Cannone senza rinculo da 106 mm

Il cannone senza rinculo da 106 mm, di origine statunitense e largamente impiegato dall’Esercito Italiano, rappresenta uno dei più noti pezzi d’artiglieria leggera del secondo dopoguerra, destinato a compiti anticarro e di supporto di fuoco diretto. Prodotto tra il 1950 e il 1990 e derivato dall’esperienza maturata con i modelli da 57 mm e 75 mm senza rinculo, di cui riprende il principio di funzionamento, si distingue per una maggiore potenza e per la conseguente idoneità a colpire obiettivi blindati e fortificazioni leggere. Utilizzato in contesti operativi complessi come la guerra di Corea, la guerra del Vietnam e le guerre coloniali africane, il 106 mm S.R. si prestò a compiti di distruzione contro carri armati, postazioni e ricoveri protetti mediante l’impiego di granate H.E.A.T. (High Explosive Anti-Tank) a carica cava, e a tiri di neutralizzazione contro obiettivi estesi e non protetti con granate H.E. (High Explosive) ad alto potenziale di frammentazione. Il complesso d’arma M40 da 106 mm S.R. comprendeva la bocca da fuoco M40 del peso di 114 kg, montata su affusto M79 da 89 kg, affiancata da un fucile semiautomatico d’aggiustamento del tiro M8 calibro 12,7 mm del peso di 10 kg, utilizzato per la correzione della mira tramite traccianti Spotter Tracer M48. Per il puntamento diretto era disponibile un cannocchiale M92D, mentre per l’impiego notturno era previsto lo strumento d’illuminazione M42. Il sistema di alzo M34A2, insieme al supporto 8293762, permetteva un impiego rapido e preciso; il peso complessivo degli strumenti di puntamento era di 6 kg e quello totale del complesso arrivava a 219 kg. La canna, lunga 3,4 metri con 36 rigature destrorse a passo costante, aveva una lunghezza di anima di 26 calibri e un peso di 114 kg. L’otturatore era un massello tronco-conico a filettatura interrotta, raccordato alla culatta tramite cerniera e contenente il meccanismo di scatto, percussione, armamento ed estrazione. L’armamento del percussore avveniva automaticamente all’apertura dell’otturatore, grazie alla trasformazione del movimento rotatorio in arretramento del percussore e compressione della molla. L’arma era priva di sicura ordinaria, ma dotata di sicurezza automatica, impedendo il fuoco in caso di incompleta chiusura dell’otturatore. Si trattava di un’arma semiautomatica ad otturatore aperto, funzionante per sottrazione di gas, con regolazione a sei posizioni dell’afflusso sulla testa del pistone di recupero. Il sistema di recupero era affidato a due molle elicoidali alloggiate nel castello, con canna fissa alla culatta e otto rigature elicoidali destrorse. Il fucile d’aggiustamento da 12,7 mm disponeva di caricatore amovibile da dieci cartucce Spotter Tracer M48, del peso di 0,1068 kg ciascuna. L’affusto M79, progettato per conferire al pezzo mobilità e rapidità di messa in batteria, era dotato di due gambe posteriori d’appoggio con maniglioni per il fissaggio alle sponde di un veicolo, consentiva un settore di direzione di 360° e un settore di elevazione da +27° a circa -65°, con regolazione fine tramite volantini. La velocità iniziale del proietto era di 503 m/s, la gittata massima di 7.000 metri, mentre quella utile controcarro raggiungeva i 1.200 metri. La perforazione massima ottenibile con granata H.E.A.T., all’impatto perpendicolare di 90°, era di 47 cm di corazza omogenea. L’effetto di schegge delle granate H.E. si estendeva fino a 300 metri dal punto di scoppio. La cadenza di tiro, in condizioni di tiro rapido, poteva arrivare a 36 colpi al minuto, ma si raccomandava di non superare gli 11 colpi consecutivi per evitare pericolosi surriscaldamenti della canna. La vita utile della canna era di circa 5.000 colpi, con sostituzione dell’anello delimitatore delle luci d’afflusso dopo 500 colpi. L’impiego del pezzo richiedeva un equipaggio di quattro serventi: comandante di squadra, puntatore e tiratore, porta munizioni e caricatore, conduttore del veicolo. L’installazione del 106 mm su automezzi leggeri da ricognizione (AR) non era destinata soltanto al trasporto, ma anche all’impiego diretto da bordo, grazie a modifiche minime consistenti nell’aggiunta di supporti amovibili, senza interventi sulla struttura o sui complessivi meccanici. Munizionamento tipico era costituito da granata H.E.-T. M268 da circa 17 kg, granata H.E.A.T. M334 da 16,88 kg e cartucce Spotter Tracer M48 per il fucile d’aggiustamento. Il cannone da 106 mm S.R., con la sua combinazione di potenza, precisione e mobilità, rimase in servizio per decenni, mantenendo una reputazione di affidabilità e versatilità in contesti operativi eterogenei.
Roberto Marchetti
Fonte: associazionenazionalefantiarresto.it