Compagnie cannoni controcarro

Compagnie cannoni controcarro

Nel 1941, all’interno del Regio Esercito, l’organizzazione delle unità controcarro rappresentava un elemento fondamentale della dottrina difensiva delle divisioni di fanteria, in un momento in cui la guerra sul fronte nordafricano e nei Balcani stava mettendo in luce i limiti dell’apparato militare italiano di fronte alla crescente meccanizzazione e corazzatura degli eserciti avversari. Le compagnie controcarro, denominate ufficialmente “compagnie cannoni controcarro”, costituivano unità organiche delle grandi unità di fanteria ed erano incaricate di fornire un supporto specializzato nella difesa contro i mezzi corazzati nemici, con il compito di costituire un presidio avanzato in grado di contrastare le penetrazioni dei reparti corazzati avversari e di proteggere il dispositivo difensivo della divisione. La struttura di tali compagnie era pensata per essere autonoma sul piano tattico, con organici di personale addestrato specificamente all’impiego delle armi anticarro e con la capacità di dispiegarsi in più sezioni a copertura dei settori più esposti, fungendo da elemento di raccordo tra la fanteria e le artiglierie divisionarie.

L’armamento principale era costituito dal cannone controcarro da 47/32 Mod. 1935, derivato dal progetto austriaco Böhler, che al momento della sua introduzione appariva adeguato a contrastare i carri leggeri e medi allora in servizio nelle forze armate europee, ma che già nel 1941 mostrava limiti sempre più evidenti. Il pezzo da 47/32 era relativamente leggero, facilmente trainabile e caratterizzato da una buona rapidità di messa in batteria, qualità che lo rendevano utile in funzione di arma d’appoggio per la fanteria e di difesa ravvicinata. La dottrina italiana prevedeva il suo impiego non soltanto come arma anticarro in senso stretto, ma anche come strumento di fuoco diretto contro posizioni nemiche e bersagli fortificati, evidenziando una certa flessibilità di impiego. Tuttavia, la crescente potenza dei carri armati britannici incontrati in Africa settentrionale e nei teatri di operazioni europei mise in luce in modo impietoso i limiti balistici del 47/32. Contro i carri leggeri come il Cruiser Mk I e i primi modelli del Matilda poteva ancora ottenere risultati discreti, ma contro i mezzi più moderni e meglio corazzati, come il Matilda II o i Valentine, l’arma si dimostrava incapace di infliggere danni decisivi, soprattutto a distanze operative.

Le valutazioni dell’Alto Comando italiano e le testimonianze degli avversari confermano come la potenza di fuoco del 47/32 fosse considerata insufficiente, con conseguenze dirette sull’efficacia tattica delle compagnie controcarro. In un contesto bellico in cui la tecnologia dei mezzi corazzati stava vivendo una rapida evoluzione, con corazzature sempre più spesse e motorizzazioni in grado di garantire manovrabilità e resistenza sul campo, la dotazione italiana rimaneva ancorata a un livello tecnologico che poteva essere considerato adeguato solo alla fine degli anni Trenta. Ciò costringeva i comandanti a ricorrere a stratagemmi tattici, come il fuoco concentrato di più pezzi su un singolo bersaglio o l’uso di munizionamento speciale, nel tentativo di compensare l’inferiorità tecnica.

Nonostante queste lacune, le compagnie controcarro mantenevano una funzione essenziale all’interno della divisione di fanteria, perché rappresentavano il primo baluardo organizzato contro la minaccia dei carri nemici. La loro collocazione organica consentiva di garantire una risposta almeno parziale a eventuali sfondamenti corazzati, mentre la mobilità e la relativa leggerezza dei pezzi permettevano un impiego flessibile e adattabile alle diverse situazioni tattiche. Il ruolo della 1ª Compagnia cannoni controcarro, così come delle unità sorelle dislocate in altre divisioni, era dunque quello di assicurare alla fanteria una capacità minima ma indispensabile di resistenza anticarro, pur in condizioni di inferiorità materiale. Nel 1941, tale compito si traduceva concretamente nell’impiego dei cannoni da 47/32 Mod. 1935, arma che, pur con i suoi limiti, rimaneva l’unico presidio specializzato a disposizione del soldato italiano chiamato a confrontarsi con i mezzi corazzati britannici e a sostenere l’urto della guerra moderna.

     Roberto Marchetti

Fonte: wikipedia.org. istitutodelnastroazzurro.org. regioesercito.it