Autocarro Fiat 15

Autocarro Fiat 15

Fiat 15, l’autocarro che portò il Regio Esercito nell’era della motorizzazione

Fonte: cultura.trentino.it

Tra i mezzi che segnarono l’ingresso delle forze armate italiane nell’era della motorizzazione, il Fiat 15 occupa un posto di primo piano. Leggero, versatile e adattabile a numerosi impieghi, l’autocarro prodotto dalla Fiat Veicoli Industriali accompagnò il Regio Esercito dalla guerra italo-turca alla Prima guerra mondiale, diventando uno dei simboli della modernizzazione logistica e operativa dell’esercito italiano. La sua storia ebbe inizio nel 1909, quando il Regio Esercito manifestò la necessità di disporre di un autocarro leggero multiruolo, capace di trasportare uomini e materiali e di adattarsi alle differenti esigenze delle unità militari. A raccogliere la richiesta fu Carlo Cavalli, progettista della Fiat Veicoli Industriali, che sviluppò un mezzo semplice, robusto e particolarmente versatile. Il nuovo autocarro entrò in servizio nel 1911, proprio mentre l’Italia si preparava al conflitto contro l’Impero ottomano. La guerra italo-turca rappresentò così il suo primo importante banco di prova e il Fiat 15 venne impiegato intensamente nelle operazioni in Nord Africa. Nello stesso anno entrò in produzione il Fiat 15 bis, versione destinata soprattutto alle esigenze operative della colonia libica e per questo conosciuta anche con il soprannome di “Libia”. Nel 1913 arrivò un’ulteriore evoluzione, il Fiat 15 ter, destinato a raccogliere l’eredità dei modelli precedenti. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, il Fiat 15 continuò a prestare servizio nelle forze armate italiane, mentre alla sua produzione si affiancò quella del più recente Fiat 18. La solidità del progetto attirò anche l’interesse straniero: tra il 1924 e il 1931 il Fiat 15 ter venne prodotto su licenza in Unione Sovietica dalla AMO, successivamente nota come ZIL. La versione sovietica, denominata AMO F-15, fu costruita in 6.285 esemplari. Il successo del Fiat 15, tuttavia, non rimase confinato all’ambito militare. Il suo telaio venne utilizzato anche nel settore civile e servì come base per numerosi allestimenti realizzati da diverse carrozzerie, tra cui autobus e autopompe destinate ai corpi dei vigili del fuoco. Dal punto di vista tecnico, il Fiat 15 adottava un autotelaio a quattro ruote a razze, con quelle anteriori sterzanti e quelle posteriori motrici e gemellate. Sotto il cofano trovava posto il Fiat Brevetti 15/20, un motore a benzina a quattro cilindri da 3.053 cm³, caratterizzato da una soluzione innovativa per l’epoca: il carburante veniva inviato al motore attraverso una pompa anziché mediante il tradizionale sistema di alimentazione per gravità. Il Fiat 15 bis conservò sostanzialmente la stessa motorizzazione, mentre un’evoluzione più significativa arrivò con il Fiat 15 ter, equipaggiato con il motore a benzina Fiat 53A da 4.398 cm³. La maggiore potenza consentì di portare la velocità massima dai circa 35 km/h delle versioni precedenti a 40 km/h, mentre le tradizionali ruote a razze lasciarono il posto a elementi a disco d’acciaio. Il Fiat 15 ebbe soprattutto un ruolo fondamentale nella prima motorizzazione su larga scala del Regio Esercito. Le forze armate italiane ne acquisirono le diverse versioni trasformandole in mezzi destinati ai compiti più disparati: dal trasporto di uomini e materiali alle autoambulanze, dalle autofficine ai mezzi fotoelettrici, fino alle autopompe. Il suo impiego andò però ben oltre la logistica. Durante la guerra italo-turca l’Italia sperimentò infatti l’utilizzo diretto dei veicoli a motore nelle operazioni di combattimento e il Fiat 15 bis venne scelto come base per la realizzazione dell’autoblindo Fiat Arsenale, utilizzata in Libia insieme ad alcuni mezzi blindati Bianchi. L’esperienza maturata durante il conflitto contribuì successivamente allo sviluppo di ulteriori veicoli corazzati. Dopo la Grande Guerra, sul telaio del Fiat 15 ter le Acciaierie di Terni realizzarono la Fiat-Terni Tripoli, autoblindo impiegata in Tripolitania durante le operazioni italiane per la riconquista della Libia. Nella stessa campagna comparvero anche numerosi Fiat 15 ter trasformati artigianalmente in autocarri armati, all’epoca indicati anche come “carri armati”. Questi mezzi venivano protetti con lamiere blindate e dotati di tre mitragliatrici Schwarzlose, con una riserva complessiva di circa 15.000 colpi, ed erano condotti da un equipaggio di quattro uomini. Più che per una singola caratteristica tecnica, il Fiat 15 entrò dunque nella storia per la straordinaria varietà dei compiti che fu chiamato a svolgere. Autocarro, ambulanza, officina mobile, mezzo antincendio e persino piattaforma per autoblindo, la sua struttura semplice e robusta consentì di adattarlo alle necessità più diverse. Il suo impiego nei deserti della Libia e sui fronti della Prima guerra mondiale coincise inoltre con una fase decisiva nella trasformazione degli eserciti europei, quando l’automobile e l’autocarro cominciavano progressivamente ad affiancare i tradizionali sistemi di trasporto basati sulla trazione animale. In questo processo il Fiat 15 rappresentò per l’Italia uno dei primi grandi protagonisti della motorizzazione militare, passando da semplice autocarro leggero multiruolo a piattaforma capace di accompagnare per oltre un decennio l’evoluzione delle esigenze operative del Regio Esercito e lasciando una significativa eredità anche all’estero attraverso l’AMO F-15 sovietico.

     Roberto Marchetti

Fonte: wikipedia