Squadriglie di Soccorso

Squadriglie di Soccorso

Le Squadriglie di Soccorso tra cui quelle del Comitato milanese, nacquero nel 1866 e rappresentano il capitolo fondamentale in Italia della storia del soccorso sanitario in tempo di guerra, costituendo l’embrione ed il modello di sviluppo di quella che diventerà in seguito la Croce Rossa Italiana. Nel fervente clima del Risorgimento italiano, alla metà del XIX secolo, si sviluppa in Italia, tra cui Milano, una sensibilità nuova verso l’assistenza umanitaria ai feriti negli scontri bellici ispirata al nascente movimento internazionale per il soccorso ai militari feriti in guerra, antesignano dell’odierno Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).
Il 15 giugno 1864, poco prima che l’Italia sottoscrivesse la Convenzione di Ginevra del 22 agosto 1864, si costituisce spontaneamente a Milano il “Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti e ai malati in guerra” facendo propri quei valori e quelle proposte del cittadino svizzero Henry Dunant, contenute nel suo memoriale di guerra, quale diretto testimone, dal titolo “Un souvenir de Solferino” che era stato pubblicato nel novembre 1862. A sostenere e realizzare tale iniziativa fu il “Comitato Medico Milanese” dell’ Associazione Medica Italiana diretta dal dottor Cesare Castiglioni ed all’interno dell’Associazione Medica Italiana seguirono l’esempio altri “Comitati Medici” in varie città: Pavia, Firenze, Torino e altre ancora.
Questo primo nucleo organizzato, preparato ed addestrato, di volontari si poneva l’obiettivo di offrire soccorso e assistenza ai combattenti feriti sui campi di battaglia, segnando così l’avvio di un’attività sistematica di prima assistenza e protezione alle vittime in situazioni di guerra sul territorio italiano e ponendo le basi di un’organizzazione destinata a evolversi nel tempo verso forme sempre più strutturate di intervento sanitario e soccorso umanitario come risposta del mondo civile al flagello della guerra. Il 1º giugno 1866 rappresenta una data cruciale nella vita delle Squadriglie di Soccorso e, più in generale, nella storia della Croce Rossa Italiana che fino a qual momento non era stata ancora istituita per legge: verrà infatti fondata ed eretta in corpo morale con il R.D. 7.2.1884 n°.1243. In quella data del 1° giugno, con lo scopo di assolvere agli impegni derivanti all’Italia dalla Convenzione di Ginevra, stipulata il 22/8/1864, il Ministro della Guerra del Regno d’Italia, emanò la Circolare N°. 2146, dove il personale delle Squadriglie di Soccorso veniva ufficialmente assoggettato alla disciplina militare. I volontari vennero dotati di uniforme, equiparati ai gradi del Regio Esercito italiano e gli venne affidata la croce rossa in campo bianco come previsto dalla Convenzione di Ginevra dando così attuazione al nascente diritto internazionale per la protezione dei feriti e malati, ed il rispetto della neutralità dei soccorritori, sui campi di battaglia. Queste prime unità di soccorso vennero inserite nel quadro formale delle forze operative sul campo, segnando di fatto la nascita del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Le Squadriglie, costituite da volontari addestrati a prestare soccorso ed all’assistenza sanitaria, vennero subito impiegate nel conflitto della Terza Guerra d’Indipendenza (1866): su disposizione dello Stato Maggiore ed assegnati alle dipendenze dei Corpi d’Armata, parteciparono alla battaglia di Custoza dove lì ricevettero il loro “battesimo del fuoco” dal 22 al 27 giugno 1866, prestando cure ai soldati feriti tra le linee e nei campi di battaglia. Questo primo impiego operativo segnò la prova concreta della loro capacità di manovra nelle condizioni belliche di allora, confermando l’importanza della loro presenza al seguito degli eserciti operanti nei conflitti. Nel decennio successivo le Squadriglie vennero nuovamente chiamate all’attività operativa in altre guerre risorgimentali italiane: partecipano alle operazioni militari a Mentana nel 1867 ed a Porta Pia nel 1870, in soccorso dei soldati feriti durante la campagna che portò all’unificazione di Romaal Regno d’Italia. In questo periodo la loro funzione evolve, poiché l’esperienza diretta sui campi di battaglia consente di affinare le tecniche di soccorso e di sgombero, di consolidare la loro disciplina interna e sviluppare una cultura organizzativa solidale riguardo la popolazione che si riflette nella sempre più stretta integrazione tra le Squadriglie e le Forze Armate dello Stato. Con il passare degli anni e lo sviluppo nel tempo di pace, i volontari che costituivano le antiche Squadriglie di Soccorso proseguiranno ad operare integrati nelle fila del nascente Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, la definizione ufficiale mutò qualche tempo dopo in “squadriglie di assistenza”, ma continuarono a partecipare alle numerose campagne militari e varie crisi umanitarie, non solo in Italia ma anche all’estero, costituendo il modello per la trasformazione e l’espansione della nuova organizzazione della Croce Rossa. Nel corso del restante XIX secolo, questo originario nucleo storico, ormai incardinato all’interno della Croce Rossa Italiana, sarà coinvolto tra le tante operazioni di soccorso durante la guerra d’Eritrea (1895–1896), con la partecipazione alle campagne e alla tragica battaglia di Adua.
L’inizio del XX secolo, con le sue trasformazioni sociali e lo sviluppo tecnico industriale, segnerà un sostanziale riadattamento dell’originario modello operativo di intervento delle squadriglie di soccorso, infatti il Corpo Militare Volontario della C.R.I. sarà sempre più integrato nelle strutture sanitarie chiamate ad affrontare catastrofi e guerre: guerra Italo – Turca (Libia 1911), ed il primo conflitto mondiale con migliaia, tra ufficiali e militi della CRI, impegnati nel soccorrere, sgombrare, curare e trasportare i feriti di guerra, pur tuttavia evidenziando una continuità di adattamento delle competenze ed esperienze acquisite sui fronti di guerra dalle prime squadriglie di soccorso affrontando scale operative sempre più ampie e rispondenti ai nuovi moderni mezzi e metodi di combattimento, nonché quegli interventi per “sollevare le popolazioni civili da catastrofi e sciagure”.
Il contributo delle Squadriglie di Soccorso, di cui il Comitato milanese è oggi ricordato come primo esempio storico di organizzazione, preparazione e numero di volontari mobilitati, non si limitò solo alle prime fasi del nascente movimento della Croce Rossa in Italia, ma costituì l’elemento fondante di un’esperienza che venne condivisa assieme ad altri Comitati in quel primo periodo, incrociando i percorsi istituzionali ed operativi che saranno della Croce Rossa Italiana con quelli del servizio sanitario e militare. La sua eredità storica risiede nella combinazione tra spirito volontario, disciplina militare, preparazione e competenza, rimanendo con tale anima fedele alla propria missione di soccorso nonostante i cambiamenti e l’evoluzione delle moderne strutture di soccorso, militare e civili, presenti oggi nel nostro Paese.


Abstract by
Roberto Marchetti
Giuseppe Antonio Cacciatore


Bibliografia:

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    nascita al 1914 I. Saggi, a cura di Costantino Cipolla e Paolo Vanni, Edizioni Franco Angeli, 2013, Milano
  • Nico Bortolato, “Teoria e prassi del volontariato nella storia della CRI”, pag. 312, in Storia della Croce Rossa
    Italiana dalla nascita al 1914 I. Saggi, a cura di Costantino Cipolla e Paolo Vanni, Edizioni Franco Angeli,
    2013, Milano
  • Duccio Vanni, Giorgio Ceci, Veronica Grillo, “Le prime esperienze sui campi di battaglia”, pagg. 523-535, in
    Storia della Croce Rossa Italiana dalla nascita al 1914 I. Saggi, a cura di Costantino Cipolla e Paolo Vanni,
    Edizioni Franco Angeli, 2013, Milano
  • Paolo Vanni, “Cronologia essenziale ragionata della storia della CRI in relazione alla storia d’Italia e del
    CICR”, pag. 817, in Storia della Croce Rossa Italiana dalla nascita al 1914 I. Saggi, a cura di Costantino
    Cipolla e Paolo Vanni, Edizioni Franco Angeli, 2013, Milano
  • Matteo Cannonero, “Istituzione della società di Croce Rossa nel Regno d’Italia”, cap.3.1, in Neutralità e Croce
    Rossa, alle origini dell’idea del soccorso umanitario in tempo di guerra, Matteo Cannonero, Booksprint
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  • Franco A. Fava, “Storia sociale del Comitato di Torino”, pagg, 26 e 34, in Storia della Croce Rossa in
    Piemonte dalla nascita al 1914, a cura di Costantino Cipolla, Alberto Ardissone, Franco A. Fava, Edizioni
    Franco Angeli, 2015, Milano
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    Piemonte dalla nascita al 1914, a cura di Costantino Cipolla, Alberto Ardissone, Franco A. Fava, Edizioni
    Franco Angeli, 2015, Milano
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    al 31 dicembre 1866”, pagg. 18, 20, 24, 28 e pag. 24 prospetti, Tipografia Pier Capponi, 1867, Firenze
    (Biblioteca Nazionale Centrale – Firenze (444 5)).
  • Marcello Cinotti, “Storia del Comitato di Siena”, pag. 365, in Storia della Croce Rossa in Toscana dalla nascita
    al 1914, I. Studi, a cura di Fabio Bertini, Costantino Cipolla, Paolo Vanni, Edizioni Franco Angeli, 2016,
    Milano.
  • Giampiero Alessandro, Alberto Biagini, “Dalle origini del Corpo alle grandi manovre del 1911”, pagg. 678-
    680, in Storia della Croce Rossa in Toscana dalla nascita al 1914, I. Studi, a cura di Fabio Bertini, Costantino
    Cipolla, Paolo Vanni, Edizioni Franco Angeli, 2016, Milano.

Categorie CRI

Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC)

Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC)

Fonte: wikipedia.org

La Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies, IFRC) rappresenta una delle principali componenti del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, una vasta organizzazione umanitaria di portata globale che, con i suoi 97 milioni di membri e volontari, costituisce una delle più grandi reti solidali del mondo. L’IFRC è un’organizzazione internazionale non governativa fondata con l’obiettivo di ispirare, incoraggiare e sostenere l’azione umanitaria delle società nazionali che la compongono, oggi 191 in tutto il mondo. Il suo funzionamento è garantito dai contributi annuali delle società nazionali aderenti e da finanziamenti finalizzati a specifici programmi di soccorso e sviluppo, rendendo l’IFRC un organismo che agisce con ampia autonomia ma in stretto coordinamento con attori internazionali. La nascita dell’IFRC è strettamente legata alle conseguenze della Prima guerra mondiale. Henry Pomeroy Davison, dirigente della Croce Rossa Americana e figura chiave nella storia del movimento, comprese la necessità di estendere il campo d’azione delle società di Croce Rossa oltre l’ambito strettamente bellico. In occasione di una conferenza internazionale di medicina da lui organizzata a Parigi il 5 maggio 1919, Davison avanzò la proposta di trasformare la Croce Rossa in uno strumento attivo anche in tempo di pace, capace di intervenire nelle emergenze civili e di contribuire allo sviluppo delle comunità. Fu in quella sede che venne fondata la Lega delle Società della Croce Rossa, sulla falsariga della coeva Società delle Nazioni, raccogliendo fin da subito l’adesione delle società nazionali di Italia, Francia, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti. Questa struttura prese poi il nome di Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nel 1991, consolidando la propria identità e missione all’interno del panorama umanitario mondiale. Il 19 ottobre 1994, all’IFRC venne riconosciuto lo status di osservatore presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, un riconoscimento formale della sua rilevanza internazionale e del suo ruolo centrale nella risposta umanitaria globale. I compiti assegnati all’IFRC all’interno del Movimento sono molteplici e strutturati in funzione della sua vocazione coordinativa, educativa e operativa. Innanzitutto, essa funge da legame tra le diverse società nazionali, facilitando il dialogo, la collaborazione e la condivisione di esperienze e buone pratiche. Promuove attivamente la costituzione di nuove società nazionali, contribuendo alla diffusione dei principi fondamentali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa anche in contesti dove queste realtà non sono ancora presenti. In caso di calamità naturali o crisi umanitarie, l’IFRC agisce come coordinatore delle operazioni di soccorso, spesso in cooperazione con l’UNDRO (United Nations Disaster Relief Organization), garantendo un approccio tempestivo, integrato e conforme agli standard internazionali. Collabora inoltre come partner operativo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), prestando assistenza ai profughi e sfollati al di fuori delle zone di conflitto. Un’area di particolare rilievo per l’IFRC è quella sanitaria: essa lavora con le società nazionali per migliorare lo stato di salute delle popolazioni, promuovendo l’educazione sanitaria, organizzando campagne di prevenzione e supportando lo sviluppo di sistemi sanitari locali più resilienti. All’interno dei programmi rivolti ai giovani, l’IFRC promuove attività sociosanitarie che mirano a sviluppare una cultura della solidarietà, della responsabilità civile e del benessere collettivo. Un ulteriore ambito di intervento riguarda la donazione del sangue: la Federazione incoraggia tale pratica attraverso la diffusione del Codice di etica per il dono e la trasfusione del sangue, uno strumento normativo ed educativo volto a garantire trasparenza, sicurezza e rispetto per i donatori e i riceventi. Infine, in collaborazione con il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), l’IFRC contribuisce alla diffusione e all’approfondimento del diritto internazionale umanitario, rafforzando la consapevolezza dei diritti e dei doveri in situazioni di conflitto armato e promuovendo il rispetto delle norme umanitarie da parte degli attori statali e non statali. Attraverso questa ampia gamma di funzioni, l’IFRC si configura come una struttura dinamica, capace di adattarsi ai mutamenti del contesto internazionale, mantenendo però salda la propria missione originaria di soccorso, solidarietà e promozione della dignità umana.

     Roberto Marchetti

Fonte:wikipedia.org

Categorie CRI

Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR)

Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR)

Fonte: wikipedia.org

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), noto internazionalmente con l’acronimo ICRC (International Committee of the Red Cross), rappresenta una delle più antiche e autorevoli istituzioni umanitarie esistenti, un unicum nel panorama del diritto internazionale e della diplomazia umanitaria. Fondato a Ginevra, in Svizzera, dove tuttora ha la propria sede, il Comitato è costituito come un’associazione privata di diritto svizzero. La sua struttura interna è regolata da uno statuto che prevede la cooptazione di membri, tra un minimo di 15 e un massimo di 25 persone fisiche, tutte di cittadinanza svizzera, le quali vengono selezionate direttamente dal Comitato stesso, garantendo così un alto livello di continuità, coesione e discrezione nel funzionamento interno. L’essenza del CICR risiede nella sua missione umanitaria, fondata su principi di imparzialità, neutralità e indipendenza. Questi valori, ben oltre le formulazioni ideali, sono diventati l’architrave operativa dell’azione dell’organizzazione nei contesti più drammatici e complessi della storia contemporanea: guerre, conflitti armati, rivolte, disordini civili, crisi interne. La missione principale del Comitato è duplice: da un lato proteggere le vittime dei conflitti armati e della violenza interna, offrendo assistenza e tutela a civili, prigionieri di guerra, feriti, sfollati; dall’altro custodire, promuovere e vigilare sul rispetto del diritto internazionale umanitario, che trova il suo fondamento giuridico nelle quattro Convenzioni di Ginevra e nei Protocolli aggiuntivi del 1977. In virtù di questa responsabilità, il CICR svolge un ruolo consultivo e operativo cruciale in numerosi scenari internazionali, intervenendo sia direttamente che attraverso una rete capillare di delegati.

Il Comitato non agisce isolatamente, ma è parte integrante del più vasto Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che comprende anche la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, e un totale di 191 Società Nazionali, ciascuna radicata nel proprio contesto territoriale. Questo articolato sistema di governance multilivello consente al Movimento di operare con efficacia su scala globale, con sinergie che uniscono dimensioni locali e interventi transnazionali. Il riconoscimento internazionale del ruolo del CICR è testimoniato anche dal prestigio dei riconoscimenti ricevuti nel corso del tempo. L’organizzazione è stata insignita del Premio Nobel per la Pace in tre diverse occasioni: nel 1917 e nel 1944, per l’opera svolta durante i due conflitti mondiali; e nel 1963, in occasione del centenario della Croce Rossa, in condivisione con la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. A questi si aggiunge il Premio Balzan per l’Umanità, la Pace e la Fratellanza fra i Popoli, assegnato nel 1996, con particolare riferimento all’opera di assistenza svolta negli ospedali di Wazir Akbar Khan e Karte Seh a Kabul, in Afghanistan, dove il CICR si è distinto per attività di riabilitazione fisica e rieducazione delle vittime di guerra, con un’attenzione particolare ai mutilati a causa delle mine antiuomo.

La vocazione internazionale del Comitato è stata ulteriormente sancita nel 1990, quando, il 16 ottobre, gli è stato riconosciuto lo status di osservatore permanente presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, conferendogli una posizione di rilievo anche nel contesto della diplomazia multilaterale. Questa presenza rafforza il ruolo del CICR come interlocutore privilegiato tra le organizzazioni internazionali, i governi e gli attori non statali nei processi di costruzione della pace, di mediazione umanitaria e di promozione dei diritti umani nei teatri di conflitto. Sul piano operativo, il CICR ha mantenuto nel tempo una propria identità organizzativa, originariamente esclusivamente elvetica. Inizialmente, infatti, anche i delegati sul campo erano scelti solo tra cittadini svizzeri, in linea con una tradizione di neutralità e riservatezza associata storicamente alla Svizzera. Tuttavia, l’espansione delle crisi globali e l’aumento della necessità di interventi diretti in molteplici teatri di guerra hanno imposto una progressiva apertura anche a personale qualificato proveniente da altri Paesi, sebbene la supervisione delle operazioni e la direzione politica rimangano ancorate alla struttura originaria del Comitato.

Un tratto distintivo del CICR, rispetto ad altre organizzazioni internazionali, è il suo particolare status giuridico. Esso rappresenta uno dei pochi esempi di soggetto non statuale a possedere una personalità giuridica internazionale, la cui natura è definita come “funzionale”. Questo significa che la legittimità e la capacità giuridica internazionale del CICR non derivano dal riconoscimento formale da parte degli Stati, come accade per le organizzazioni intergovernative, ma sono riconducibili alle funzioni umanitarie che esso svolge e al consenso generalizzato rispetto alla sua missione e alla sua condotta. Tale condizione consente al Comitato di agire con maggiore flessibilità, al di là degli ostacoli politico-diplomatici che spesso limitano l’operato di altri attori internazionali, e di porsi come mediatore e garante del diritto umanitario nei luoghi dove la guerra cancella ogni altro diritto.

     Roberto Marchetti

Fonte: wikipedia.org

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Diritto Umanitario Internazionale

Diritto Umanitario Internazionale

Giuseppe Antonio Cacciatore, ufficiale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana (C.R.I.), fu incaricato nel giugno 2007, per disposizione del Comando dell’ VIII Centro di Mobilitazione di Firenze, di svolgere attività di docenza nell’ambito del Corso Base per l’applicazione del Diritto Internazionale Umanitario (D.I.U.) nei conflitti armati presso la Caserma “Vito Artale” di Pisa, sede del 6° Reggimento di Manovra (6° RE.MA.) dell’Esercito Italiano. L’iniziativa formativa, prevista in conformità al mandato istituzionale della C.R.I. per la diffusione del D.I.U. tra il personale militare e svolta in collaborazione con lo Stato Maggiore della Difesa, rappresentava una delle attività qualificanti dell’VIII Centro di Mobilitazione, da cui dipendeva direttamente il personale docente.

L’impegno da istruttore del tenente commissario Cacciatore si inserì dunque in un quadro operativo già consolidato, in cui il Corpo Militare della C.R.I. svolgeva un ruolo tecnico-didattico nell’addestramento del personale delle Forze Armate italiane in materia di diritto umanitario. Il Corso, rivolto a ufficiali, sottufficiali, sergenti, graduati e truppa del 6° RE.MA., si articolava in più giornate formative, ciascuna caratterizzata da sessioni tematiche su principi, norme e obblighi del diritto bellico, secondo le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i Protocolli Aggiuntivi del 1977.

Cacciatore tenne lezioni su tre argomenti fondamentali del D.I.U.: la protezione dei militari feriti, malati e naufraghi; la protezione del personale sanitario, dei trasporti e dei materiali sanitari; e la protezione dei prigionieri di guerra. Le sue lezioni, supportate da materiali multimediali, dispense tecniche e documenti ufficiali del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), furono pensate per armonizzare l’insegnamento dei precetti umanitari con la formazione operativa dei reparti. Fu inoltre designato come tutor degli allievi per le esercitazioni applicative finali, svolte mediante un avanzato programma didattico interattivo approvato dal CICR e modellato su situazioni di combattimento.

Il contributo didattico di Cacciatore si caratterizzò per il rigore espositivo e per la capacità di integrare i concetti normativi del D.I.U. con i riferimenti tecnico-operativi propri del linguaggio militare. Ciò fu particolarmente evidente nelle sessioni rivolte ai quadri del Reggimento, durante le quali affrontò anche quesiti complessi relativi all’efficacia delle norme umanitarie nei teatri moderni, contraddistinti da tecnologie avanzate e da dottrine di guerra net-centrica. Rispose a tali sollecitazioni con puntualità normativa e visione sistemica, richiamando documenti dello Stato Maggiore della Difesa e sottolineando la necessità di applicare gli strumenti di protezione previsti dalle norme già in vigore, come i segnali radio, luminosi ed elettronici, in coerenza con il principio dell’obbligo di distinzione nei combattimenti e la protezione umanitaria.

Nella giornata del 27 giugno, rivolgendosi ai sottufficiali della Caserma Bechi Luserna, approfondì il tema della tutela giuridica dei trasporti e materiali sanitari, adattando il linguaggio tecnico-giuridico al contesto operativo dei frequentatori, molti dei quali avevano partecipato a missioni internazionali. L’interesse suscitato fu confermato dalla vivacità delle domande e dalla qualità del confronto sviluppato in aula.

Durante le giornate successive, in cui furono coinvolti militari di truppa, sergenti e graduati, Cacciatore introdusse un efficace strumento di collegamento tra etica militare e diritto umanitario attraverso la distribuzione del “Decalogo del combattente”, tratto dal Manuale del combattente dell’Esercito Italiano. Il documento fu utilizzato come mappa di riferimento pratica per aiutare i frequentatori a interiorizzare i principi del D.I.U. secondo una prospettiva operativa. Il metodo si rivelò particolarmente utile nel guidare i militari più giovani e meno esperti attraverso la comprensione concreta delle norme applicabili, contribuendo al successo delle esercitazioni finali, che registrarono livelli di preparazione molto elevati.

Nelle ultime giornate di corso, l’11 e il 12 luglio, Cacciatore fu anche designato quale ufficiale referente per lo svolgimento delle sessioni presso la Caserma Artale. Oltre a tenere lezioni e a supervisionare le attività didattiche, curò l’inquadramento generale, la gestione dei frequentatori e il coordinamento diretto con i docenti provenienti da diverse regioni. In queste giornate emerse chiaramente il consolidamento del suo ruolo nella struttura formativa, riconosciuto anche pubblicamente dal Comandante del Reggimento che, durante l’adunata del 12 luglio, ringraziò la Croce Rossa Italiana e i suoi rappresentanti per il prezioso contributo offerto alla formazione del personale.

L’attività svolta da Giuseppe Antonio Cacciatore presso la Caserma Vito Artale si configurò così come un modello di efficacia formativa e aderenza istituzionale: un intervento specialistico, costruito sulla competenza, l’adattabilità e la profonda conoscenza delle dinamiche militari, che contribuì a rafforzare il legame tra il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e le Forze Armate nello sviluppo di una cultura del diritto e dell’etica nei contesti bellici contemporanei.

L’impegno di Consigliere Qualificato Istruttore in ambito Forze Armate di Giuseppe A. Cacciatore, oggi in quiescenza e Capitano nel ruolo di riserva del C.M.V. della C.R.I., proseguì anche in altri Reparti ed Enti militari del presidio di Pisa, lavorò in particolare alla realizzazione di numerosi corsi di formazione D.I.U. per Operatori internazionali delle FF.AA. che qualche anno dopo vennero realizzati presso la 46^ Brigata Aerea di Pisa, sede del comando presidiario.

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Arruolamenti

Arruolamenti

La Croce Rossa Italiana per il funzionamento dei suoi servizi in tempo di pace, di guerra o di grave crisi internazionale, arruola un proprio personale militare che costituisce un Corpo Militare Volontario, ausiliario delle Forze Armate.
Il Corpo è disciplinato dalle Leggi e regolamenti militari vigenti ed in particolare dal Codice dell’ordinamento militare Dlgs n.66/2010 e regolamento DPR n.90/2010 e dal Dlgs n.178/2012, che danno peraltro attuazione a quanto stabilito all’art. 24 e 26 della I Convezione di Ginevra del 1949.
Per l’arruolamento volontario nei ruoli in congedo del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana (Ausiliario delle Forze Armate) gli interessati possono presentare domanda presso il Centro di Mobilitazione competente per loro residenza o con domicilio stabile nella regione.
E’ richiesto:
1) il possesso della Cittadinanza italiana e la maggiore età
2) avere un età compresa tra i 18 ed i 60 anni per il Personale d’Assistenza (militi, graduati e sottufficiali)
3) non avere superato i 58 anni per l’arruolamento nel Personale Direttivo (ufficiali) salvo richiesta riconoscimento di grado d’Ufficiale Superiore in precedenza rivestito nelle FF.AA. (con esclusione del personale in ausiliaria) per cui il limite è elevato fino ai 65 anni.
4) avere sempre tenuto una condotta civile e morale irreprensibile (art. 1631 Dlgs. 66/2010 Codice dell’ordinamento militare)
5) possedere idoneità sanitaria al servizio e risultare esenti da difetti fisici incompatibili con l’uso dell’uniforme
6) essere soci della Croce Rossa Italiana.
Coloro che risiedono nella Regione Toscana, o vi hanno domicilio stabile, possono rivolgersi per maggiori informazioni al Centro di Mobilitazione Toscana del Corpo scrivendo al seguente indirizzo: centromiles.toscana@cm.cri.it
Notizie ulteriori e di dettaglio potranno essere acquisite presso il Nucleo Arruolamento CMVCRI competente per territorio; qualora il candidato comunichi la sua residenza il responsabile del NAAPro sul territorio riceverà avviso del messaggio e potrà fornire la dovuta assistenza.

Fonte: Corpo Militare Volontario della C.R.I. Centro di Mobilitazione Toscana – Firenze.

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VIII Centro di mobilitazione

VIII Centro di mobilitazione


Croce Rossa Italiana Corpo Militare Volontario
Newsletter 03/2025 Centro di Mobilitazione Toscana – Firenze

Attività Operativa:
Posto Medico Avanzato del 3° N.S. C.R.I. in appoggio al 78° Reparto Comando e Supporti Tattici “Lupi di Toscana”.

Il Centro di Mobilitazione Toscana del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana

L’ VIII Centro di Mobilitazione della Croce Rossa Italiana, con sede a Firenze, affonda le sue radici storiche nell’organizzazione dell’attuale Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Oggi ha assunto la denominazione “Centro di Mobilitazione Toscana” della C.R.I. dopo una transizione come Centro di Mobilitazione Tosco Emiliano che raggruppava le attività dell’ex VIII Centro di Firenze con l’ex VI Centro di Bologna.
Il Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana trae origine dalla disposizione emanata dal Ministro della Guerra del Regno d’Italia il 1 giugno 1866, con la quale il personale delle “Squadriglie di Soccorso”, del Comitato milanese per il soccorso ai feriti e malati in guerra, poi trasformatosi in Associazione Italiana della Croce Rossa, veniva assoggettato sulla base della Convezione di Ginevra del 1864, alla disciplina militare con l’adozione dell’uniforme e l’equiparazione gerarchica ai gradi del Regio Esercito, ed impiegato nella terza guerra d’indipendenza.
Un’istituzione unica, nel panorama nazionale e internazionale, fondata nel 1866 come risposta umanitaria del mondo civile alle esigenze sanitarie per il soccorso alle vittime dei conflitti armati del tempo “i feriti e malati degli eserciti in campagna”.
L’organizzazione dei Centri di Mobilitazione da parte della Croce Rossa Italiana è del 1936, ma inizialmente la C.R.I. operò tramite i “Comitati di Circoscrizione” che presero la loro numerazione in base a quella dei Corpi d’Armata del Regio Esercito presenti sul territorio (es. VIII Circoscrizione di Firenze), essi rispondevano a un’esigenza logistica e organizzativa allora maturata nel contesto delle guerre dell’epoca.
I volontari attivi della C.R.I. si arruolavano mettendosi “a disposizione” nello svolgere tale particolare compito istituzionale e, come già detto, si assoggettavano alla disciplina militare: come militari prestavano servizio nelle “unità mobili al seguito dell’esercito operante” o nelle “unità territoriali della Croce Rossa Italiana”.
L’esperienza logistica ed organizzativa maturata nel contesto tra le due guerre mondiali e la trasformazione dell’apparato difensivo italiano portarono per legge, nel 1936, all’evoluzione del Corpo Militare della C.R.I. definendo compiti e competenze secondo criteri di efficienza, prontezza e articolazione territoriale dei Centri di Mobilitazione.
Il Centro di Firenze si configura oggi come una delle articolazioni principali dislocate su base geografica, assumendo competenza territoriale sull’intera regione Toscana e costituendo l’interfaccia tra l’organizzazione centrale del Corpo Militare e le istanze locali dove è presente con l’attività dei Nuclei del Corpo (N.A.A.Pro.) dislocati sul territorio presso i Comitati C.R.I., alcuni anche assolvendo compiti operativi, altri solo in funzione di reclutamento e gestione del personale in sede locale, sempre sotto le direttive del Centro di Mobilitazione.
I Centri di Mobilitazione, e tra essi Firenze, nacquero con lo scopo di arruolare, istruire, amministrare e mantenere pronti all’impiego i volontari della C.R.I. nel Corpo Militare, sia in tempo di pace che di guerra come Corpo Ausiliario delle Forze Armate Italiane, secondo il diritto internazionale umanitario sancito nelle Convenzioni di Ginevra, a cui l’Italia aderisce.
Il centro fiorentino è collocato fisicamente nella Caserma della Croce Rossa intolata al Milite Tito Brunetti: Medaglia di bronzo al Valor Militare, caduto nella Grande Guerra; esso si trova ubicato nel vasto complesso del Comitato Regionale della Toscana in via dei Massoni, struttura che da decenni rappresenta il cuore amministrativo, logistico e storico delle attività civili e militari della C.R.I. nella regione.
La funzione del Centro è molteplice articolandosi in ambiti distinti ma correlati: in primo luogo amministra il personale militare volontario del Corpo; cura gli arruolamenti; la gestione delle trascrizioni matricolari; le pratiche di congedo; le visite mediche militari e gli aggiornamenti documentali. In secondo luogo è responsabile della formazione e dell’addestramento dei militari volontari; esso comprende sia la preparazione tecnico-sanitaria sia quella della disciplina e ordinamento militare attraverso corsi di base, addestramenti periodici, attività di aggiornamento e specializzazione che includono formazione NBC (nucleare, biologico, chimico), logistica sanitaria, primo soccorso avanzato, Diritto internazionale umanitario nei conflitti armati, guida di mezzi speciali.
A queste attività si aggiunge una funzione operativa che vede il Centro attivamente coinvolto nella mobilitazione, dalla posizione del congedo, del personale e dei mezzi in caso di emergenze civili o militari: le sue risorse possono essere impiegate in operazioni nazionali e internazionali, come storicamente accaduto in scenari di guerra, missioni di pace, crisi umanitarie, calamità naturali e, più recentemente, durante l’emergenza COVID-19.
Il Centro dispone inoltre di risorse materiali proprie, tra cui mezzi pesanti e leggeri per trasporti sanitari, ambulanze, tende, strutture mobili e dispositivi di protezione individuale, che costituiscono parte del potenziale di risposta rapida in contesti emergenziali. Di particolare rilievo è anche l’attività culturale e commemorativa, espletata attraverso la custodia della memoria storica museale del Corpo Militare, la realizzazione di mostre temporanee (come quella sugli ospedali da campo della Prima guerra mondiale), la pubblicazione di documenti d’archivio e la valorizzazione del patrimonio storico della Croce Rossa Toscana. A queste missioni si affianca l’attività della Banda Musicale del Corpo Militare CRI, fondata nel 2000 proprio presso il Centro di Firenze, composta ora anche con musicisti volontari provenienti da ogni parte d’Italia, essa si esibisce in cerimonie civili, militari e religiose, rappresenta l’identità del Corpo in contesti pubblici, ufficiali e nazionali, come nella Parata Militare del 2 giugno per la Festa della Repubblica. Il Centro opera in costante coordinamento con il Comitato Regionale Toscana della Croce Rossa Italiana, il Comando Generale Ispettorato Nazionale del Corpo Militare CRI e le autorità militari e civili del territorio. La sua organizzazione interna prevede un Comando militare affidato ad Ufficiali Superiori e un’articolazione funzionale che include uffici logistici, sanitari, amministrativi, educativi e cerimoniali. L’identità del Centro fonda sul binomio tra disciplina militare e spirito umanitario: il personale volontario, sebbene inquadrato in una struttura militare, è sempre chiamato ad agire secondo i principi fondamentali della Croce Rossa: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità e universalità; ed è preparato a prestare soccorso ed assistenza in condizioni estreme verso tutti, senza distinzione di nazionalità, religione, fazione o orientamento politico. La storia dell’VIII Centro di Mobilitazione di Firenze, oggi Centro di Mobilitazione Toscana, all’interno dell’intero Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, testimonia un esempio raro di integrazione nel servizio tra logica militare e missione umanitaria, in un equilibrio difficile da mantenere ma fondamentale nella gestione oggi delle emergenze, in pace ed in guerra, del mondo contemporaneo.
Al Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e al Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana è concesso l’uso della bandiera nazionale, prevista dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 25 ottobre 1947, n. 1152 “. – Legge 25 giugno 1985 n. 342

     Roberto Marchetti

Un particolare ringraziamento al Capitano com. Giuseppe Antonio Cacciatore, del ruolo di riserva nel Corpo Militare C.R.I., CdM Firenze, N.A.A.PRO. Pisa.

Fonti: in parte tratto da, spazioinwind.libero.it/critoscana/SITO_VIII_Centro, Corpo Militare della C.R.I. – VIII Centro di Mobilitazione

Categorie CRI

Le due croci

Le “due” croci

Ambulanza della Croce Rossa Italiana

Fonte: ligurianotizie.it

Il simbolo della Croce Rossa su fondo bianco, nonostante la sua lunga storia che inizia nel 1864, è oggi spesso oggetto di fraintendimenti da parte dell’opinione pubblica che tende a sovrapporre realtà diverse in cui tale simbolo viene utilizzato. Vivendo in un paese che ha goduto, e gode nella quotidianità, di un lungo periodo di pace rimane oggi, tra i più, una vaga conoscenza della funzione di tale simbolo nel contesto dei conflitti armati e nelle operazioni ed attività militari. Per di più la Croce Rossa su fondo bianco è quasi visivamente identica quando serve ad identificare mezzi, personale e strutture dell’ Organizzazione della Croce Rossa, sia per le Società Nazionali che per la Federazione ed il Comitato Internazionale della Croce Rossa; siamo infatti abituati a vedere circolare quotidianamente ambulanze ed automezzi della Croce Rossa Italiana e viene quindi spontaneo chiedersi in cosa consiste la differenza.

Ambulanza dell’ Esercito Italiano

Fonte: tekne.it


Nelle Forze Armate e nei Corpi dello Stato il simbolo raffigurato su ambulanze, mezzi e aeromobili non rappresenta l’appartenenza all’Organizzazione della Croce Rossa, ma ha un valore giuridico ben preciso in virtù dell’applicazione delle norme del Diritto Internazionale Umanitario dei conflitti armati che si applicano fin dal tempo di pace. Esso è un emblema di protezione per quei mezzi militari, le strutture e per quel personale cui è assegnato il compito dello sgombero e soccorso sanitario dei feriti e dei malati di guerra che sono rispettati e protetti dalle Convenzioni di Ginevra, questi non possono e non devono essere oggetto di violenza bellica, sia per i feriti che per il personale sanitario ed i loro mezzi in quanto non partecipano attivamene alle ostilità ed adempiono solo alla loro missione di soccorso.


Questa realtà giuridica ormai consolidata tra tutti gli Stati è ormai divenuta “diritto internazionale consuetudinario”, essa trova le sue origini dalla prima stesura del testo della Convenzione di Ginevra approvato nel 1864, testo consolidato ed ampliato da successive Conferenze Diplomatiche Internazionali fino al testo vigente delle quattro Convenzioni di Ginevra adottate da tutti gli Stati nel 1949 ed integrate dai Protocolli Aggiuntivi alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949.
Il simbolo adottato nel 1864 per concedere la protezione ai feriti ed ai malati degli eserciti in guerra fu un omaggio alla Confederazione Elvetica che ospitò la Conferenza Diplomatica Internazionale; da allora è utilizzato per indicare e proteggere il personale sanitario militare, le strutture mediche, i mezzi di evacuazione e le installazioni ospedaliere in tempo di conflitto. Tale impiego ha lo scopo di segnalare la neutralità e la funzione umanitaria di soccorso di questi elementi per distinguerli, fin dal tempo di pace, ne garantisce la protezione contro gli attacchi armati stante la condizione che questi non prendano direttamente parte alle ostilità. In tale contesto, l’uso della Croce Rossa non identifica la medesima Organizzazione, ma funge da protezione per evitare che chi nelle Forze Armate ha il compito permanente della cura dei feriti possa venire individuato ed ingaggiato come un obiettivo militare.


Il famoso adagio popolare “non si spara sulla Croce Rossa” che in passato i nostri nonni ed i padri ben conoscevano, e comprendevano, sta proprio ad indicare quanto abbiamo finora descritto.
Desta tuttavia preoccupazione il fatto che, al di fuori delle Forze Armate e dell’Organizzazione della Croce Rossa, vada sbiadendo nell’opinione pubblica, nazionale ed internazionale, questo preciso divieto: ciò forse dovuto al continuo afflusso di informazioni dai recenti teatri di guerra che poco alla volta fanno percepire come naturali lo svolgimento di taluni cruenti episodi nel conflitto, mentre invece alla luce del Diritto Internazionale Umanitario nei conflitti armati non lo sono affatto e sono manifestatamene reato; manca quindi in generale un’educazione alla popolazione ed in particolare nei giovani, basti pensare a taluni video games molto diffusi dove è naturale ottenere un punteggio maggiore se si colpiscono le ambulanze con la croce rossa e si eliminano i nemici feriti: ciò non educa affatto le future generazioni.

Ambulanza della Mezza Luna Rossa

Fonte: ansa.it


Tornando al simbolo della Croce Rossa esso è utilizzato anche come emblema identificativo dell’organizzazione della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, cioè di quel complesso organizzativo che comprende il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), la Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) e le singole Società Nazionali come la Croce Rossa Italiana.Le attività di soccorso che la Croce Rossa svolge in tempo di pace, in caso di calamità naturali o durante gravi emergenze sanitarie, sono ben distinte da quelle delle Forze Armate e godono di un’autonomia operativa riconosciuta anche in caso di guerra.
In tale fattispecie, il simbolo assume la funzione di “uso distintivo” e rappresenta l’identità dell’Organizzazione di Croce Rossa che opera con tutte le sue articolazioni, sempre nel rispetto di 7 principi fondamentali che il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa si è imposto: neutralità, imparzialità, umanità, indipendenza, volontarietà, unità e universalità.

Vehicles of International Committee of Red Cross

Fonte: azernews.az


Nonostante questa netta distinzione giuridica e funzionale, la sovrapposizione visiva dell’immagine e la scarsa conoscenza del Diritto Internazionale Umanitario contribuiscono a generare confusione. Il personale sanitario delle Forze Armate che opera con la Croce Rossa cucita sulla divisa (bracciale di neutralità) può facilmente essere percepito, erroneamente, come un membro della Croce Rossa Italiana o di un’altra Società Nazionale.
Tale equivoco è favorito anche dal fatto che, in determinate situazioni, l’Organizzazione della Croce Rossa collabora con le Autorità civili e militari nel garantire soccorsi alla popolazione, ciò rafforzando l’idea che sussista un legame gerarchico ed organico, laddove invece si tratta di cooperazioni regolamentate per talune esigenze temporanee in base al principio di indipendenza: Le Società Nazionali di C.R. sono Ausiliarie dei Servizi Umanitari dei loro Governi e sono soggetti alle Leggi dei rispettivi Paesi, ma devono sempre mantenere la loro autonomia in modo che possano essere in grado in ogni circostanza di agire in conformità con i principi del Movimento Internazionale.


L’uso del simbolo è rigidamente regolamentato: il suo impiego improprio costituisce una violazione del Diritto Internazionale, ne è vietato l’utilizzo commerciale o pubblicitario, o da parte di soggetti non autorizzati. L’emblema, infatti, è tutelato fin dal tempo di pace in quanto simbolo di protezione umanitaria e la sua banalizzazione, o strumentalizzazione, rischia di comprometterne l’efficacia; tuttavia il simbolo oltre che ad essere utilizzato dalle Forze Armate o dall’Organizzazione della Croce Rossa è anche consentito ove si svolge una missione medica pubblica gratuita verso la popolazione, per tale ragione lo vediamo legittimamente raffigurato in alcuni Pronto Soccorso o più banalmente
indicato sui percorsi per raggiungerli.
Nel tempo, in risposta alla necessità di evitare le ambiguità e rispettare la pluralità culturale, sono stati introdotti anche altri simboli con lo stesso valore giuridico, come la Mezzaluna Rossa, utilizzata prevalentemente nei paesi musulmani, ed il Cristallo Rosso: simbolo adottato nel 2005 con il III° Protocollo Aggiuntivo alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949. Tali emblemi hanno la stessa funzione protettiva ed identificativa e sono soggetti alle medesime norme determinate dal Diritto
Internazionale nei Paesi che ne decidono per legge l’adozione.


Titolari delle quattro Convenzioni di Ginevra non sono le singole Società Nazionali di Croce Rossa o Mezzaluna Rossa, o il Comitato Internazionale della Croce Rossa con sede a Ginevra, bensì gli Stati firmatari delle Convenzioni, al Comitato Internazionale della Croce Rossa mediante la capillare organizzazione del movimento internazionale viene affidato in virtù delle stesse Convenzioni il compito di esserne custode, tutore e promotore, ed adottando il medesimo simbolo.
È fondamentale quindi differenziare chiaramente tra il significato protettivo dell’emblema della Croce Rossa in campo bianco utilizzato dai Corpi Sanitari Militari ed il significato identificativo in uso all’Organizzazione di Croce Rossa, affinché si possa comprendere appieno il valore di neutralità e protezione che questo incarna ed affinché se ne continui a preservare l’integrità simbolica ed il valore legale in ogni contesto d’impiego sia in pace che in guerra.

     Roberto Marchetti

Un particolare ringraziamento al Capitano com. Giuseppe Antonio Cacciatore, del ruolo di riserva nel Corpo Militare C.R.I., CdM Firenze, N.A.A.PRO. Pisa.