Autoblindo AB41Fiat-Ansaldo

Autoblindo AB41Fiat-Ansaldo

Fonte: lasecondaguerramondiale.org

Fiat-Ansaldo: le autoblindo italiane su tutti i fronti della Seconda guerra mondiale
Le autoblindo Fiat-Ansaldo furono tra i mezzi da ricognizione più caratteristici impiegati dal Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale. Progettate alla fine degli anni Trenta, nacquero per rispondere sia alle esigenze della Polizia dell’Africa Italiana sia alla necessità dell’Esercito di sostituire mezzi ormai superati come le Lancia 1Z e le Fiat 611. Il progetto prese forma nel 1938 utilizzando un telaio derivato dal trattore d’artiglieria Fiat-SPA TM40, dotato di sospensioni indipendenti, quattro ruote motrici e sterzanti. Lo scafo era formato da piastre balistiche imbullonate e il mezzo presentava una soluzione particolarmente adatta alla ricognizione: due postazioni di guida, una anteriore e una posteriore, che permettevano di invertire rapidamente il senso di marcia senza manovre complesse. Un’altra caratteristica riconoscibile erano le due ruote di scorta sistemate ai lati dello scafo, che potevano facilitare il superamento degli ostacoli durante la marcia fuoristrada. La prima versione, l’AB40, era armata con tre mitragliatrici Breda Mod. 38 da 8 millimetri, ma questa dotazione si dimostrò presto insufficiente. Venne quindi sviluppata l’AB41, destinata a diventare la variante più conosciuta e utilizzata. La torretta ospitava un cannone Breda 20/65 da 20 millimetri e una mitragliatrice coassiale da 8 millimetri, mentre il motore fu potenziato da 78 a 88 cavalli per compensare l’aumento di peso. L’AB41 si dimostrò particolarmente efficace nei compiti di esplorazione, pattugliamento e collegamento, pur mantenendo il limite di una corazzatura leggera, vulnerabile alle armi anticarro. Con l’evoluzione del conflitto divenne evidente anche la necessità di un armamento più potente. Furono così sperimentate le versioni AB42 e AB43, quest’ultima dotata di un cannone 47/32 da 47 millimetri, di una mitragliatrice Breda da 8 millimetri e di un motore a benzina da 108 cavalli. Il maggior peso, salito a circa otto tonnellate, ridusse però l’autonomia a circa 350 chilometri. L’AB43 venne consegnata nel maggio 1943 e omologata nell’agosto successivo, ma l’armistizio impedì al Regio Esercito di avviarne un vero impiego operativo. Nel 1944 i tedeschi, dopo aver occupato gli stabilimenti industriali dell’Italia settentrionale, ne ripresero la produzione con la denominazione PzSpWg AB43 203(i), destinandola soprattutto ai reparti impegnati nella lotta antipartigiana. Le autoblindo Fiat-Ansaldo furono impiegate intensamente tra il 1941 e il 1943 da bersaglieri, cavalleria e reparti esploranti. Il teatro nel quale l’AB41 acquistò maggiore notorietà fu il Nordafrica, dove velocità e mobilità risultavano preziose nelle grandi distanze del deserto. I mezzi vennero utilizzati per ricognizioni avanzate, pattugliamenti, collegamenti e protezione dei fianchi delle unità italiane. Furono però presenti anche nei Balcani, in Francia e sul fronte russo. Una versione speciale, detta Ferroviaria, era equipaggiata con cerchioni d’acciaio che le permettevano di muoversi direttamente sui binari e fu utilizzata soprattutto nei Balcani, insieme ai treni armati del Regio Esercito, per la sorveglianza delle linee ferroviarie e nelle operazioni antipartigiane. Le Fiat-Ansaldo parteciparono anche ai combattimenti seguiti all’armistizio dell’8 settembre 1943. A Roma alcuni esemplari furono schierati nella difesa della capitale e il 10 settembre alcune autoblindo furono distrutte alla Montagnola, lungo la via Laurentina, durante gli scontri con i paracadutisti tedeschi. Dopo la dissoluzione del Regio Esercito, molti mezzi caddero in mano tedesca e furono riutilizzati come Panzerspähwagen AB41 201(i), mentre altri entrarono nei reparti della Repubblica Sociale Italiana. Le poche autoblindo sopravvissute alla guerra continuarono infine a essere utilizzate nel dopoguerra, soprattutto dai reparti celeri della Polizia di Stato e, probabilmente, anche dall’Aeronautica per la sorveglianza degli aeroporti. Dall’AB40 all’AB43, queste autoblindo accompagnarono così l’esercito italiano in quasi tutti i principali teatri di guerra, distinguendosi per mobilità, doppia guida e versatilità, ma mostrando al tempo stesso i limiti tipici dei mezzi italiani dell’epoca, soprattutto nella protezione e nell’armamento delle prime versioni.

     Roberto Marchetti

Fonte: wikipedia.org