San Rossore in mimetica

San Rossore in mimetica

San Rossore in mimetica: quando la Tenuta presidenziale diventò terreno della “Folgore”
Nella storia militare di Pisa, San Rossore non è stata soltanto la grande tenuta affacciata sul Tirreno, luogo di caccia dei Savoia e residenza dei presidenti della Repubblica. Per molti anni fu anche uno spazio legato alle attività delle Forze armate e, in particolare, all’addestramento dei reparti paracadutisti della “Folgore”.
A raccontare questo rapporto non sono soltanto i ricordi dei militari o le fotografie conservate negli album di reparto. Negli archivi storici della Presidenza della Repubblica si trovano richieste, autorizzazioni, progetti e relazioni che documentano l’utilizzo della Tenuta e delle aree circostanti per esercitazioni, accampamenti e attività operative.
Tra il 1964 e il 1972, per esempio, gli uffici del Quirinale esaminarono una richiesta specifica per l’impiego dell’ippodromo di San Rossore da parte dei paracadutisti. In un’area demaniale ai margini della Tenuta, inoltre, tra il 1957 e il 1976 furono realizzati lavori destinati a una base di appoggio sul mare per i reparti subacquei paracadutisti.
La documentazione ricorda anche esercitazioni di sopravvivenza in mare, installazioni tecniche, gare di marcia e altri impieghi militari autorizzati nel corso degli anni Settanta. Nel 1978 compare una formula particolarmente significativa: «accampamento per esercitazione Brigata Folgore».
Dietro quelle poche parole, asciutte e burocratiche, si può immaginare un’organizzazione molto più complessa: tende, automezzi, collegamenti radio, cucine da campo, posti di comando e reparti schierati temporaneamente all’interno o nelle immediate vicinanze della Tenuta.
La presenza della “Folgore” a San Rossore non era casuale. Pisa occupava infatti un posto centrale nella geografia del paracadutismo militare italiano. In città si trovavano la Scuola militare di paracadutismo, l’aeroporto di San Giusto e numerose infrastrutture dell’Esercito.
Anche il territorio offriva condizioni particolarmente favorevoli all’addestramento. Nel breve spazio compreso tra Pisa, il litorale, Camp Darby, la foce dell’Arno e la costa si incontravano zone di lancio, terreni pianeggianti, boschi, corsi d’acqua e accessi al mare.
I reparti potevano così esercitarsi in ambienti diversi senza affrontare lunghi trasferimenti: dalle operazioni terrestri alle attività anfibie, dalle marce nel bosco alla sopravvivenza sul litorale. Tutto questo avveniva, però, all’interno di un’area sottoposta a una gestione particolare, chiamata a conciliare le esigenze militari con la tutela del territorio e con il funzionamento di una residenza presidenziale.
L’operazione “Aquila Rossa”
Uno degli episodi più noti di questo rapporto risale al 1º luglio 1967, giorno dell’operazione “Aquila Rossa”, una grande esercitazione a fuoco dei paracadutisti della Divisione “Folgore”, alla quale assistette il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.
Le fotografie ufficiali del Quirinale mostrano il capo dello Stato tra i militari e indicano l’evento come un’esercitazione della “Folgore” tenuta a Pisa. Il programma del Cerimoniale presidenziale permette però di ricostruire la giornata con maggiore precisione e di correggere una semplificazione diffusa nei racconti successivi: l’intera operazione non si svolse all’interno della Tenuta di San Rossore.
Alle 10.25 Saragat raggiunse infatti la zona delle esercitazioni, indicata nei documenti come il poligono (Presumibilmente la zona dell’esercitazione era l’area di Campalto attigua al Tiro a Segno Nazionale di Pisa [N.d.A.])di tiro a segno di Pisa. Dopo aver passato in rassegna il picchetto d’onore, il presidente prese posto nell’osservatorio insieme al ministro della Difesa e ai vertici delle Forze armate.
Alle 10.30 ebbe inizio la dimostrazione. Il programma comprendeva lanci di ordigni, attacchi aerei a bassa quota, aviolanci di materiali e truppe, interventi degli elicotteri dell’Esercito, azioni aeree di interdizione e l’avanzata sul terreno dei paracadutisti lanciati in precedenza.
L’esercitazione si concluse alle 11.45. Dopo gli onori resi dai reparti partecipanti, il corteo presidenziale lasciò il poligono e si diresse verso San Rossore.
Fu quindi nella seconda parte della giornata che la Tenuta assunse un ruolo centrale. Alle 13 vi si tenne la colazione presidenziale. Nel pomeriggio, alle 17, Saragat ricevette una rappresentanza degli ufficiali, dei sottufficiali e dei militari di truppa che avevano partecipato all’operazione. Poco dopo ripartì dalla Tenuta diretto all’aeroporto di Pisa San Giusto.
“Aquila Rossa” voleva mostrare pubblicamente un nuovo modo di impiegare le truppe aviotrasportate, fondato sull’integrazione tra aerei, elicotteri, aviolanci di uomini e materiali e azione delle unità sul terreno.
La presenza del presidente della Repubblica, del ministro della Difesa, dei capi di Stato maggiore e di numerose autorità parlamentari trasformò l’esercitazione in un avvenimento istituzionale, oltre che militare.
La giornata rimase nella storia della “Folgore” anche per un altro motivo. Al termine dell’esercitazione, infatti, i paracadutisti indossarono per la prima volta il basco amaranto, destinato a diventare uno dei simboli più riconoscibili delle truppe aviotrasportate italiane.
L’introduzione del nuovo copricapo diede alla manifestazione un valore che andava oltre l’aspetto puramente operativo. Mentre “Aquila Rossa” mostrava alle autorità dello Stato le capacità e il nuovo modello d’impiego dei reparti paracadutisti, il basco amaranto rendeva immediatamente visibile la loro identità.
Da quel momento quel colore sarebbe diventato un segno di appartenenza, capace di unire tradizione militare, spirito di corpo e memoria delle unità aviotrasportate. In una giornata già carica di significati, l’immagine dei paracadutisti con il nuovo basco rappresentò quindi l’inizio simbolico di una nuova fase nella storia della “Folgore”.
In quell’occasione San Rossore svolse soprattutto il ruolo di retrovia presidenziale e di luogo d’incontro tra il vertice dello Stato e i protagonisti della manovra. Negli anni successivi, tuttavia, la documentazione mostra un utilizzo più diretto del territorio da parte dei paracadutisti.
La richiesta di impiegare l’ippodromo, le attività lungo la costa, le esercitazioni di sopravvivenza in mare e l’accampamento della Brigata del 1978 dimostrano che San Rossore entrò stabilmente nel sistema addestrativo della “Folgore”.
La Tenuta accompagnò così una fase importante della storia del reparto: il passaggio da grande unità divisionale a brigata e il consolidamento di Pisa come uno dei principali centri italiani del paracadutismo militare.
Per qualche tempo, dunque, accanto alla San Rossore dei cavalli, delle battute di caccia e delle visite presidenziali, ne esistette anche un’altra: fatta di uniformi mimetiche, tende da campo, mezzi militari e paracadutisti in addestramento. E, dal 1º luglio 1967, anche di baschi amaranto.

     Roberto Marchetti

Fonti: archivio.quirinale.it, lombardiarchivi.servizirl.it.