Distintivo della Brigata Paracadutisti “Folgore”

Distintivo della Brigata Paracadutisti “Folgore”

Il fulmine che unisce cielo e terra: la storia del distintivo della “Folgore”

Immagine generativa

Dietro uno dei simboli più riconoscibili del paracadutismo militare italiano c’è la mano di un pittore milanese, Gabriele Luise, artista formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera e pronipote di Gabriele D’Annunzio. A lui viene attribuito il disegno dello storico distintivo della “Folgore”, caratterizzato dall’ala bianca e dalla folgore gialla sul campo azzurro, un’immagine divenuta nel tempo parte dell’identità dei paracadutisti italiani. Luise, morto nel 1998, era figlio di Sara e apparteneva dunque alla famiglia del poeta di Pescara, una discendenza che, secondo le testimonianze su di lui, non amava particolarmente mettere in evidenza. Il suo percorso professionale era invece pienamente inserito nell’ambiente artistico del Novecento: aveva studiato a Brera, frequentato personalità come Carlo Carrà e Bonfanti e avuto Nicola Benois come maestro nel campo della scenografia. Alla pittura aveva affiancato l’incisione, la grafica e l’illustrazione, lavorando anche come disegnatore umoristico per il Candido accanto a Giovannino Guareschi e collaborando successivamente con altre pubblicazioni. È in questo percorso, nel quale arte figurativa e capacità di sintesi grafica procedevano insieme, che si colloca anche la realizzazione del distintivo destinato ai paracadutisti. Secondo le testimonianze che attribuiscono a Luise la paternità dell’emblema, il disegno risalirebbe al 1957 [1][2], una data che coincide con una fase decisiva della ricostruzione delle aviotruppe italiane nel dopoguerra. Dopo le limitazioni seguite alla fine del secondo conflitto mondiale, il paracadutismo militare aveva lentamente ripreso la propria attività: nel 1947 era stato costituito il Centro Militare di Paracadutismo e negli anni successivi la struttura era progressivamente cresciuta, fino alla formazione nel 1952 di un battaglione paracadutisti, prima unità di quel livello costituita nel dopoguerra. A partire dal 1957 il processo subì una significativa accelerazione: venne ampliato il contingente destinato a conseguire il brevetto, aumentarono gli organici del reparto operativo e prese forma il passaggio dal battaglione al 1° Gruppo Tattico Paracadutisti. Il potenziamento comportò anche il trasferimento delle strutture delle aviotruppe dalla precedente sede di Viterbo verso Pisa e Livorno: a Pisa vennero concentrati il Centro Militare di Paracadutismo e diversi reparti tecnici e addestrativi, mentre Livorno divenne la sede delle unità operative. Le fonti storiche non sono del tutto concordi sulla cronologia amministrativa del Gruppo Tattico: alcune ne fanno risalire la costituzione al 1957, mentre altre indicano il novembre 1958 per la formazione a Livorno del 1° Gruppo Tattico Paracadutisti. È comunque documentato che tra il 1957 e il 1958 la specialità attraversò una fase di profonda riorganizzazione e crescita, destinata a sfociare pochi anni più tardi nella costituzione della Brigata Paracadutisti. La storia ufficiale dell’Esercito colloca infatti al 1° gennaio 1963 la costituzione della Brigata a partire dal 1° Gruppo Tattico Paracadutisti e dal Centro Militare di Paracadutismo. In questo quadro si inserisce il distintivo attribuito a Gabriele Luise. La data del 1957, riportata dalle fonti che ne ricordano la paternità [1][2], appare dunque coerente con il momento storico nel quale i reparti paracadutisti stavano acquisendo una nuova struttura e una più definita identità nell’Esercito italiano del dopoguerra, anche se allo stato delle fonti storiche pubblicamente consultabili non è emerso un documento militare primario che consenta di stabilire con certezza l’anno nel quale il disegno venne formalmente presentato o approvato. L’emblema riuniva in una composizione essenziale alcuni elementi immediatamente riconducibili alla specialità: lo scudo azzurro, richiamo al cielo, l’ala bianca, simbolo del volo, e la saetta gialla, immagine di velocità, forza e immediatezza dell’azione. Un linguaggio grafico semplice e diretto, nel quale la formazione artistica di Luise trovava una traduzione particolarmente efficace. Il legame dell’artista con l’ambiente militare non si limitò peraltro al distintivo: nel corso della sua attività Luise realizzò anche dipinti e affreschi destinati ad ambienti militari e mantenne rapporti con il mondo dei paracadutisti. Quando morì, nel 1998, lasciò una produzione sviluppata tra pittura, incisione, scenografia, illustrazione e grafica e, nel patrimonio iconografico delle aviotruppe italiane, quel disegno nel quale un’ala e una folgore attraversano il campo azzurro.

     Roberto Marchetti

Fonti: [1] Gruppo “Folgore” su Facebook, testimonianza relativa a Gabriele Luise e alla realizzazione del distintivo della “Folgore” nel 1957. [2] ForumCommunity – Miles Forum, discussione dedicata a Gabriele Luise e alla storia del distintivo dei paracadutisti della “Folgore”.