Gruppo di combattimento “Friuli”
Il Gruppo di combattimento “Friuli” rappresentò una delle principali unità dell’Esercito italiano ricostituito dopo l’8 settembre 1943 e operò nel quadro della cobelligeranza italiana a fianco degli Alleati nel contesto della fase finale della seconda guerra mondiale in Italia, segnata dal crollo del regime fascista, dall’occupazione tedesca di gran parte della penisola e dalla necessità, per il governo del Regno d’Italia, di ricostruire una forza armata credibile sia sul piano militare sia su quello politico e morale. Le origini del reparto affondano nella tradizione della Divisione di fanteria “Friuli”, costituita nel 1939 e impiegata inizialmente sul fronte alpino occidentale nel giugno 1940, quindi trasferita nei Balcani, dove partecipò alle operazioni contro la Grecia e successivamente svolse compiti di occupazione in Jugoslavia, maturando un’esperienza operativa significativa ma anche subendo l’usura tipica delle unità impiegate in teatri difficili e caratterizzati da guerra irregolare. All’annuncio dell’armistizio con gli Alleati, la divisione si trovava in Corsica insieme alla “Cremona” e ad altre unità italiane, e in quel contesto fu protagonista, tra settembre e ottobre 1943, di un episodio di particolare rilievo politico e militare, combattendo contro le forze tedesche che tentavano di occupare l’isola, contribuendo alla loro evacuazione e dimostrando una prima, concreta volontà di resistenza armata al precedente alleato. Questa esperienza costituì uno dei presupposti che favorirono la selezione dei reparti destinati a essere riorganizzati secondo il nuovo ordinamento dei Gruppi di combattimento, grandi unità create tra il 1944 e il 1945, addestrate ed equipaggiate secondo standard britannici, inquadrate operativamente nell’8ª Armata ma mantenute sotto comando italiano, con il duplice obiettivo di reinserire l’Italia nel consesso delle nazioni combattenti e di fornire un contributo militare diretto alla liberazione del territorio nazionale. Il Gruppo di combattimento “Friuli” venne formalmente costituito nel luglio 1944, ereditando il nome e le tradizioni della divisione, e articolato su due reggimenti di fanteria, il 87° e l’88°, un reggimento di artiglieria, reparti del genio, servizi e supporti logistici, per un organico complessivo di circa 9.000 uomini; l’addestramento si svolse prevalentemente in Puglia sotto la supervisione di istruttori britannici e fu caratterizzato da un intenso processo di riorganizzazione dottrinale, volto ad adattare personale e quadri italiani alle tattiche della guerra moderna di movimento e di cooperazione interarmi, con particolare attenzione all’impiego dell’artiglieria, al coordinamento con le forze corazzate alleate e all’uso delle comunicazioni. Dal punto di vista dell’equipaggiamento, il “Friuli” fu dotato quasi esclusivamente di materiale britannico, comprese armi individuali, mitragliatrici, pezzi d’artiglieria e mezzi di trasporto, elemento che contribuì a rafforzare l’integrazione operativa con le forze anglo-americane ma che richiese uno sforzo notevole di adattamento tecnico e logistico. L’impiego operativo del Gruppo di combattimento “Friuli” iniziò all’inizio del 1945 sul fronte della Linea Gotica, nel settore dell’Appennino tosco-emiliano, in un momento in cui il conflitto in Italia era entrato in una fase di logoramento ma si preparava alla decisiva offensiva di primavera; inserito nel dispositivo dell’8ª Armata britannica, il reparto fu impegnato in operazioni offensive e difensive in un terreno difficile, caratterizzato da alture, corsi d’acqua e infrastrutture distrutte, affrontando unità tedesche esperte e ben trincerate. Tra marzo e aprile 1945 il “Friuli” partecipò alle operazioni volte allo sfondamento delle posizioni tedesche e all’avanzata verso la pianura padana, distinguendosi in particolare nei combattimenti per l’attraversamento del fiume Senio e successivamente del Santerno, azioni che richiesero coordinamento, disciplina e capacità di sostenere perdite in un contesto di guerra ancora intensa, nonostante l’imminente crollo del Terzo Reich. Nel corso dell’offensiva finale, il gruppo di combattimento avanzò in direzione di Imola e Castel San Pietro, contribuendo alla liberazione di centri abitati e alla cattura di prigionieri, fino a raggiungere il Po nei giorni immediatamente precedenti la resa delle forze tedesche in Italia, avvenuta il 2 maggio 1945. Sul piano umano e simbolico, l’esperienza del “Friuli” assunse un valore che andò oltre il pur rilevante contributo tattico, poiché dimostrò la capacità dell’Esercito italiano di riorganizzarsi dopo il collasso del 1943, di combattere con disciplina e determinazione a fianco degli Alleati e di riacquistare una parte della credibilità perduta negli anni precedenti, in un contesto segnato da profonde lacerazioni politiche, dalla guerra civile e dalla presenza di un movimento di resistenza armata che operava parallelamente alle forze regolari. Al termine del conflitto, il Gruppo di combattimento “Friuli” venne sciolto nel quadro della generale riorganizzazione delle Forze Armate italiane, ma le sue tradizioni furono raccolte dalla ricostituita Divisione “Friuli”, destinata a svolgere un ruolo di rilievo nell’Esercito della Repubblica nel nuovo scenario geopolitico del secondo dopoguerra, segnato dall’inizio della Guerra fredda e dall’inserimento dell’Italia nel sistema di alleanze occidentali.
Roberto Marchetti
Fonte: Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico, I Gruppi di Combattimento dell’Esercito Italiano nella Guerra di Liberazione (1944-1945), Roma, Ufficio Storico SME, varie edizioni.


