Squadriglie di Soccorso
Le Squadriglie di Soccorso tra cui quelle del Comitato milanese, nacquero nel 1866 e rappresentano il capitolo fondamentale in Italia della storia del soccorso sanitario in tempo di guerra, costituendo l’embrione ed il modello di sviluppo di quella che diventerà in seguito la Croce Rossa Italiana. Nel fervente clima del Risorgimento italiano, alla metà del XIX secolo, si sviluppa in Italia, tra cui Milano, una sensibilità nuova verso l’assistenza umanitaria ai feriti negli scontri bellici ispirata al nascente movimento internazionale per il soccorso ai militari feriti in guerra, antesignano dell’odierno Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).
Il 15 giugno 1864, poco prima che l’Italia sottoscrivesse la Convenzione di Ginevra del 22 agosto 1864, si costituisce spontaneamente a Milano il “Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti e ai malati in guerra” facendo propri quei valori e quelle proposte del cittadino svizzero Henry Dunant, contenute nel suo memoriale di guerra, quale diretto testimone, dal titolo “Un souvenir de Solferino” che era stato pubblicato nel novembre 1862. A sostenere e realizzare tale iniziativa fu il “Comitato Medico Milanese” dell’ Associazione Medica Italiana diretta dal dottor Cesare Castiglioni ed all’interno dell’Associazione Medica Italiana seguirono l’esempio altri “Comitati Medici” in varie città: Pavia, Firenze, Torino e altre ancora.
Questo primo nucleo organizzato, preparato ed addestrato, di volontari si poneva l’obiettivo di offrire soccorso e assistenza ai combattenti feriti sui campi di battaglia, segnando così l’avvio di un’attività sistematica di prima assistenza e protezione alle vittime in situazioni di guerra sul territorio italiano e ponendo le basi di un’organizzazione destinata a evolversi nel tempo verso forme sempre più strutturate di intervento sanitario e soccorso umanitario come risposta del mondo civile al flagello della guerra. Il 1º giugno 1866 rappresenta una data cruciale nella vita delle Squadriglie di Soccorso e, più in generale, nella storia della Croce Rossa Italiana che fino a qual momento non era stata ancora istituita per legge: verrà infatti fondata ed eretta in corpo morale con il R.D. 7.2.1884 n°.1243. In quella data del 1° giugno, con lo scopo di assolvere agli impegni derivanti all’Italia dalla Convenzione di Ginevra, stipulata il 22/8/1864, il Ministro della Guerra del Regno d’Italia, emanò la Circolare N°. 2146, dove il personale delle Squadriglie di Soccorso veniva ufficialmente assoggettato alla disciplina militare. I volontari vennero dotati di uniforme, equiparati ai gradi del Regio Esercito italiano e gli venne affidata la croce rossa in campo bianco come previsto dalla Convenzione di Ginevra dando così attuazione al nascente diritto internazionale per la protezione dei feriti e malati, ed il rispetto della neutralità dei soccorritori, sui campi di battaglia. Queste prime unità di soccorso vennero inserite nel quadro formale delle forze operative sul campo, segnando di fatto la nascita del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Le Squadriglie, costituite da volontari addestrati a prestare soccorso ed all’assistenza sanitaria, vennero subito impiegate nel conflitto della Terza Guerra d’Indipendenza (1866): su disposizione dello Stato Maggiore ed assegnati alle dipendenze dei Corpi d’Armata, parteciparono alla battaglia di Custoza dove lì ricevettero il loro “battesimo del fuoco” dal 22 al 27 giugno 1866, prestando cure ai soldati feriti tra le linee e nei campi di battaglia. Questo primo impiego operativo segnò la prova concreta della loro capacità di manovra nelle condizioni belliche di allora, confermando l’importanza della loro presenza al seguito degli eserciti operanti nei conflitti. Nel decennio successivo le Squadriglie vennero nuovamente chiamate all’attività operativa in altre guerre risorgimentali italiane: partecipano alle operazioni militari a Mentana nel 1867 ed a Porta Pia nel 1870, in soccorso dei soldati feriti durante la campagna che portò all’unificazione di Romaal Regno d’Italia. In questo periodo la loro funzione evolve, poiché l’esperienza diretta sui campi di battaglia consente di affinare le tecniche di soccorso e di sgombero, di consolidare la loro disciplina interna e sviluppare una cultura organizzativa solidale riguardo la popolazione che si riflette nella sempre più stretta integrazione tra le Squadriglie e le Forze Armate dello Stato. Con il passare degli anni e lo sviluppo nel tempo di pace, i volontari che costituivano le antiche Squadriglie di Soccorso proseguiranno ad operare integrati nelle fila del nascente Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, la definizione ufficiale mutò qualche tempo dopo in “squadriglie di assistenza”, ma continuarono a partecipare alle numerose campagne militari e varie crisi umanitarie, non solo in Italia ma anche all’estero, costituendo il modello per la trasformazione e l’espansione della nuova organizzazione della Croce Rossa. Nel corso del restante XIX secolo, questo originario nucleo storico, ormai incardinato all’interno della Croce Rossa Italiana, sarà coinvolto tra le tante operazioni di soccorso durante la guerra d’Eritrea (1895–1896), con la partecipazione alle campagne e alla tragica battaglia di Adua.
L’inizio del XX secolo, con le sue trasformazioni sociali e lo sviluppo tecnico industriale, segnerà un sostanziale riadattamento dell’originario modello operativo di intervento delle squadriglie di soccorso, infatti il Corpo Militare Volontario della C.R.I. sarà sempre più integrato nelle strutture sanitarie chiamate ad affrontare catastrofi e guerre: guerra Italo – Turca (Libia 1911), ed il primo conflitto mondiale con migliaia, tra ufficiali e militi della CRI, impegnati nel soccorrere, sgombrare, curare e trasportare i feriti di guerra, pur tuttavia evidenziando una continuità di adattamento delle competenze ed esperienze acquisite sui fronti di guerra dalle prime squadriglie di soccorso affrontando scale operative sempre più ampie e rispondenti ai nuovi moderni mezzi e metodi di combattimento, nonché quegli interventi per “sollevare le popolazioni civili da catastrofi e sciagure”.
Il contributo delle Squadriglie di Soccorso, di cui il Comitato milanese è oggi ricordato come primo esempio storico di organizzazione, preparazione e numero di volontari mobilitati, non si limitò solo alle prime fasi del nascente movimento della Croce Rossa in Italia, ma costituì l’elemento fondante di un’esperienza che venne condivisa assieme ad altri Comitati in quel primo periodo, incrociando i percorsi istituzionali ed operativi che saranno della Croce Rossa Italiana con quelli del servizio sanitario e militare. La sua eredità storica risiede nella combinazione tra spirito volontario, disciplina militare, preparazione e competenza, rimanendo con tale anima fedele alla propria missione di soccorso nonostante i cambiamenti e l’evoluzione delle moderne strutture di soccorso, militare e civili, presenti oggi nel nostro Paese.
Abstract by
Roberto Marchetti
Giuseppe Antonio Cacciatore
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