Pisa, due secoli di caserme

Pisa, due secoli di caserme

Pisa, due secoli di caserme: come la presenza militare ha trasformato la città
La storia delle caserme di Pisa coincide con quella della sua evoluzione urbana. Dall’Ottocento a oggi, la presenza militare ha influenzato la crescita della città, modificandone l’assetto, l’economia e i collegamenti tra i quartieri. Se un tempo le grandi strutture militari occupavano il centro storico, oggi molte sono oggetto di riconversione, mentre le funzioni operative si concentrano nelle aree periferiche.
La prima svolta risale all’inizio del XIX secolo, quando la demolizione della Fortezza Nuova lasciò spazio al futuro Giardino Scotto, segnando il passaggio da un’infrastruttura difensiva a uno spazio pubblico. Con l’Unità d’Italia la presenza militare tornò a rafforzarsi attraverso la costruzione di nuove caserme destinate a ospitare reparti e organizzare la leva.
Emblematica è la vicenda della caserma Artale. Nata ufficialmente il 14 aprile 1892 come caserma “Umberto I”, fu costruita tra il 1884 e il 1892 su un’area ceduta dal Comune, che vedeva nell’arrivo di un reggimento un’opportunità di sviluppo economico. In seguito intitolata ad Artale, ha ospitato numerosi reparti dell’Esercito, tra cui lo “storico” Battaglione logistico paracadutisti  “Folgore”. Per oltre un secolo ha occupato un intero isolato del quartiere Santa Maria, creando una vasta area chiusa nel cuore della città. La sua piazza d’armi è ancora oggi il secondo spazio aperto più grande del centro storico dopo Piazza del Duomo.
Importante anche la caserma Curtatone e Montanara, ricavata da un antico complesso conventuale nel quartiere San Martino. Per decenni sede del distretto militare e dell’ufficio leva, ha accolto migliaia di giovani chiamati al servizio militare. Il nome ricorda gli studenti della Guardia Universitaria Toscana caduti nella battaglia di Curtatone e Montanara del 1848. Con la dismissione del 1995 il complesso è diventato uno dei maggiori spazi inutilizzati del centro storico.
Nel Novecento la geografia militare si è progressivamente spostata verso l’esterno della città. L’aeroporto di San Giusto, militarizzato durante la Prima guerra mondiale e oggi sede della 46ª Brigata Aerea, ha consolidato il ruolo di Pisa nel trasporto aereo militare. Restano operative anche la caserma Gamerra, sede del Centro Addestramento Paracadutismo, e la Bechi Luserna, quartier generale del Reggimento logistico paracadutisti “Folgore” (erede del Btg logistico).
La fine della Guerra fredda, la sospensione della leva obbligatoria e la riorganizzazione delle Forze armate hanno ridimensionato il ruolo delle grandi caserme storiche. Nel 2017 Comune, Agenzia del Demanio e Ministero della Difesa hanno sottoscritto un accordo per il recupero delle ex caserme Artale e Curtatone e Montanara, destinandole a residenze, studentati, edilizia sociale e spazi pubblici.
L’Artale, estesa su circa 18 mila metri quadrati, è stata venduta nel 2021 alla società San Ranieri S.r.l. Nel febbraio 2026 sono iniziate le prime demolizioni per realizzare un parcheggio multipiano pubblico tra via Nicola Pisano e via Derna. Il progetto comprende anche uno studentato, abitazioni, servizi e una grande area verde accessibile ai cittadini.
Anche la Curtatone e Montanara è interessata da un importante intervento di riqualificazione, firmato dallo studio Pierattelli Architetture. Il piano prevede il recupero degli edifici storici e la realizzazione di alloggi privati e sociali, spazi professionali e nuovi percorsi pubblici. L’intervento è stato però accompagnato da forti polemiche: nel novembre 2023 l’abbattimento della maggior parte degli alberi del parco interno ha suscitato le proteste di residenti e associazioni ambientaliste, riaprendo il dibattito sul rapporto tra rigenerazione urbana e tutela del verde.
Oggi la presenza militare a Pisa ha assunto un volto diverso. Le attività operative si concentrano nelle strutture periferiche, mentre il centro storico recupera spazi rimasti chiusi per oltre un secolo. La trasformazione delle ex caserme rappresenta così una delle più importanti occasioni di rigenerazione urbana degli ultimi decenni. Da luoghi nati “chiusi” per difendere, questi complessi sono diventati nuovi quartieri aperti, restituendo alla città spazi, servizi e verde pubblico. Una sfida che non riguarda solo il recupero degli edifici, ma il modo in cui Pisa immagina il proprio futuro senza dimenticare la sua storia.

     Roberto Marchetti