Guido Visconti di Modrone

Guido Visconti di Modrone, II duca di Grazzano Visconti, nacque a Milano il 9 dicembre 1901, primogenito del conte Giuseppe Visconti di Modrone e di donna Carla Erba, erede della celebre dinastia farmaceutica Erba. La famiglia Visconti di Modrone apparteneva all’aristocrazia milanese più in vista, saldamente radicata nella nobiltà patrizia della città, protagonista della vita culturale e mondana della prima metà del Novecento. Il giovane Guido trascorse l’infanzia e la giovinezza in un ambiente colto e cosmopolita, condividendo l’ambito familiare con sei tra fratelli e sorelle, tra cui il celebre regista Luchino Visconti, futuro protagonista del cinema e del teatro italiani del dopoguerra. L’ambiente della famiglia Visconti era segnato da una vivace attività intellettuale e da una forte impronta artistica, favorita dalla figura carismatica del padre Giuseppe, industriale illuminato e creatore della cittadella neomedievale di Grazzano Visconti, cui fu conferito nel 1937 il titolo ducale da Vittorio Emanuele III, trasmesso al figlio Guido come titolo ereditario. L’educazione militare di Guido si compì nell’ambito del Regio Esercito, dove assolse il servizio di leva come ufficiale di complemento nel prestigioso Reggimento “Savoia Cavalleria”, uno dei corpi più antichi e decorati della cavalleria italiana. Il 12 aprile 1926, a Firenze, sposò donna Franca dei Marchesi Viviani della Robbia, nata il 28 gennaio 1905, appartenente a una nobile famiglia toscana. Il matrimonio, celebrato con il consueto sfarzo delle grandi casate, non generò figli. Negli anni successivi, secondo alcune fonti, Guido Visconti avrebbe intrecciato un legame sentimentale con l’attrice Elsa De Giorgi, figura di spicco del teatro e del cinema italiani. Negli anni Trenta, Visconti lasciò la vita mondana milanese per trasferirsi in Libia, all’epoca colonia italiana, dove acquistò e amministrò una grande azienda agricola. La scelta di trasferirsi nel territorio nordafricano, che rappresentava in quegli anni il simbolo della “quarta sponda” dell’impero fascista, rifletteva sia il pragmatismo imprenditoriale sia l’adesione, almeno parziale, all’ideologia coloniale dell’epoca, che incoraggiava l’insediamento di possidenti italiani nelle regioni libiche, soprattutto nella Tripolitania interna. Con l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, Visconti fu richiamato alle armi e, nel 1941, chiese volontariamente di essere assegnato alla neonata specialità delle truppe paracadutiste, simbolo di un nuovo tipo di guerra moderna e mobile, voluta dal regime fascista per emulare i modelli operativi tedeschi. Dopo il corso di addestramento, fu assegnato al IV Battaglione Paracadutisti della Divisione “Folgore”, una delle unità d’élite del Regio Esercito, composta da volontari selezionati e destinata inizialmente a un’operazione di sbarco su Malta, successivamente annullata. Con il grado di capitano, Visconti assunse il comando dell’11ª Compagnia e fu dislocato con il proprio reparto nell’area di Deir el Munassib, nella regione di El Alamein, teatro delle decisive operazioni militari fra l’Asse e le forze del Commonwealth britannico. Nell’ottobre del 1942, in vista dell’imminente offensiva britannica, destinata a passare alla storia come la Seconda battaglia di El Alamein, Visconti e i suoi uomini si trovarono in prima linea, incaricati di difendere una posizione strategica esposta alla superiorità numerica e tecnologica angloamericana. Il 14 ottobre 1942, in seguito a un ordine errato del comandante del battaglione, maggiore Vincenzo Patella, Visconti fu chiamato a rapporto in pieno giorno e fu costretto ad attraversare a piedi una fascia di terreno completamente esposta all’osservazione e al fuoco dell’artiglieria nemica. Benché consapevole dell’inopportunità dell’orario fissato e del rischio mortale connesso alla missione, Visconti non esitò a obbedire all’ordine ricevuto, astenendosi dal sollevare obiezioni per non compromettere la disciplina e l’autorità della catena di comando. Durante il tragitto, fu colpito alla schiena da una granata da 88 mm, verosimilmente sparata da un cannone anticarro tedesco catturato dagli inglesi o da un pezzo dell’artiglieria nemica britannica. Gravemente ferito, morì sul campo, testimoniando con la propria condotta un rigore militare e un senso del dovere che gli valsero l’ammirazione dei commilitoni. La sua morte, avvenuta nel pieno della campagna del deserto, precedette di pochi giorni la disfatta definitiva delle forze dell’Asse a El Alamein, momento di svolta del conflitto in Africa settentrionale. Il sacrificio di Guido Visconti di Modrone si inserisce nel più ampio quadro della partecipazione della nobiltà italiana alla guerra fascista, segnato dalla duplice tensione tra le tradizioni aristocratiche di lealtà dinastica e l’adesione, più o meno convinta, alle direttrici ideologiche e militari del regime. Morì senza lasciare eredi, il 14 ottobre 1942, a 40 anni, sul fronte egiziano, portando con sé una testimonianza personale di dedizione, silenziosa e tragica, alla propria patria e al proprio ruolo.
Roberto Marchetti
Onoreficenze
Medaglia d’argento al valor militare
«Volontario paracadutista, quale comandante di compagnia in settore particolarmente esposto all’offensiva nemica era di costante esempio nel respingere il nemico che per ben tre volte tentava di sopraffare la posizione della compagnia. Nell’ispezionare i propri elementi avanzati, sottoposti a micidiale fuoco nemico, veniva ferito gravemente. Continuava ad esercitare il comando lasciandolo solo dietro ordine superiore. Conscio dell’imminente fine si doleva di non poter morire tra i suoi uomini.»
Deir el Munassib (A.S.) settembre – ottobre 1942
Fonti: combattentiereduci.it, wikipedia.org