BGM-71 TOW
Il BGM-71 TOW (T.O.W. è l’acronimo di Tube-launched Optically-tracked Wire-guided, cioè «missile tracciato otticamente, guidato via cavo, lanciato da tubo») rappresenta, sin dalla sua introduzione operativa all’inizio degli anni Settanta, uno dei sistemi anticarro a lunga gittata più influenti e diffusi della guerra moderna: progettato come arma filoguidata di seconda generazione e dotato di guida semiautomatica del missile tramite sorgente infrarossa (SACLOS), il TOW entrò ufficialmente in servizio con l’esercito statunitense nel 1972 e conobbe subito un impiego operativo significativo nel conflitto in Vietnam, prima dalle unità di fanteria e successivamente anche montato su elicotteri equipaggiati con appositi lanciatori. Il profilo storico di questo sistema è segnato tanto da una logica di progettazione orientata alla semplicità d’uso sul campo quanto da una rapida frapposizione tra innovazione tecnica e adattamento tattico: la possibilità di lanciare un missile relativamente pesante da un tubo predisposto, seguirne la traccia attraverso sistemi ottici e impartire comandi via cavo reseva alla fanteria un’arma con capacità di colpire bersagli corazzati a distanze in precedenza riservate solo a piattaforme più pesanti. Il successo produttivo fu notevole: nei primi dodici anni furono realizzati oltre 300.000 esemplari e la produzione continuò in grandi numeri nei decenni successivi, segno di una diffusione e di un’affidabilità che ne hanno favorito l’adozione su molteplici piattaforme—non solo il lancio a terra dal treppiede tipico della configurazione fanteria, ma anche installazioni su veicoli ruotati o cingolati (attraverso agganci dedicati) e su elicotteri dotati di lanciatori specifici—e l’evoluzione continua dei suoi carichi d’arma e delle prestazioni. Sul piano delle prestazioni, il TOW mostrò fin dall’origine un equilibrio tra gittata, penetrazione e praticità: in condizioni meteo favorevoli, in assenza di superfici d’acqua che potessero creare riflessi ostacolanti la traiettoria ottica, la gittata raggiungeva i 2.950–3.000 metri; la capacità di perforazione iniziale si attestava tra i 500 e i 600 millimetri, ma successive migliorie dei proiettili e delle testate aumentarono progressivamente la capacità di penetrazione. Il costo unitario dei modelli più recenti si aggira indicativamente intorno ai 12.000 dollari, riflettendo sia l’investimento tecnologico nelle testate e nell’elettronica di guida sia la scala produttiva. Il missile «base», il nucleo fisico che caratterizza il sistema, pesa poco meno di 19 kg e monta un cono-ogiva del diametro di 127 mm; la sua velocità iniziale massima si avvicina a 345 m/s e, nelle versioni a maggiore potenza di perforazione, è in grado di raggiungere penetrazioni dell’ordine dei 900 mm con le testate più perforanti. Le testate impiegate sono del tipo HEAT (High Explosive Anti-Tank), vale a dire cariche cave: un concetto balistico ed esplosivo che si basa su un’ogiva allungata e su uno stand-off ottimale fra detonatore e bersaglio per permettere la formazione, al momento dell’esplosione, di un getto ad altissima temperatura e velocità — descritto nelle fonti come «getto di plasma» — che applica sul rivestimento del carro una pressione estremamente elevata (nell’ordine di migliaia di chilogrammi per centimetro quadrato), così da penetrare gli spessori corazzati; oltre alla foratura meccanica, questo processo porta a temperature elevatissime all’interno del volume penetrato, spesso sufficienti ad innescare la detonazione o la deflagrazione delle munizioni stivate all’interno dei veicoli colpiti, con conseguenze catastrofiche per l’efficacia e la sopravvivenza del mezzo. La configurazione standard adottata dalle unità di fanteria comprende sei componenti principali che rendono il sistema trasportabile, puntabile e impiegabile in condizioni field: il treppiede, l’affustino (il congegno di direzione e di sparo che connette il sistema di puntamento al lanciatore), l’elettronica di guida, il C.P.R. (congegno di puntamento e di rilevazione obiettivo), il tubo di lancio e il contenitore che ospita il missile; questa modularità permette un rapido dispiegamento e una certa versatilità d’impiego, mentre la presenza di sistemi di aggancio e di lanciatori dedicati consente l’adattamento a piattaforme veicolari e aeree evitando l’uso del treppiede. Dal punto di vista operativo, l’introduzione del TOW ha ridefinito alcune pratiche anticarro: la possibilità di mettere fuori combattimento carri corazzati a distanze prossime ai 3 km, con una probabilità di penetrazione crescente grazie alle versioni migliorate della testata, ha influenzato la dottrina su come distribuire le risorse anticarro in un teatro e ha imposto nuove contromisure in termini di schermature, distanziatori e tattiche di sopravvivenza dei mezzi corazzati. In sintesi, se si osserva il TOW attraverso la lente diacronica che coniuga dati tecnici, scelte progettuali e impieghi operativi, si ha un esempio significativo di come una soluzione concettualmente semplice — un missile lanciato da tubo, seguito otticamente e guidato tramite filo — possa, per efficacia, modularità e adattabilità, trasformarsi in un punto di riferimento duraturo della guerra anticarro dal 1972 in poi, con una produzione e una diffusione che testimoniano sia il successo industriale sia la persistenza del progetto nelle esigenze belliche contemporanee.
Roberto Marchetti
Fonte: wikipedia.org