Dal Gladio alato alla Folgore

Dal Gladio alato alla Folgore

Ottantotto anni di storia e simboli dei paracadutisti italiani, 1938–2026. Dai primi Fanti dell’Aria al basco amaranto: l’evoluzione delle insegne racconta la nascita di una specialità, le vicende della guerra e la continuità di una tradizione militare.

Le origini di una nuova specialità
La storia dei paracadutisti italiani comincia nel 1938, nella Libia allora amministrata dall’Italia, con la costituzione dei primi reparti di Fanti dell’Aria presso Castelbenito, vicino a Tripoli. Si trattava di una specialità ancora sperimentale, destinata a modificare profondamente il concetto di impiego della fanteria. L’aereo non rappresentava più soltanto un mezzo di trasporto, ma diventava lo strumento per proiettare uomini direttamente in territorio nemico.

Il 15 ottobre 1939, con l’istituzione della Scuola di Paracadutismo di Tarquinia, l’esperienza assunse una dimensione nazionale e strutturata. Con i primi battaglioni paracadutisti nacque anche l’esigenza di distinguere visivamente il personale qualificato e le nuove unità.

Il paracadute aperto, spesso associato alle ali, diventò naturalmente l’elemento identificativo della specialità. Non bisogna tuttavia confondere i primi distintivi di abilitazione al lancio con i fregi da copricapo o con gli stemmi di reparto: insegne che avevano funzioni diverse e che avrebbero seguito percorsi storici distinti.

Il 1941 e la comparsa del gladio alato
Una svolta significativa avvenne nel 1941. La circolare n. 802 introdusse il fregio della specialità paracadutista, composto da un gladio verticale affiancato da due ali stilizzate e sormontato dalla corona reale.

Era un simbolo di grande efficacia: il gladio richiamava la tradizione militare romana e il combattimento ravvicinato, mentre le ali rappresentavano l’impiego aereo. La corona identificava l’appartenenza al Regio Esercito.

La circolare costituisce uno dei riferimenti più importanti per ricostruire l’origine documentata dell’insegna. Una pubblicazione del Ministero della Difesa dedicata alla storia dell’elmetto italiano precisa, però, che l’applicazione del fregio sugli elmetti non fu generalizzata, anche per difficoltà nella disponibilità delle mascherine necessarie alla sua riproduzione.

Questo particolare ricorda quanto sia rischioso ricostruire la storia uniformologica basandosi esclusivamente sugli oggetti sopravvissuti: l’assenza di un fregio su un elmetto non dimostra necessariamente che il suo utilizzatore non appartenesse ai paracadutisti.

Folgore e Nembo: quando il simbolo diventa memoria
Nel settembre 1941 venne costituita la Divisione Paracadutisti, che nel 1942 assunse la denominazione di 185ª Divisione «Folgore». La sua storia rimane indissolubilmente legata alla campagna del Nord Africa e alla seconda battaglia di El Alamein.

Il nome Folgore, destinato a diventare uno degli elementi più riconoscibili della tradizione paracadutista italiana, acquistò allora una rilevanza che andava ben oltre l’identificazione amministrativa di un reparto.

Parallelamente si sviluppò la storia della Divisione «Nembo», costituita nel 1942. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, uomini e reparti delle aviotruppe seguirono percorsi differenti, talvolta su fronti opposti.

Tra le vicende della guerra di Liberazione merita particolare attenzione quella dello Squadrone da Ricognizione «Folgore», conosciuto come Squadrone F, protagonista nell’aprile 1945 dell’operazione Herring. La sua tradizione sarebbe stata successivamente raccolta dal 185° Reggimento Ricognizione e Acquisizione Obiettivi.

Queste esperienze confluirono nella memoria storica delle aviotruppe del dopoguerra. È tuttavia importante non attribuire retroattivamente alla Divisione Folgore del 1942 lo scudetto azzurro con ala bianca e fulmine giallo, che appartiene a una fase successiva.

Dalla ricostruzione al basco amaranto
Dopo il conflitto, la ricostituzione delle unità paracadutiste accompagnò la trasformazione dell’Esercito italiano in forza armata repubblicana. Nel 1947 riprese l’attività organizzata del paracadutismo militare, mentre negli anni successivi si consolidarono nuove strutture addestrative e operative.

La fine della monarchia comportò il superamento delle insegne istituzionali recanti la corona reale. Restarono invece centrali il paracadute, le ali e altri elementi della tradizione militare.

Il 1° gennaio 1963 venne costituita a Pisa la Brigata Paracadutisti. Nello stesso periodo si affermò una progressiva standardizzazione dei distintivi e delle mostrine, con una maggiore diffusione degli esemplari metallici in sostituzione di precedenti realizzazioni ricamate.

Il passaggio decisivo avvenne nel 1967. Il 10 giugno la Brigata assunse ufficialmente il nome «Folgore» e il 1° luglio, durante una cerimonia a San Rossore, il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat consegnò ai paracadutisti il basco amaranto.

Il nuovo copricapo si accompagnò a un fregio metallico destinato a diventare uno dei simboli più riconoscibili delle aviotruppe italiane: una composizione che riunisce paracadute aperto, gladio e ali.

Secondo una ricostruzione specialistica, il progetto fu realizzato nel 1967 dal paracadutista Giulio Renzo Sarrica, in servizio a Pisa. L’attribuzione è sostenuta dalla pubblicazione di disegni preparatori, ma richiede ancora un riscontro definitivo attraverso gli atti militari originali di approvazione.

Lo scudetto della Folgore e l’araldica dei reggimenti
Al 1968 risale un’altra tappa importante: l’introduzione dello scudetto della Brigata, caratterizzato dal campo azzurro, dalle ali bianche e dalla saetta giallo-oro.

Secondo una ricostruzione storica, la concessione avvenne il 10 marzo di quell’anno. Una diversa ricerca attribuisce l’ideazione grafica a Gabriele Luise, ipotizzando un progetto già nel 1957. Le due date non sarebbero necessariamente incompatibili, ma la precedente attribuzione artistica deve essere considerata ancora da verificare sul piano archivistico.

Lo scudetto della Brigata non deve essere confuso con gli stemmi araldici dei singoli reggimenti. Questi ultimi raccontano storie più specifiche, attraverso simboli geografici, richiami alle campagne militari e riferimenti alle decorazioni.

Nel 183° Reggimento «Nembo», per esempio, la folgore e la fascia nebulosa richiamano le due grandi tradizioni divisionali. Nello stemma del 186° Reggimento compaiono la croce di Pisa, la fortezza di Livorno e il silfio della Cirenaica, mentre quello del 187° conserva ulteriori riferimenti ai luoghi e alle vicende della propria storia.

Il patrimonio simbolico si estende inoltre alle unità di artiglieria e del genio paracadutisti, ai reparti logistici e addestrativi, alle Forze Speciali e ai Carabinieri paracadutisti del «Tuscania», ciascuno con insegne e tradizioni proprie.

Un patrimonio da conservare e documentare
Oggi il fregio del basco amaranto, lo scudetto della Folgore, i brevetti di paracadutismo e gli stemmi dei reggimenti costituiscono elementi distinti di un’identità militare maturata nell’arco di quasi novant’anni.

Accanto alle insegne ufficiali si è sviluppata una vasta produzione di distintivi commemorativi, patch di compagnia, emblemi di missione e riproduzioni commerciali. Per lo storico e il collezionista, distinguere gli esemplari regolamentari da quelli non ufficiali è indispensabile quanto stabilirne la datazione.

La storia dei simboli paracadutisti non è dunque soltanto una successione di disegni e metalli. È la testimonianza visibile delle trasformazioni dell’Esercito italiano, dalla stagione delle prime aviotruppe alla moderna organizzazione militare.

Il gladio alato del 1941, il fregio del 1967 e lo scudetto del 1968 rappresentano tre momenti fondamentali di questa evoluzione. Non sono simboli intercambiabili, ma capitoli diversi di una stessa storia, nella quale tradizione e cambiamento hanno continuato a convivere.

     Roberto Marchetti

Fonti principali:

  1. Ministero della Difesa, I 100 anni dell’elmetto italiano, 1915–2015, sezione dedicata ai fregi delle specialità e alla circolare n. 802 del 1941.
  2. Esercito Italiano, Fregi dell’Arma di Fanteria e delle Specialità, documentazione istituzionale.
  3. Esercito Italiano, schede storiche e araldiche della Brigata Paracadutisti «Folgore» e dei reggimenti 183°, 186° e 187°.
  4. Storia della Brigata Paracadutisti, ricostruzione storica relativa alle trasformazioni ordinative e uniformologiche dal dopoguerra agli anni Sessanta.
  5. BrigataFolgore.net, ricerca specialistica sull’origine del fregio del basco amaranto e sui disegni attribuiti a Giulio Renzo Sarrica.
  6. Stato Maggiore dell’Esercito, Catalogo dei distintivi autorizzati, edizione 2012, per il riconoscimento delle insegne regolamentari.