VM90

VM90

Foto: wikipedia.org

Il Veicolo Multiruolo VM 90, concepito e prodotto da Iveco Defence Vehicles a partire dal pianale e dalla meccanica dell’Iveco Daily, rappresenta nella storia recente della motorizzazione militare italiana un esempio emblematico di soluzione ibrida a metà strada fra l’autocarro tattico e il fuoristrada leggero, pensata per rispondere in modo flessibile alle molteplici esigenze operative delle missioni fuori area nonché ai compiti nazionali di pubblica sicurezza e protezione civile; entrato in servizio a partire dal 1990, il programma ha generato una famiglia articolata di versioni, derivate e allestimenti che ne hanno esteso l’impiego ben oltre il tradizionale ruolo di trasporto truppe, e che hanno dato origine anche a una declinazione civile (serie 40E10 W/M, quindi 40E13 e 40E15) destinata a forze di polizia e protezione civile. Progettato originariamente come macchina telonata per il trasporto tattico, il VM 90 nella sua versione base Torpedo si caratterizza per una struttura pensata per ricevere equipaggiamenti modulari e per sostenere operazioni logistiche e di scorta: la carrozzeria con cassone telonato ospita fino a 10 uomini (1+9 compreso il conducente), la trazione è integrale permanente con possibilità di bloccaggio manuale sui tre differenziali, la trasmissione prevede 5 marce più ridotte e la motorizzazione nella più recente evoluzione VM90T3 è un quattro cilindri da 150 CV a 3.800 giri/min, che consente una velocità massima di circa 105 km/h e un’autonomia dichiarata di 800 km; da questa versione di base sono nate successive evoluzioni tecniche e di allestimento, note come VM90T2 e l’attuale VM90T3, che hanno interessato particolari costruttivi e propulsori, nel quadro di una crescita continua di affidabilità e adattabilità. Accanto alla versione Torpedo, la famiglia VM 90 include la variante Protetto (spesso denominata, nei reparti, “scarrafone”), realizzata per soddisfare esigenze di maggiore sicurezza dell’equipaggio: la trasformazione più significativa riguarda la sostituzione del cassone telonato con un abitacolo posteriore integralmente blindato in acciaio balistico omologato dall’Esercito Italiano, dotato di porta posteriore, feritoie e fori per l’impiego di armi leggere senza esposizione diretta, nonché di botole per l’installazione di armi pesanti come le mitragliatrici; la blindatura è di tipo leggero ma garantisce protezione contro munizionamento 7,62 NATO ordinario, e la variante è stata adottata come soluzione rapida in attesa dell’acquisizione di veicoli più moderni quali i VBL Puma e gli LMV Lince; esistono molteplici allestimenti della versione Protetto, tra i quali quello specifico per l’Arma dei Carabinieri, versioni tropicalizzate e varianti con allestimenti interni da ambulanza, che attestano la versatilità progettuale del mezzo. La versione Ambulanza, riproposizione su telaio VM90 della cellula sanitaria, è concepita per il soccorso in ambiente ostile e per il trasporto feriti in ambito tattico: nella variante non protetta la cellula medica separata dalla cabina può accogliere fino a quattro barelle disposte su piani diversi, è munita di aerazione e illuminazione autonome, impianto per ossigenoterapia con due attacchi e scorta per tre bombole di O₂, e allestimenti sanitari completi analoghi a quelli di un’ambulanza civile; esiste inoltre una versione Ambulanza Protetta adottata in esclusiva in Italia dal Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana, con cinque posti e una barella integrata più scaffalature per dispositivi medici, segnaletica di soccorso (sirena bitonale, lampeggianti blu, croce rossa in campo bianco) e dotazioni conformi all’impiego in teatri operativi quali Iraq e Afghanistan. Ulteriori specializzazioni del progetto comprendono la versione Antincendio, impiegata dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dal Corpo Forestale, da nuclei SMTS della Croce Rossa e da corpi antincendio privati: la cellula posteriore può essere configurata con modulo antincendio (serbatoio, lance e attacchi per manichette), modulo AIB per lotta agli incendi boschivi, moduli per servizio SAF o per polisoccorso, oltre alla semplice estensione della cabina; tali allestimenti sono stati realizzati sia dalla casa madre sia da carrozzieri specialistici come Baribbi, Magirus e BAI, che ne hanno curato l’adattamento alle specifiche esigenze operative. Le caratteristiche tecniche cambiano leggermente tra le varianti ma mostrano una sostanziale coerenza progettuale: molte versioni – in particolare quelle con motorizzazioni base da 2.499 cm³ e 4 cilindri – dichiarano una potenza di 75,7 kW (103 CV) a 3.800 giri/min, cinque marce, trazione integrale e un’autonomia di progetto di circa 800 km; le lunghezze spaziano da 4.500 fino a 4.880 mm, le larghezze da 1.980 a 2.040 mm e le altezze da 2.200 a 2.570 mm a seconda dell’allestimento, mentre la velocità massima delle versioni ambulanza e antincendio può raggiungere i 110 km/h. Sul piano operativo il VM 90 ha conosciuto un intenso impiego internazionale e nazionale: già durante l’esperienza in Somalia (Operazione Restore Hope) il mezzo è stato sperimentato sul campo e la sua vulnerabilità è emersa in maniera evidente dopo l’attentato a Nāṣiriya durante la missione Antica Babilonia in Iraq, episodio nel quale un veicolo colpito provocò la morte di cinque militari che si trovavano nell’abitacolo posteriore; le analisi successive indicarono che tre dei soldati morirono per shock termico e due per ustioni, circostanze che alimentarono critiche sulla scarsa protezione offerta dalle prime varianti blindate e che spinsero a ripensamenti su dotazioni, tattiche di impiego e a sviluppi di successive soluzioni protettive. Nonostante queste criticità, l’adozione del VM 90 si è rivelata ampia e diversificata: la versione Torpedo è in dotazione ai reparti dell’Esercito Italiano, alle unità terrestri della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare, a vari reparti dei Carabinieri (inclusi i Reggimenti MSU e i Paracadutisti), al Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana e al Corpo di Polizia Penitenziaria; la versione Protetto è stata assegnata a reparti selezionati come i reggimenti MSU e Tuscania dei Carabinieri e, in configurazione ambulanza protetta, al personale sanitario da impiegare all’estero. L’impiego operativo del mezzo si estende ai teatri di Iraq e Afghanistan nonché ad attività di protezione civile interne, si segnalano utilizzi per il terremoto dell’Aquila nel 2009 e per l’emergenza migranti a Lampedusa, e ad altre istituzioni statali come i Vigili del Fuoco e il Corpo Forestale dello Stato, che ne apprezzano la mobilità fuoristrada e la capacità di raggiungere aree non accessibili ai tradizionali automezzi di soccorso. Sul piano tecnico e operativo il VM 90 è dunque il risultato di una scelta progettuale che privilegia modularità, manutentività e adattabilità: la sua genesi dal telaio commerciale dell’Iveco Daily ha consentito economie di scala e facilità di ricondizionamento, mentre la successiva proliferazione di versioni, Torpedo, Protetto, Ambulanza, Antincendio e molte varianti speciali, testimonia una strategia industriale tesa a massimizzare l’utilità operativa del progetto attraverso allestimenti mirati e conformi a normative e omologazioni militari. Le vicende d’impiego hanno però posto in evidenza il problema cruciale della protezione balistica in contesti di minaccia asimmetrica, contribuendo a orientare le scelte successive verso mezzi con più elevati standard di protezione individuale e collettiva; nondimeno, per la molteplicità di ruoli svolti, dal trasporto tattico al soccorso sanitario, dall’antincendio boschivo alle attività di ordine pubblico, il VM 90 rimane un capitolo significativo nella ricostruzione delle forze motorizzate italiane degli ultimi decenni, un ponte tra soluzioni commerciali e esigenze militari che ha dato luogo a una linea di veicoli ampiamente diffusa e adattata, oltre che alla versione civile 40E destinata a corpi di polizia e protezione civile, e il cui impiego e trasformazioni tecniche riflettono tanto le sollecitazioni del teatro operativo quanto le mutate priorità in materia di protezione e versatilità dei mezzi.

     Roberto Marchetti

Fonte: wikipedia.org