica di Tripoli registrò una pregressa contusione all’ emitorace sinistro. Da settembre iniziò una lunga sequenza di ricoveri e trasferimenti: dapprima all’Ospedale militare di Tripoli “Busetta”, quindi all’Ospedale “Regina Elena”, successivamente alla Base ospedaliera “Virgilio”, dalla quale venne rimpatriato via mare. Sbarcato a Napoli, fu trasferito al deposito del 31º Reggimento fanteria e immediatamente ricoverato nell’Ospedale militare cittadino; pochi giorni dopo venne collocato in licenza di convalescenza della durata di sessanta giorni e lasciò il territorio dichiarato in stato di guerra.
Il peggioramento delle condizioni fisiche trovò conferma nel dicembre 1941, quando, dopo un ulteriore ricovero presso l’Ospedale militare di Firenze, fu dimesso con giudizio di inabilità a qualsiasi servizio militare per centoventi giorni, infermità riconosciuta dipendente da causa di servizio. Seguì il collocamento in congedo con decorrenza 7 dicembre 1941. Tuttavia la sua posizione sanitaria rimase oggetto di ulteriori accertamenti: nel novembre 1942 la Commissione medica ospedaliera di Firenze lo dichiarò temporaneamente inabile al servizio per sei mesi; un successivo accertamento confermò tale giudizio e Fedi fu posto in licenza speciale in attesa della definizione del trattamento di quiescenza previsto dalla normativa vigente.
Parallelamente alla carriera di servizio, il suo stato matricolare registra il riconoscimento della partecipazione alla campagna dell’Africa Orientale del 1935-1936 e l’autorizzazione a fregiarsi della medaglia commemorativa con gladio romano concessa ai partecipanti alle operazioni militari in Africa Orientale. Viene inoltre attestata ufficialmente la partecipazione alle operazioni di guerra svoltesi in Africa Settentrionale tra il giugno 1940 e il settembre 1941. Sul piano amministrativo risultò ammesso allo stipendio annuo di lire 12.800 con decorrenza dal 1º gennaio 1936. La documentazione sanitaria conserva infine memoria della contusione all’ emitorace sinistro riconosciuta dalla Commissione medica di Tripoli come conseguenza del servizio.
La carriera militare si concluse formalmente con la cessazione, a domanda, dell’appartenenza al ruolo ausiliario e con l’iscrizione nel ruolo di riserva, disposta dal 19 giugno 1951. L’ultima annotazione dello stato di servizio registra la morte di Brunetto Dino Fedi, avvenuta nel Comune di Pisa il 24 agosto 1958, chiudendo la vicenda di un cappellano militare che attraversò la mobilitazione della Grande Guerra, la campagna d’Etiopia, le operazioni in Albania e in Libia e una lunga esperienza di assistenza religiosa ai reparti del Regio Esercito nei principali teatri bellici italiani della prima metà del novecento

     Roberto Marchetti

Fonte: Stato di servizio, per gentile concessione dell’ Ordinariato Militare