Analisi integrata sulla difesa civile territoriale, governance sovranazionale, cittadinanza e coesione sociale
La presente riflessione vuole sintetizzare quattro grandi lezioni che emergono dal dibattito sull’impiego delle Forze Armate nell’ambito della sicurezza urbana e sulla futuribile riconfigurazione di una difesa comune dell’Unione Europea.
Attraverso il dialogo tra la prassi operativa contemporanea e i modelli filosofico-politici, attingendo al pensiero di due grandi personalità lontane nel tempo e al di sopra di ogni sospetto, che ci consentono un’analisi concreta e imparziale sugli accadimenti attuali: Immanuel Kant e Sandro Pertini, dai loro insegnamenti si delinea una visione strutturata
che supera la logica dei palliativi normativi per abbracciare soluzioni sistemiche basate sul diritto, sul dovere morale e sulla coesione sociale.

Il limite del legalismo strumentale e il rispetto dell’individuo
L’impiego di reparti d’élite, come la Brigata Folgore, in compiti di sicurezza urbana senza l’attribuzione di qualifiche di Polizia Giudiziaria o di strumenti intermedi di de-escalation, potrebbe configurarsi come un cortocircuito istituzionale. L’analisi dimostra invece come l’integrazione interforze nelle unità dislocate nei vari settori urbani, affiancando elementi dell’Arma dei Carabinieri, cosa peraltro non nuova per i militari della Folgore che nelle missioni fuori area hanno operato con il I° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, risolverebbe il vuoto normativo, fornendo la necessaria copertura legale e operativa.
Sotto il profilo filosofico, l’insegnamento di Immanuel Kant dell’imperativo categorico che impone di trattare l’uomo “sempre come fine e mai come mezzo” ammonisce i decisori politici a non strumentalizzare il personale militare per meri scopi di deterrenza visiva e mediatica, privandolo al contempo delle tutele essenziali per la propria sicurezza nello svolgere legittimamente la missione affidata e a tutela della popolazione civile stessa.
La crisi degli organici occidentali e il modello degli eserciti permanenti
Il progressivo svuotamento degli organici militari e di polizia in Italia e in Europa è il risultato del “dividendo della pace” post-Guerra Fredda, della fine della leva obbligatoria e di rigide politiche di austerity. Al contrario, altri paesi non occidentali, come ad esempio la Russia, hanno preservato un modello ipertrofico basato sulla coscrizione obbligatoria e sull’alimentazione costante degli apparati di forza interna (ad esempio la Rosgvardija).
Riutilizzando le categorie della Pace perpetua di Kant, l’ipermilitarizzazione rappresenta un fattore di instabilità intrinseca, poiché gli eserciti permanenti alimentano essi stessi la minaccia della violenza. L’Occidente si trova oggi davanti alla necessità di rigenerare le proprie risorse umane e strumentali senza cedere alla militarizzazione illiberale dello Stato.
Il superamento dell’unanimità e l’efficacia della direttiva europea
L’Unione Europea soffre di un’evidente asimmetria regolatoria: capace di legiferare capillarmente sui dettagli del mercato unico, si scopre paralizzata dai veti nazionali sui temi della difesa e della sicurezza collettiva. Questa miopia politica contrasta apertamente con il pensiero di Sandro Pertini, il quale auspicava un’Europa federale, priva di veti e governata a maggioranza, interpretando la soluzione comune come una “ferrea necessità del domani”.
L’attivazione di organi dell’Unione tramite lo strumento forte della Direttiva consentirebbe di armonizzare le riserve territoriali, i diritti del lavoro e gli standard addestrativi nell’ambito della sicurezza e della difesa, superando le timidezze e le convenienze dei singoli governi nazionali.
Il “cittadino-soldato” come motore di integrazione sociale
L’adozione di un sistema di Guardia Nazionale all’interno degli Stati membri dell’Unione Europea, strutturato sulla doppia dipendenza (Stato nazionale e Unione Europea) e basato sul servizio volontario part-time, offrirebbe una risposta efficace alla crisi degli organici e, contemporaneamente, un formidabile pilastro per l’integrazione delle seconde generazioni dei giovani di origine straniera.
Il servizio territoriale sposterebbe infatti l’asse d’appartenenza dall’etnia alla cittadinanza attiva: il “patriottismo costituzionale” habermasiano.
Attraverso la condivisione dell’addestramento, l’accesso facilitato a diritti legali e l’assunzione dello status civile di soccorritore e di garante della sicurezza, con questa opportunità i giovani di seconda generazione smettono di essere una “questione da gestire” e diventano, in linea con l’ospitalità universale di Kant, co-difensori essenziali dello spazio pubblico comune.
Concludo con il ricordo di una celebre frase del Presidente Sandro Pertini, nel messaggio pronunciato agli italiani il 31 dicembre1978:
“I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”.
Il presente articolo è redatto al solo scopo di riflessione scientifica, etica e di studio.
Giuseppe Cacciatore