Il presidio del diritto internazionale umanitario nelle forze armate

La vocazione etica e professionale del militare
Questa riflessione nasce dalla necessità di riaffermare un principio fondamentale: il valore umano, etico e professionale delle Forze Armate e del lavoro quotidiano dei militari
Il militare di oggi non è semplicemente colui che esegue degli ordini o utilizza strumenti di combattimento. È, prima di tutto, una persona chiamata a operare in situazioni difficili e spesso pericolose, mettendo anche a rischio la propria vita per difendere le istituzioni, la sicurezza e la collettività.
È proprio questa responsabilità a rendere indispensabile una solida preparazione, non soltanto tecnica, ma anche giuridica ed etica. Il militare deve conoscere e rispettare le leggi della Repubblica, il Diritto Internazionale Umanitario e le regole che disciplinano la condotta durante i conflitti armati.
Queste norme non rappresentano un ostacolo all’efficienza militare. Al contrario, costituiscono uno dei fondamenti della professionalità del soldato. Sono ciò che distingue l’azione legittima e responsabile dalla violenza senza regole.
Dopo la Guerra Fredda: l’illusione di un mondo senza guerre
La fine della Guerra Fredda e il crollo del muro di Berlino, nel 1989, alimentarono in molti la convinzione che il mondo fosse ormai entrato in una nuova fase, nella quale i grandi conflitti militari sarebbero progressivamente scomparsi [1].
Per alcuni anni si diffuse l’idea che il commercio, la diplomazia e la cooperazione internazionale [2] avrebbero potuto sostituire in larga misura la tradizionale funzione delle Forze Armate [3].
La realtà si è rivelata molto più complessa [4].
I conflitti non sono scomparsi. Sono cambiati, assumendo spesso forme nuove: guerre regionali, terrorismo, conflitti ibridi, crisi internazionali, attacchi informatici e situazioni nelle quali la distinzione tra pace e guerra è diventata meno evidente [5].
In questo scenario è diventato ancora più importante non perdere di vista le regole fondamentali che devono guidare il comportamento di chi opera in guerra.
La conoscenza del Diritto Internazionale Umanitario non può quindi essere considerata una materia riservata agli specialisti. Deve far parte della formazione di ogni militare, perché riguarda direttamente il modo in cui la forza può essere utilizzata e i limiti che non devono mai essere superati.
La diplomazia e il rispetto delle regole
Anche la diplomazia svolge un ruolo essenziale nella gestione dei conflitti. Il suo obiettivo dovrebbe essere quello di creare le condizioni per fermare le ostilità e trovare una soluzione alle controversie.
Ma la diplomazia perde il suo significato quando diventa soltanto uno strumento per guadagnare tempo [6], indebolire l’avversario o perseguire obiettivi militari attraverso altri mezzi [7].
Il dialogo e la trattativa devono quindi essere accompagnati da trasparenza e buona fede.
La guerra non sospende il diritto. Al contrario, proprio nei momenti più drammatici il rispetto delle regole diventa ancora più importante.
Non tutto ciò che può essere utile dal punto di vista politico o militare è automaticamente lecito.
Questa è una distinzione fondamentale, che dovrebbe essere sempre presente nella formazione di chi ha responsabilità decisionali.
La bandiera bianca e il significato della parola data
Tra le immagini più conosciute della tradizione militare c’è quella della bandiera bianca.
Il suo significato va oltre la semplice idea della resa. Storicamente, la bandiera bianca è stata utilizzata anche da chi si avvicinava alle forze avversarie per chiedere di comunicare o trattare [8].
La persona incaricata di questo compito, il parlamentare, godeva di una particolare protezione. Non poteva essere attaccata mentre svolgeva la propria missione e, allo stesso tempo, non poteva utilizzare quella protezione per ingannare l’avversario.
Il principio alla base di questa regola è semplice e profondamente umano: quando una persona si presenta per comunicare in nome di una delle parti, deve poterlo fare senza essere aggredita [9].
La stessa logica vale ancora oggi, anche se i mezzi di comunicazione sono profondamente cambiati [10].
Le comunicazioni ufficiali, i contatti tra le parti e i canali utilizzati per cercare una tregua devono essere considerati con la necessaria serietà. Non possono diventare strumenti di inganno destinati esclusivamente a colpire l’avversario.
Il diritto vieta infatti la perfidia: non si può sfruttare la fiducia dell’altra parte per provocare deliberatamente la sua morte, ferimento o cattura [11].
È un principio tanto antico quanto attuale: anche durante una guerra esistono comportamenti che non possono essere accettati.
Il ruolo delle Forze Armate
In questo quadro, le Forze Armate hanno una responsabilità particolare.
Chi è addestrato a operare in situazioni di pericolo sa che la forza, se non viene accompagnata da disciplina e responsabilità, può trasformarsi rapidamente in violenza incontrollata.
L’addestramento militare non serve soltanto a rendere più efficace un reparto. Serve anche a insegnare quando e come la forza può essere utilizzata [12].
Il rispetto delle regole non diminuisce il valore del militare. Al contrario, ne dimostra la preparazione e la professionalità.
Un soldato realmente preparato deve conoscere non soltanto le proprie capacità operative, ma anche le regole entro le quali deve agire.
In questo senso, l’onore militare e il rispetto della legge non sono valori contrapposti. Sono due aspetti della stessa responsabilità.
Anche il rapporto con il Comitato Internazionale della Croce Rossa e con altre organizzazioni impegnate nella tutela delle vittime dei conflitti contribuisce a mantenere viva questa cultura [13].
La conoscenza concreta delle regole umanitarie permette infatti di trasformare i principi giuridici in comportamenti reali sul terreno [14].
La formazione italiana
L’Italia ha una lunga tradizione nella formazione sul Diritto Internazionale Umanitario.
Nel corso degli anni, Forze Armate, Università e organizzazioni umanitarie hanno sviluppato occasioni di confronto e di formazione comune [15].
Questa collaborazione ha avuto un significato importante: mettere in dialogo il mondo dello studio con quello operativo. Il diritto, infatti, non può rimanere soltanto nei libri. Deve essere conosciuto da chi, in determinate circostanze, sarà chiamato ad applicarlo concretamente.
In questo percorso hanno avuto e continuano ad avere un ruolo significativo anche le istituzioni e i centri di formazione presenti in Italia, tra cui l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze e l’International Institute of Humanitarian Law di Sanremo.
Quest’ultimo, in particolare, rappresenta da molti anni un importante luogo internazionale di formazione e confronto [16] sui temi del diritto umanitario, coinvolgendo militari, magistrati, docenti e studiosi provenienti da diversi Paesi [17].
Sono esperienze preziose perché dimostrano che la cultura militare, quella giuridica e quella accademica possono incontrarsi e arricchirsi reciprocamente [18].
Una responsabilità che riguarda il futuro
Il mondo contemporaneo presenta sfide sempre più complesse. Le tecnologie cambiano, i conflitti assumono forme nuove e le situazioni operative diventano spesso difficili da interpretare.
Ma una cosa non dovrebbe cambiare: il rispetto della persona e delle regole.
Il Diritto Internazionale Umanitario non è una concessione fatta al nemico. È un impegno che ogni militare assume nei confronti della propria coscienza, delle istituzioni che rappresenta e della società alla quale appartiene [19].
Per questo la preparazione di un militare non può limitarsi alla conoscenza delle armi, delle tecniche operative o delle procedure.
Deve comprendere anche la conoscenza della legge, della responsabilità e dei principi che devono guidare l’uso della forza.
È questo che rende una Forza Armata realmente professionale.
È questo che consente al militare di affrontare anche le situazioni più difficili senza perdere il senso della propria missione e della propria umanità.
Continuare a studiare, conoscere le regole, rispettarle e farle rispettare significa quindi custodire qualcosa che va oltre la professione militare. Significa difendere un’idea di civiltà nella quale anche la guerra, per quanto terribile, non può trasformarsi in assenza di regole [20].
Il valore del militare si misura anche in questo: nella capacità di mantenere disciplina, responsabilità e rispetto della dignità umana proprio quando le circostanze rendono tutto più difficile. È una responsabilità verso il presente, ma soprattutto verso il futuro.
Giuseppe Antonio Cacciatore
- Gray, C. S. (2005) Another Bloody Century: Future Warfare. Londra: Orion. [1]
- Fukuyama, F. (1992) The End of History and the Last Man. New York: Free Press. [2]
- Luttwak, E. (1999) Turbo-Capitalism: Winners and Losers in the Global Economy. New York: HarperCollins.[3]
- Mearsheimer, J. J. (2018) The Great Delusion: Liberal Dreams and International Realities. New Haven: Yale University Press. [4]
- Kennedy, D. (2006) Of War and Law. Princeton: Princeton University Press. [5]
- Sands, P. (2005) Lawless World: Making and Breaking Global Rules. Londra: Penguin Books. [6]
- Chomsky, N. e Vltchek, A. (2014) On Western Terrorism: From Hiroshima to Drone Warfare. Londra: Pluto Press. [7]
- Ronzitti, N. (2006) ‘Flags of Truce’, in Max Planck Encyclopedia of Public International Law. Oxford: Oxford University Press. [8]
- Henckaerts, J. M. e Doswald-Beck, L. (2005) Customary International Humanitarian Law. Cambridge: Comitato Internazionale della Croce Rossa / Cambridge University Press. [9]
- Dinstein, Y. (2016) The Conduct of Hostilities under the Law of International Armed Conflict. Cambridge: Cambridge University Press. [10]
- Green, L. C. (2008) The Contemporary Law of Armed Conflict. Huntington: Juris Publishing. [11]
- Sassòli, M. (2019) International Humanitarian Law: Rules, Controversies, and Solutions to Problems Arising in Warfare. Cheltenham: Edward Elgar Publishing. [12]
- Bugnion, F. (2012) ‘The ICRC and academia: preserving humanity in war through international humanitarian law’, International Review of the Red Cross, 94(888), pp. 1105-1122. [13]
- Stato Maggiore della Difesa – Italia (2021) Manuale di diritto umanitario – SMD-G-014. Roma: SMD. [14]
- Ronzitti, N. (1998) Diritto internazionale dei conflitti armati. Torino: Giappichelli. [15]
- Patrnogic, J. (1995) The International Institute of Humanitarian Law: 25 Years of Activity. Sanremo: IIHL. [16]
- Blais, G. (1997) ‘The International Institute of Humanitarian Law (San Remo) and its international military courses on the law of armed conflict’, International Review of the Red Cross, 37(319), pp. 345-353. [17]
- Pedrazzi, M. e Gimigliano, E. (a cura di) (2024) Proceedings of the Sanremo Round Tables on Current Issues of International Humanitarian Law. Sanremo: IIHL Publishing. [18]
- Costituzione della Repubblica Italiana.Artt. 11, 52, 54. [19]
- Kant, I. (1788) Kritik der praktischen Vernunft (Critica della ragion pratica). Edizione italiana a cura di P. Chiodi (1970). Torino: UTET. [20]