Costantino Ruspoli

Costantino Ruspoli

Fonte: geneanet.org

Costantino Ruspoli nacque a Roma l’8 luglio 1891, erede di una delle più illustri famiglie nobiliari italiane, i principi di Poggio Suasa, di antica origine fiorentina. Figlio di Carlo Ruspoli e di Palma Maria Talleyrand Perigord, univa nelle sue vene il sangue di due stirpi aristocratiche d’Europa, radicate nella storia del continente. La sua educazione, improntata al rigore, alla disciplina e al senso del dovere, fu il preludio naturale alla sua vocazione militare. Partecipò alla prima guerra mondiale come sottotenente di complemento del Reggimento “Savoia Cavalleria” (3º), distinguendosi nell’arma più prestigiosa, quella della cavalleria, che allora incarnava l’ideale tradizionale dell’onore militare. Dopo il conflitto prese parte a una missione militare in Romania e venne posto in congedo nel giugno 1920. In questi anni di transizione si trasferì in Belgio, paese in cui visse fino alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Promosso capitano nel 1938, non esitò a tornare in Italia all’indomani della dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna, il 10 giugno 1940. Fu richiamato in servizio attivo nel novembre di quell’anno. Assegnato inizialmente al Reggimento “Genova Cavalleria” (4º), nel gruppo squadroni appiedato, scelse di rimettersi completamente in gioco: benché non fosse più giovane, ottenne di entrare nella specialità dei paracadutisti, corpo d’élite dallo spirito moderno e combattivo. Frequentò con successo il corso presso la Scuola paracadutisti di Tarquinia e, una volta conseguito il brevetto, fu destinato al 187º Reggimento paracadutisti della 185ª Divisione “Folgore”, che nell’estate del 1942 fu trasportata in Africa Settentrionale Italiana. Qui, dal 1º luglio, iniziò il suo definitivo capitolo militare, in un teatro di guerra ostile, ma carico di attesa e valore.
Costantino Ruspoli assunse il comando dell’11ª Compagnia del IV Battaglione e, con essa, prese parte alla seconda battaglia di El Alamein, evento cruciale della campagna del Nord Africa. Nel deserto egiziano, presso Deir El Munassib, tra ottobre e novembre del 1942, si consumò una delle pagine più drammatiche e al contempo epiche della storia militare italiana. La “Folgore”, priva di mezzi pesanti e di copertura adeguata, si ritrovò a fronteggiare le corazzate britanniche con l’ardimento e la tenacia come uniche armi. In queste condizioni, Ruspoli si distinse non solo come comandante, ma come esempio vivente di quella virtù militare che sfiora la leggenda. Malgrado fosse malato, sostenne un’intensa preparazione di artiglieria e respinse l’assalto di forze nemiche preponderanti con un contrattacco risoluto. Durante l’azione fu colpito al petto da una raffica di mitragliatrice. Morì alle ore 23:00 del 26 ottobre 1942, appena lasciata la trincea, pronunciando le parole “Evviva l’Italia”, simbolo supremo del suo sacrificio. Fu insignito postumo della medaglia d’oro al valor militare. La motivazione lo descrive come “fierissimo comandante ed esemplare soldato”, la cui azione contribuì a circondare il nome della Divisione “Folgore” di un alone leggendario.
Ma l’uomo Costantino Ruspoli non si esaurisce nella freddezza delle cronache militari o nella retorica delle onorificenze. I suoi uomini lo ricordavano come “il gigante buono”, soprannome che, nella sua apparente contraddizione, racchiude l’essenza della sua personalità. Di statura imponente, muscoloso e sempre curato, indossava con un’eleganza istintiva la divisa da paracadutista, spesso adattata alla sua mole. Si distingueva per il portamento fiero, quasi aristocratico, mai ostentato. In Africa, per tentare invano di apparire più feroce, si era appeso a tracolla una daga che sosteneva provenisse da un tagliatore di teste. Portava ai piedi un paio di scarpe da ginnastica, scelta pratica e anticonformista, che manteneva anche in patria. Era solito indossare la giacca solo di sera, per convenienza o forse per rispetto a un certo gusto innato. Rifiutava di far lavare la camicia logora che portava addosso, perché considerava uno spreco privare i suoi uomini di un solo gavettino d’acqua. La sua umanità traspariva da ogni gesto.
Il racconto della sua ultima notte è testimonianza della grandezza d’animo e della calma sovrumana con cui affrontava il pericolo. Era il 25 ottobre 1942, e i resti dell’11ª Compagnia erano riuniti nei pressi del comando. Gli inglesi avevano attaccato senza sosta fino alle cinque del pomeriggio. Tredici carri armati nemici giacevano ancora fumanti attorno al caposaldo. Alle cinque, una pausa. Forse il nemico si concedeva il tè, secondo la tradizione britannica. Gli otto superstiti italiani, sebbene provati, provavano una soddisfazione contenuta: il piacere della vittoria, anche provvisoria, bastava a lenire il dolore per i compagni caduti. Nascosto nell’oscurità, giunse il camioncino del rancio e dell’acqua. Quella sera le razioni sarebbero state abbondanti, non perché si fosse più fortunati, ma perché i morti non mangiano. Poi, alle nove, tre razzi illuminarono il cielo e un nuovo attacco inglese esplose con inaudita violenza. Il camioncino fu centrato in pieno, l’autista ucciso, e sulla sabbia si sparsero rivoli di minestra, acqua e sangue.
Nel comando sotterraneo, Costantino Ruspoli sedeva su una barella che fungeva anche da branda, assorto nella scrittura su un quaderno. Il tenente Bonetti, sopraggiunto nel mezzo del bombardamento, lo trovò in apparente tranquillità. In un dialogo surreale, il capitano gli chiese se sapesse sciare, interessandosi alla tecnica del telemark, del cristiana, al concetto del peso a valle. Lo scenario era apocalittico, ma lui parlava di sci come se si trovasse in una baita alpina. Quando una granata scoppiò vicino, l’unico commento fu: “Sembra di essere sul Carso”. La sua esperienza gli diceva che contro l’artiglieria non c’era scampo: o ti prende o ti manca. Era il fatalismo del veterano. Alle 22:00, indossò l’elmetto ed uscì nel camminamento per disporre i suoi uomini. Gli inglesi erano ormai a trenta metri, avanzavano facendosi scudo con i corpi dei caduti. Ordinò il lancio delle bombe a mano. La battaglia infuriò per oltre un’ora. I pochi superstiti dell’11ª Compagnia avevano a disposizione le munizioni di un’intera unità. Sei sparavano, due ricaricavano i mitra. Quando fu il momento, ordinò il contrattacco, saltando per primo fuori dalla trincea. Una tracciante rossa segnò la notte: fu colpito e cadde all’indietro. Il volto sereno, la bocca semiaperta, gli occhi verdi spalancati verso l’alto, la pipa di gesso ancora stretta tra i denti. La sua morte, come la sua vita, fu segnata da una compostezza degna dell’epica classica, da una grandezza morale e umana che superava i limiti dell’ordinario.
La figura di Costantino Ruspoli resta scolpita nella memoria come quella di un aristocratico nel cuore e nell’animo, un ufficiale gentiluomo che visse e morì con l’orgoglio del soldato, la dignità dell’uomo e la lealtà verso i propri ideali. La sua presenza contribuì a costruire attorno alla Divisione “Folgore” una leggenda che ancora oggi resiste, tra il rispetto della storiografia militare e l’ammirazione di chi riconosce nel sacrificio la misura ultima dell’eroismo.

     Roberto Marchetti

Onoreficente

Medaglia d’oro al valor militare
«Comandante di compagnia paracadutisti impiegata come fanteria nella difesa di un importante caposaldo isolato nel deserto, benché ammalato, sosteneva una poderosa preparazione di artiglieria e poi l’attacco di forze corazzate nemiche soverchianti che contrattaccava con indomito coraggio. Mentre il nemico sorpreso da tanta bravura ripiegava coi suoi carri, non avendo potuto né sopraffare e neppure fiaccare l’eroica resistenza dei difensori, il prode comandante alla testa della compagnia decimata cadeva nel contrassalto colpito al petto da una raffica di mitragliatrice e trovava ancora la forza di gridare ai suoi uomini “Evviva l’Italia”. Fierissimo comandante ed esemplare soldato contribuiva a formare intorno al nome della Divisione “Folgore” un alone leggendario di gloria. Deir El Munassib (El Alamein), 26-27 ottobre 1942.»
Decreto Luogotenenziale 14 settembre 1944.

Fonte: congedatifolgore.com, wikipedia.org