Basco Amaranto

Basco Amaranto

Il Basco Amaranto: Storia e Significato di un Simbolo della Folgore
C’è un simbolo che racchiude l’identità, la fierezza e la tradizione dei paracadutisti italiani: il basco amaranto, ornato da ali, gladio e paracadute spiegato. Più che un copricapo, è un segno di appartenenza e valore. Eppure, il suo cammino verso l’adozione ufficiale da parte della Brigata Paracadutisti “Folgore” fu lungo e carico di significati storici, politici e simbolici.
Tutto iniziò nel luglio 1967, al termine dell’esercitazione “Aquila Rossa”. In quell’occasione, il generale Alberto Li Gobbi, comandante della Folgore e veterano della Seconda guerra mondiale, sfilò davanti alle autorità con il basco amaranto. Non fu un gesto isolato, ma il frutto di un riconoscimento formale. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Guido Vedevato, parlò di un “premio” per i suoi uomini, con l’approvazione del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Un premio visibile, che sanciva il rango d’élite di una specialità militare temprata da durissimo addestramento.
Prima di allora, i paracadutisti italiani portavano il basco grigio-verde, in linea con l’uniforme dell’Esercito. Fu con quel copricapo che nacquero le prime unità aviotrasportate nel 1941 e che la Folgore combatté eroicamente a El Alamein nel 1942. Anche i paracadutisti della “Nembo”, durante la guerra civile seguita all’armistizio del 1943, mantennero lo stesso colore, qualunque fosse lo schieramento.

Livorno, luglio 1967

Il passaggio dal basco grigio verde, che fu della Divisione Nembo, al basco amaranto.

Fonte: Facebook – I Leoni della “Folgore”


Il basco amaranto, invece, era già simbolo dei paracadutisti britannici, i celebri “Red Devils” della 1ª Divisione Aviotrasportata, guidata dal generale Browning. Fu sua moglie, la scrittrice Daphne du Maurier, a suggerirne l’adozione: un colore audace, non mimetico, che divenne segno distintivo di truppe scelte.
Le radici del basco, tuttavia, sono più antiche: già nel XIX secolo veniva usato dagli Chasseurs Alpins francesi e dai Requetés spagnoli, che lo indossavano rosso come simbolo ideologico e militante. Col tempo, questo copricapo ha accompagnato battaglie e trasformazioni, diventando emblema di identità militare.
Durante la Guerra Fredda, Italia e Regno Unito diventarono alleati nella NATO. Nel 1963, con la ricostituzione della Folgore come brigata, composta anche dal reggimento “Nembo” e dai carabinieri paracadutisti del “Tuscania”, il basco rimase inizialmente grigio-verde. Ma il contesto internazionale e l’integrazione con le forze alleate spinsero verso una maggiore omogeneità tra i reparti d’élite. Così, il basco amaranto fu ufficialmente adottato dalla Folgore: non solo come riconoscimento del valore militare, ma anche come adesione a un ideale condiviso di professionalità e appartenenza.
Alcuni reparti, però, hanno scelto di mantenere un legame con le origini. È il caso del 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, che ha ripristinato il basco grigio-verde in omaggio agli Arditi della Prima guerra mondiale, senza rompere il legame fraterno con la Folgore.
Il basco amaranto è oggi più di un semplice elemento dell’uniforme: è una bandiera da indossare, un simbolo che unisce passato e presente, tradizione italiana e vocazione internazionale. Un colore carico di memoria, che da eredità straniera si è trasformato in simbolo profondamente italiano: l’onore di appartenere alla “Folgore”.

     Roberto Marchetti

Fonte: Il Giornale Davide Bartoccini 6 agosto 2020