Fiat 2000 Mod. 17

Fiat 2000 Mod. 17

Fonte: wikipedia.org

Il primo carro armato progettato e costruito nel Paese

Il Fiat 2000 Mod. 17 occupa un posto particolare nella storia militare italiana: fu il primo carro armato progettato e costruito nel Paese e, con le sue circa 40 tonnellate, uno dei mezzi corazzati più pesanti realizzati durante la Prima guerra mondiale. A superarlo, almeno sulla carta, sarebbe stato soltanto il gigantesco K-Wagen tedesco da 120 tonnellate, rimasto però incompiuto. La sua storia cominciò nel 1916, quando i vertici militari affidarono alla FIAT il compito di sviluppare rapidamente un nuovo mezzo da combattimento, prendendo come riferimento le poche informazioni disponibili sui primi carri britannici. Il progetto venne affidato agli ingegneri Carlo Cavalli e Giulio Cesare Cappa e già il 21 giugno 1917 un prototipo fu presentato alle autorità militari. La meccanica era sostanzialmente definitiva, mentre corazzatura e armamento continuarono a essere perfezionati durante le prove svolte nei dintorni di Torino. Nel corso dello sviluppo furono modificate la disposizione delle mitragliatrici, le feritoie e la posizione dello sportello d’accesso, fino ad arrivare alla configurazione definitiva. Il Fiat 2000 si distingueva per soluzioni all’avanguardia. La struttura era formata da una grande casamatta con piastre corazzate imbullonate, spesse fino a 20 millimetri sui lati, mentre il vano motore era nettamente separato da quello destinato all’equipaggio, una scelta non comune per l’epoca. L’armamento principale era costituito da un cannone da 65/17 Mod. 1908/1913 installato in una torretta emisferica capace di ruotare completamente su 360 gradi. L’ampia elevazione del pezzo, compresa tra -10 e +75 gradi, consentiva anche il tiro curvo. A questo si aggiungevano sette mitragliatrici Fiat-Revelli Mod. 1914 da 6,5 millimetri, distribuite lungo la casamatta in modo da garantire una copertura quasi completa attorno al mezzo. L’equipaggio era composto da dieci uomini, tra pilota, mitraglieri, cannoniere e servente. A muovere il gigante italiano era un motore aeronautico Fiat A12 a benzina, sei cilindri in linea e oltre 21 litri di cilindrata, capace di sviluppare 250 cavalli. La velocità massima non superava i 7,5 chilometri orari e, nonostante un serbatoio da 600 litri, l’autonomia era di circa 75 chilometri. Il sistema di cingoli e sospensioni consentiva tuttavia prestazioni notevoli per un mezzo di quelle dimensioni: poteva superare trincee larghe 3,5 metri, ostacoli alti un metro, pendenze del 40 per cento e guadi profondi fino a un metro. Nel 1918 fu completato un secondo esemplare, ma la fine del conflitto ridusse rapidamente l’interesse dell’Esercito per il progetto. I due Fiat 2000 furono assegnati alla 1ª Batteria autonoma carri d’assalto di Torino, insieme ad alcuni Renault FT. Nel febbraio 1919 l’unità venne inviata in Libia per partecipare alle operazioni contro la guerriglia: uno dei carri operò nella zona di Misurata, mentre l’altro rimase in Italia per prove e dimostrazioni, partecipando anche a un’esibizione davanti al Re il 1º aprile 1919. L’impiego africano mise però in evidenza il principale limite del Fiat 2000: la sua lentezza. Nel vasto teatro desertico il mezzo non era in grado di contrastare efficacemente le rapide azioni dei guerriglieri, mentre in patria le sue dimensioni e il peso lo rendevano poco adatto ai terreni montuosi che caratterizzavano molti dei possibili fronti italiani. L’Esercito decise così di orientarsi verso mezzi più leggeri e maneggevoli, come il Fiat 3000. Dell’esemplare rimasto a Tripoli si persero successivamente le tracce. Quello conservato in Italia passò invece attraverso diversi reparti e nel 1934 venne mostrato al pubblico durante il Campo Dux ai Parioli, modificato con due cannoni Vickers-Terni da 37/40 al posto delle mitragliatrici anteriori. L’ultima notizia certa risale al 1936, quando il carro risultava utilizzato come monumento nella caserma “Corrado Mazzoni” di Bologna. Nessuno dei due esemplari originali è giunto fino ai nostri giorni, ma la memoria del Fiat 2000 è tornata concretamente visibile un secolo dopo. Nel 2017 alcune associazioni avviarono infatti il progetto per costruire una replica fedele, realizzata sulla base della documentazione tecnica disponibile in Italia e all’estero. I lavori iniziarono nel novembre 2018 a Montecchio Maggiore e si conclusero nel novembre 2020. La ricostruzione, realizzata in scala e peso reali e capace di muoversi autonomamente, è oggi esposta presso il memoriale dei carristi del Museo delle Forze Armate 1914-1945 di Montecchio Maggiore, restituendo al pubblico l’immagine di uno dei più ambiziosi esperimenti della nascente industria corazzata italiana.

     Roberto Marchetti

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