Guido Vedovato

Guido Vedovato, nato a Cerreto Guidi il 24 dicembre 1906 e scomparso nel 2001, rappresenta una figura di rilievo nella storia militare italiana del Novecento, la cui carriera si sviluppò attraversando tutte le principali fratture politiche e strategiche che segnarono l’Italia dall’età fascista alla piena integrazione nel sistema di sicurezza euro-atlantico. Intrapresa giovanissimo la carriera delle armi in un contesto storico caratterizzato dalla riorganizzazione delle forze armate del Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale e dall’affermazione del regime fascista, Vedovato divenne ufficiale di artiglieria, specialità centrale nella dottrina militare dell’epoca, e prese parte alla guerra d’Etiopia del 1935-1936, conflitto coloniale che segnò profondamente la politica estera italiana e vide un ampio impiego di mezzi aerei, esperienza che egli maturò nella Regia Aeronautica come osservatore di aeroplano. Nel corso della seconda guerra mondiale in Europa, combattuta dall’Italia inizialmente come potenza dell’Asse, prestò servizio sia sul fronte occidentale sia su quello greco-albanese, teatri che misero in evidenza le difficoltà operative e logistiche delle forze armate italiane e che contribuirono a formare una generazione di ufficiali destinata a confrontarsi con il crollo dello Stato fascista e con la successiva fase di transizione. Durante la guerra di liberazione, nel quadro complesso della cobelligeranza italiana al fianco degli Alleati dopo l’8 settembre 1943, con il grado di tenente colonnello comandò il Gruppo di combattimento “Friuli”, unità inserita nel processo di ricostituzione dell’Esercito Italiano e impiegata nelle operazioni finali contro le forze tedesche, contribuendo alla rinascita di una tradizione militare nazionale in un contesto di profonda discontinuità istituzionale. Nel dopoguerra, mentre l’Italia repubblicana avviava la riorganizzazione delle proprie strutture statali e militari e si collocava progressivamente nel blocco occidentale, Vedovato venne impiegato presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, assumendo incarichi di crescente responsabilità, fino a ottenere il comando della Divisione “Granatieri di Sardegna”, una delle unità storiche dell’Esercito, e a ricoprire successivamente il ruolo di ispettore d’artiglieria e di sottocapo di Stato Maggiore con virtù di comando sul 3º Corpo d’Armata con sede a Milano, in una fase segnata dalla Guerra fredda e dalla necessità di adeguare dottrina, addestramento e strutture alle nuove esigenze strategiche. La sua carriera raggiunse una dimensione pienamente internazionale quando venne nominato dalla NATO comandante delle truppe alleate terrestri del Sud Europa, incarico che rifletteva il consolidamento del ruolo dell’Italia all’interno dell’Alleanza Atlantica e la fiducia riposta nella sua esperienza operativa e organizzativa. Divenne capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano dal 1967 al 1968, in un periodo di forti trasformazioni sociali e politiche interne, e successivamente capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1968 al 1970, anni segnati dall’inizio della stagione dei primi attentati terroristici e dall’emergere di nuove minacce alla sicurezza interna, contesto nel quale la sua funzione fu quella di garantire il coordinamento interforze e la stabilità dello strumento militare nazionale all’interno dell’ordinamento democratico e degli equilibri internazionali della Guerra fredda.
Roberto Marchetti
Fonte: wikipedia.org