MILAN
Il MILAN (acronimo del francese Missile d’Infanterie Léger ANtichar) nasce come esito di una cooperazione industriale transnazionale avviata agli inizi degli anni sessanta: lo sviluppo fu intrapreso a partire dal 1962 da Euromissile, la joint-venture costituita dalla francese Aérospatiale e dalla tedesca Deutsche Aerospace (sussidiaria del gruppo MBB), con l’obiettivo di dotare le forze alleate europee di un sistema anticarro a medio raggio moderno, leggero e facilmente trasportabile dalla fanteria. La produzione in serie iniziò nel 1972 e, nel 1973, il sistema venne consegnato all’esercito francese come sostituto dell’ENTAC; grazie alla combinazione di semplicità d’uso, compattezza e costi relativamente contenuti, il MILAN conobbe una diffusione capillare: già nel 1984 erano stati prodotti e ordinati oltre 164.000 esemplari da una trentina di paesi, mentre alla data del 2006 la produzione cumulata superava le 350.000 unità tra le diverse versioni, rendendo il MILAN uno dei sistemi anticarro più venduti nella sua categoria e adottato da 41 nazioni oltre che da vari movimenti di guerriglia. Progettualmente il MILAN è un missile filoguidato semiautomatico a linea di mira (SACLOS): il sistema di tiro è inseparabile dall’ordigno, per cui l’operatore mantiene il puntamento ottico per l’intera durata del volo mentre l’elettronica del lanciatore calcola le correzioni e le trasmette al missile tramite un sottile filo rilasciato durante la traiettoria; la guida SACLOS, nelle versioni iniziali, sfrutta un tracciatore a infrarossi che rileva la traccia pirotecnica posteriore del missile e, nelle evoluzioni, una sorgente di luce a flash elettronici meno vulnerabile a contromisure come i flare. Dal punto di vista aerodinamico e meccanico, l’ordigno è dotato di alette ripiegabili che consentono compattezza e stivabilità all’interno di un tubo di lancio sigillato il tubo protegge il missile da sabbia, polvere, umidità e urti e, subito dopo il lancio, le alette si dispiegano mentre quattro superfici di controllo impongono una lenta rotazione stabilizzatrice in coda e le correzioni d’assetto ricevute via filo; la carica di lancio provoca inoltre il rinculo del contenitore, che viene espulso all’indietro fino a circa 6 metri. Il MILAN è un arma subsonica (velocità massima dichiarata intorno a 720 km/h, corrispondente a circa 200 m/s, con una velocità media attorno ai 160 m/s e una velocità residua poco superiore a 100 m/s dopo l’esaurimento del propellente) con gittata tipica di 2 km (coperta in circa 12,5 secondi) e, nella versione ER, estesa fino a 3.000 m; la traiettoria di volo viene mantenuta a circa 50 cm rispetto alla linea di mira per evitare impatti con asperità del terreno, il che insieme alla necessità di tenere il puntatore orientato sul bersaglio espone il lanciatore a un rischio aumentato di scoperta rispetto ai sistemi di prima generazione, ma le probabilità di individuazione rimangono relativamente basse fino a distanze superiori agli 800 m. La testata del MILAN è di tipo HEAT a carica cava — nelle evoluzioni in tandem per contrastare corazze reattive — che, grazie alla formazione di un getto di plasma ad altissima temperatura e pressione, garantisce capacità di perforazione rilevanti: la penetrazione su corazza d’acciaio è indicata come compresa fra i 350 mm (valore associato al 95% di probabilità di successo nelle condizioni dichiarate) e i 900 mm, mentre su un muro di cemento armato la penetrazione può raggiungere i 2,5 metri; nonostante ciò, già nei primi anni novanta emersero dubbi circa l’efficacia delle testate contro le corazze frontali dei carri più pesanti, circostanza che spinse allo sviluppo di versioni con testate tandem e ad ulteriori miglioramenti del sistema di guida. Le varianti si susseguirono rispondendo a esigenze operative e tecniche: il Milan F1 (1972) aveva una carica cava singola e calibro 103 mm con tracciante pirotecnico; il Milan F2 (1984) adottò una carica cava singola di calibro 115 mm; il Milan F2A (1993) e il Milan F3 introdussero soluzioni a due cariche cave in tandem (con differenze nel tipo di tracciamento), mentre il Milan ER fu studiato per la lunga gittata e prtebbe offrire letalità potenziata. Sul piano dell’impiego operativo, il MILAN si diffuse soprattutto nella fanteria impiegato su treppiede e, meno frequentemente, in configurazioni veicolari e fu adottato anche da reparti paracadutisti e dalla marina; l’arma ha conosciuto un impiego estensivo in numerosi teatri: è documentato il suo ruolo durante la Guerra delle Falkland, dove precisione e letalità contribuirono agli esiti di scontri come Goose Green; in Africa settentrionale il suo impiego da parte di forze irregolari (ad esempio in Ciad e da forze sahrawi contro unità marocchine) fu significativo; nel Medio Oriente vari gruppi, compresa l’OLP, lo usarono a partire dagli anni ottanta; in Iraq il MILAN comparve sia nel conflitto Iran-Iraq che nella Guerra del Golfo del 1991, quando forze francesi impiegarono circa 25 missili in combattimento. L’armamento ebbe anche impieghi sperimentali contro elicotteri, benché la relativa lentezza costituisca un limite per ruoli superficie-aria. La diffusione commerciale e militare fu accompagnata, tuttavia, da preoccupazioni ambientali e sanitarie: le prime generazioni di MILAN utilizzavano tracciatori a base di torio circa 2,7 grammi per missile, con attività nell’ordine di 10 kBq per generare la traccia infrarossa necessaria alla stazione di tiro; il torio veniva rilasciato durante il volo e l’esplosione, e ciò indusse misure di cautela (ad esempio l’esercito tedesco, dal 2001, adottò procedure per la raccolta dei riscaldatori incandescenti e vietò l’uso agricolo delle aree bersaglio) e studi ambientali: una analisi sulla base militare di Shilo in Manitoba, Canada, associata all’impiego dei sistemi MILAN, riscontrò livelli elevati ma inferiori ai limiti normativi di torio-232 nelle acque sotterranee e raccomandò la cessazione dell’uso dei missili in quell’area; l’Associazione dei medici internazionali per la prevenzione delle armi nucleari (IPPNW) valutò inoltre rischi a lungo termine quali un aumento del cancro polmonare e danni genetici. In risposta a queste preoccupazioni e all’evoluzione tecnica, le versioni successive al 1999 dovrebbero non utilizzare più il torio. Sul piano della sensoristica notturna, a partire dagli anni Ottanta si svilupparono sistemi termici opzionali come la camera MIRA, che secondo le specifiche produttive dell’epoca offriva una portata di scoperta di circa 4 km; ulteriori sviluppi portarono al sistema MILIS per le versioni più recenti del missile, con prestazioni dichiarate superiori (portata di scoperta intorno a 7 km e portata di identificazione intorno a 3 km). Il ciclo operativo del lancio è caratterizzato da una sequenza automatizzata: l’inserimento e il bloccaggio del contenitore sul lanciatore, l’attivazione tramite un impulso elettrico che alimenta la batteria termica della scatola di giunzione, la sequenza di stoccaggio e l’accensione del generatore dei gas di lancio e del motore di partenza; durante la fase di volo l’elettronica riceve la traccia IR emessa dai tracciatori posteriori e, in caso di deviazioni, invia segnali correttivi al missile attraverso il filo guida, che l’elettronica di bordo traduce in comandi al cosiddetto “coltello intercettore di getto” per correggere la traiettoria. In Italia il MILAN è stato largamente impiegato dall’Esercito e adottato anche da unità navali come il battaglione San Marco e dalla Brigata paracadutisti “Folgore”: l’ordine italiano originario fu particolarmente consistente (1.000 lanciamissili e 30.000 missili), sebbene la fornitura non sia stata completata fino a quel livello, con consegne contabilizzate di 716 lanciamissili e 17.000 missili; il costo unitario stimato nel 1990 era di circa 4 milioni di lire. Il successo commerciale del MILAN, infine, ha convissuto con la normale evoluzione tecnologica: pur essendo ancora in produzione a lungo dopo il suo ingresso in servizio, il sistema ha visto comparire successori come il Trigat-MR; tuttavia, la combinazione di costi più elevati e di un contesto operativo in cui l’importanza delle azioni anticarro su larga scala è diminuita rispetto al passato suggerisce che nessun successore abbia replicato incondizionatamente il successo commerciale e la diffusione di massa raggiunti dal MILAN.
Roberto Marchetti
Fonte: wikipedia.org