Tra orgoglio e realtà

Tra orgoglio e realtà

Tra orgoglio e realtà: quando il sacrificio non può sostituire il sistema

L’immagine di un reparto elicotteri è fatta di mezzi in volo, professionalità e capacità operative. Ma dietro ogni missione esiste una realtà meno visibile: strutture obsolete, hangar inadatti, temperature estreme, attrezzature insufficienti e personale che, con competenza e spirito di sacrificio, riesce comunque a garantire l’operatività.
Il vero problema nasce quando questo sacrificio diventa la normalità. Se un’organizzazione continua a funzionare soltanto grazie all’impegno straordinario delle persone, il rischio è che le carenze vengano considerate accettabili e che nulla cambi. Un reparto non è efficiente perché i suoi uomini riescono sempre a trovare una soluzione: è efficiente quando offre loro le condizioni per lavorare in sicurezza e con dignità.
Da giovane sottufficiale osservavo questa realtà con occhi diversi. Vedevo gli hangar gelidi d’inverno e soffocanti d’estate, le soluzioni provvisorie diventate permanenti e mi chiedevo perché i comandanti non intervenissero. La risposta mi sembrava semplice: se un problema esisteva, qualcuno non voleva risolverlo.
L’esperienza mi ha insegnato che la realtà è molto più complessa.
Molti comandanti conoscono perfettamente le difficoltà del personale, ma non sempre dispongono delle risorse necessarie per eliminarle. La cronica scarsità di fondi costringe spesso a scegliere quali esigenze soddisfare e quali rinviare: manutenzione, addestramento, infrastrutture, materiali, carburante. Non si decide tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma tra priorità tutte ugualmente importanti.
Questo non significa giustificare ogni inefficienza. Esistono anche l’indifferenza, l’abitudine e la mancanza di coraggio. Ma significa riconoscere che non ogni problema irrisolto è il risultato della cattiva volontà di chi comanda.
Oggi non rinnego l’indignazione del giovane Marchetti. Ne condivido ancora le ragioni. Ho però imparato che, prima di giudicare, occorre comprendere i limiti entro cui gli altri sono chiamati a decidere.
È questo il messaggio che vorrei lasciare ai più giovani: non perdete la capacità di vedere ciò che non funziona e non abituatevi mai alle inefficienze. Continuate a fare domande, a proporre soluzioni e a segnalare i problemi. Ma ricordate che dietro ogni decisione possono esserci vincoli e responsabilità che da una posizione operativa non sono visibili.
La maturità non consiste nell’accettare le cose come sono. Consiste nel conservare lo stesso spirito critico, sostituendo però al giudizio immediato la comprensione della complessità.
Essere orgogliosi del proprio reparto non significa tacere i problemi. Significa desiderare che migliori, sapendo che il valore di un’organizzazione non si misura soltanto dalla sua capacità di portare a termine una missione, ma anche da quanto riesce a proteggere le persone che, ogni giorno, la rendono possibile.

     Roberto Marchetti