Ansaldo-Lancia 1Z

Ansaldo-Lancia 1Z

Fonte: wikipedia.org

L’Ansaldo-Lancia 1Z fu uno dei simboli della nascita delle forze corazzate italiane: massiccia, pesantemente armata e dall’aspetto inconfondibile, fu l’unica autoblindo di progettazione e costruzione interamente italiane impiegata durante la Prima guerra mondiale. Nata nel periodo della neutralità italiana su progetto dell’ingegnere Guido Corni dell’Ansaldo e costruita sul telaio dell’autocarro Lancia 1Z, entrò in servizio nel 1915 e venne prodotta complessivamente in circa 150 esemplari. Il Regio Esercito la utilizzò intensamente sul fronte italiano, dalla Seconda battaglia dell’Isonzo fino alla vittoria di Vittorio Veneto, sfruttandone la mobilità e la potenza di fuoco. La prima versione si distingueva soprattutto per le due torrette sovrapposte, con tre mitragliatrici complessive, una soluzione spettacolare ma poco favorevole alla stabilità. Nel 1917 apparve così la 1ZM, priva della torretta superiore e con la terza arma collocata posteriormente. Protetta da piastre d’acciaio al cromo-nickel spesse 6 millimetri e spinta da un motore Lancia a quattro cilindri da 70 cavalli, l’autoblindo continuò una carriera sorprendentemente lunga. Dopo la Grande Guerra alcuni mezzi seguirono D’Annunzio nell’Impresa di Fiume, mentre altri passarono ai Carabinieri, alle Guardie Regie e alla MVSN oppure furono inviati all’estero, dall’Albania all’Afghanistan e fino alla concessione italiana di Tientsin, in Cina. Otto esemplari presero parte anche alla Guerra civile spagnola e, ormai decisamente superati, alcuni erano ancora operativi durante la Seconda guerra mondiale in Libia, nell’Africa Orientale Italiana e nel Dodecaneso. Dopo l’8 settembre 1943 persino la Wehrmacht recuperò i pochi mezzi rimasti in Italia, impiegandoli nella scorta ai convogli e in operazioni antipartigiane. A rendere immortale la 1ZM contribuì infine Filippo Tommaso Marinetti, che ne raccontò l’impiego a Vittorio Veneto nel romanzo L’alcova d’acciaio, trasformando la sua autoblindo numero 74 in un emblema futurista della fusione tra uomo, guerra e macchina. Oggi soltanto due esemplari originali risultano conservati, testimonianza di un mezzo nato agli albori della motorizzazione militare e rimasto in servizio, con ruoli e bandiere diverse, per quasi trent’anni.

     Roberto Marchetti

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